Case, auto, beni posseduti, vacanze. Quando scattano i controlli Agenzia Entrate

Il fisco può sospettare che le spese maggiori siano dovute a guadagni non dichiarati ovvero su cui il contribuente non ha pagato le tasse. Come fare a difendersi?

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Controlli dichiarazione dei redditi, versamenti e bonifici

Lo sguardo dell'Agenzia delle entrate è costantemente puntato sui contribuenti. Ogni spesa può destare sospetto a fisco, perfino la prenotazione di una vacanza al mare o in montagna, l'acquisto di un'auto nuova o l'accensione di mutuo. E più in generale tutte le volte che si compra qualcosa il cui importo non è compatibile con il livello di guadagni. Proprio questo è il punto: se l'Agenzia delle entrate registra uno scostamento anomalo tra quanto si guadagna e quanto si spende, ecco che suona il campanello d'allarme.

Il fisco può infatti sospettare che le spese maggiori siano dovute a guadagni non dichiarati ovvero su cui il contribuente non ha pagato le tasse. Quando scattano i controlli Agenzia delle entrate 2019? Come fare a difendersi?

Controlli dichiarazione dei redditi, versamenti e bonifici

Il passaggio dai controlli agli accertamenti può essere molto breve e una premessa è fondamentale: spetta al contribuente dimostrare eventualmente la propria correttezza fiscale e non alle Entrate la colpevolezza. E per farlo deve esibire prove scritte, come scontrini e ricevute, non potendo bastate le spiegazioni verbali. In ogni caso è pure vero che i controlli sembrano colpire con maggiore frequenza commercianti, lavoratori autonomi e imprenditori prima ancora che in singoli contribuenti con lavoro dipendente.

Ma solo fino a un certo punto perché tra archivi dei conti correnti e anagrafe tributaria, gli strumenti a disposizione del fisco sono tanti, rapidi ed efficaci.

In ogni caso, il primo controllo dell'Agenzia delle entrate scatta in sede di dichiarazione dei redditi. Con una differenza importante rispetto al recente passato: i controlli sono automatici per cui basta poco al fisco individuare il mancato versamento delle tasse autodichiarate o l'aggiunta di un familiare a carico per godere di benefici e detrazioni.

Dal punto di vista procedurale facciamo presente che il fisco non può scavare nel tempo fino a tempo determinato, ma deve limitarsi a un massimo 5 anni dall'anno successivo dell'invio della dichiarazione dei redditi, sia essa stata effettuata con modello 730 (lavoratori dipendenti e pensionati) o modello Redditi (lavoratori autonomi).

Tra le cause scatenanti controlli, ricordiamo poi quella dei versamenti sul conto corrente di somme di cui il contribuente ha improvvisa disponibilità. Stando alle nuove norme 2019 sono le stesse banche a segnalare l'operazione alimentando il grande archivio dei conti correnti a disposizione dell'Agenzia delle entrate che può così chiedere spiegazioni.

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Attenzione quindi alle spese, e sotto due punti di vista. Innanzitutto con il redditometro e il risparmiometro, l'Agenzia delle entrate riesce a misura il tenore di vita sulla base dei guadagni individuali e familiare. Se si accorge che le spese sono maggiori delle entrate e si protraggono nel tempo, allora nasce il sospetto che ci sia una fonte di guadagno sconosciuta al fisco. Scatta quindi la presunzione di evasione fiscale.

Ed è proprio in questo versante che il contribuente in regola deve farsi trovare pronto per la difesa. Perché può essere legittimo detenere somme derivanti non da rapporti di lavoro, come una vincita al gioco o la donazione di un parente o di un amico. Ma deve dimostrarlo al fisco con tanto di documenti, altrimenti è considerato un evasore.

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di Marianna Quatraro pubblicato il