Come fare a pagare meno l'affitto negozi per coronavirus

di Marianna Quatraro pubblicato il
Come fare a pagare meno l'affitto negozi

Come pagare meno affitto negozi coronavirus

Via libera dal governo alla sospensione del canone di locazione commerciale per l’emergenza Coronavirus: a chi spetta l’agevolazione

La situazione economica di grande difficoltà in cui versa attualmente l’Italia a causa dell’emergenza sanitaria dovuta alla diffusione del coronavirus ha portato il governo Conte a varare una serie di misure per famiglie, lavoratori e imprese. Tra le misure del cosiddetto Decreto Cura Italia rientra anche la possibilità per i commercianti pagare meno l’affitto di negozi. Vediamo chi può pagare meno di affitto negozi e come funziona la misura.

Come fare a pagare meno l'affitto negozi per coronavirus

Per pagare meno l’affitto dei negozi a causa dell’emergenza coronavirus, il governo Conte ha previsto un credito di imposta sugli affitti al 60% per gli imprenditori che svolgono la loro attività in immobili classificati al catasto nella categoria C-1, cioè negozi e botteghe.

Per esempio, un commerciante che deve pagare 1000 euro di affitto per il mese di marzo 2020 al titolare dell'immobile recupera 600 nella prima data utile in cui pagherebbe le imposte, quindi nel mese di maggio o giugno.

Stando a quanto riportano le ultime notizie, si potrà pagare meno per canone di locazione di un negozio e chiedere anche al proprietario la sospensione del pagamento per sopravvenuta impossibilità di utilizzazione della prestazione. Tuttavia, come precisato dal Decreto non si tratta di una misura valida per tutti i locali commerciali.

Pagare meno affitto negozi per coronavirus gli esclusi dalla misura

Se nel Decreto Cura Italia rientra tra le misure la possibilità di pagare meno l’affitto per i negozi, è bene precisare che non si tratta di una agevolazione che interessa tutti i tipi di negozi e locali commerciali. Come sopra già riportato, il credito di imposta spetta solo ai negozi rientranti nella categoria C-1. Tutti gli altri immobili commerciali ne sono esclusi.
Restano, dunque, fuori dalla agevolazione:

  • bar e ristoranti;
  • ipermercati, supermercati, discount di alimentari e minimercati;
  • farmacie;
  • negozi di commercio al dettaglio, come di elettronica di consumo audio e video, elettrodomestici, di apparecchiature informatiche, di giornali, riviste e periodici, di articoli medicali e ortopedici in esercizi specializzati, di articoli di profumeria, di saponi, detersivi, prodotti per la lucidatura e affini, ecc.

L’agevolazione non spetta nemmeno a tutte le attività rimaste aperte nei giorni di emergenza per coronavirus e riportate nel Dpcm dell'11 marzo 2020.

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