Cisl, fasce Irpef da cambiare e le posizioni dei vari schieramenti sui tributi

Ridurre le tasse con una revisione delle aliquote e rivedere i sistema detrazioni affinché sia determinato un contenimento della progressività soprattutto nella fascia media.

Cisl, fasce Irpef da cambiare e le posiz

Cisl, aliquote Irpef da rivedere


Rivedere le aliquote Irpef, è quello che punta Cisl, ma non è la sola forza ovviamente a voler rivedere le tasse che sono uno degli argomenti più importanti in discussione al momento. Ecco le varie posizioni

Nessun dubbio per la Cisl: le attuali aliquote Irpef vanno riviste. L'appello arriva da quel sindacato che in questi anni è stato molto vicino alle posizione del governo. Il messaggio lanciato è chiaro: ridurre le tasse con una revisione delle aliquote e la revisione del sistema di deduzioni e detrazioni affinché sia determinato un contenimento della progressività soprattutto nella fascia media. Quale degli schieramenti partitici risponderà a questa domanda? La proposta fiscale della Cisl si affianca all'istanza di ridurre il cuneo fiscale affinché diventi più conveniente assumere ovvero - parole del sindacato - porti le imprese a scommettere sul lavoro stabile.

Le iniziative dei partiti sul fisco

Il capitolo fiscale del programma del Partito democratico punta sulla costituzione delle detrazioni attuali con un assegno per ogni figlio, modulato in base all'età - 250 euro fino a 2 anni, 150 da 3 a 17 e 108 da 18 a 25 - con un décalage fra i 55.000 e i 100.000 euro. Si tratta di una mossa da 23 miliardi di euro. La Flat tax proposta da Forza Italia - aliquota al 23% e no tax area fino a 12.000 euro - avrebbe un costo lordo da 65 miliardi di euro, coperti per 50 dalla cancellazione delle detrazioni e del bonus Renzi. Ma la linea rigorista rilanciata da Silvio Berlusconi fa dipendere l'aliquota dalle compatibilità economiche.

Dalle parti del Movimento 5 Stelle è prevista una no tax area da 10.000 euro - oggi quella di base è a 8.174 euro -, richiesta del 23% da 10.000 a 28.000 euro, 37% da 28.000 a 100.000 e 42% sopra questa soglia. I costi complessivi dell'ipotesi si attesterebbero intorno ai 13 miliardi di euro. Infine, con Liberi e Uguali sono cancellate le detrazioni e gli assegni familiari sostituiti da una sola erogazione. L'aliquota più bassa dovrebbe scendere al 15%. Prevista una progressione più morbida con più aliquote e più scaglioni per sostenere il ceto medio e medio-basso. Costo vicino ai 20 miliardi di euro.

E ulteriori iniziative

L'obiettivo del Partito democratico è completare il Jobs act. Si proseguirà a ridurre il cuneo: a regime quattro punti, 1 punto l'anno, portando così la contribuzione sui nuovi contratti stabili dal 33 al 29%. Il centrodestra punta a correggere la riforma del 2014. La proposta forte è di Forza Italia: potenziare l'attuale sgravio su chi stabilizza giovani. Si punta all'azzeramento di tasse e contributi per sei anni a vantaggio dell'impresa che assume con contratto di primo impiego under 35.

La priorità del Movimento 5 Stelle è il deciso superamento del Jobs act. La leva è il reddito di cittadinanza, collegato al decollo dei centri per l'impiego. E si propone il ripristino della reintegra nelle aziende sopra i 15 dipendenti anche nei casi di licenziamento economico illegittimo.. Via il Jobs act anche per Liberi e Uguali. Si propone il ripristino delle tutele piene dell'articolo 18 pre Fornero. Spazio alla reintroduzione delle causali nei contratti a termine, e alla cancellazione delle norme sui demansionamenti facili. Sui controlli a distanza si punta a coinvolgere nuovamente i sindacati.