Contanti: cosa si può comprare senza rischi di controlli da Agenzia Entrate

Ecco cosa bisogna sapere nel caso di pagamenti in contanti per evitare di attirare l'attenzione dell'Agenzia delle entrate o dell'Anagrafe tributaria.

Contanti: cosa si può comprare senza ris

Contanti: cosa si può comprare


Non è affatto detto che pagare in contanti anziché con un bonifico bancario o un assegno, entrambi tracciati, tengano lontani gli occhi del Fisco. C'è una soglia ben precisa di cui tenere conto ed è quella di 3.000 euro. Da questa somma a salire, sono espressamente vietati gli spostamenti di denaro in contante. Non importa quale sia il motivo, questa cifra deve essere necessariamente tracciata. L'unica occasione che si ha per superare questi limiti è prelevare il contante dal proprio conto corrente o versarlo. In caso contrario si va incontro ad accertamenti e sanzioni. Fatta questa precisazione, il punto di partenza è rappresentato dalla lista di beni e servizi che possono far scattare una procedura di accertamento da parte dell'Agenzia delle entrate, indipendentemente dalle modalità di pagamento.

Contanti: cosa si può e cosa non si può comprare

Esitono un centinaio di spese che, se maggiori del 20% del proprio reddito dichiarato, insospettiscono il Fisco. Includono abitazione (mutui, ristrutturazioni, collaboratori domestici, elettrodomestici, telefonia fissa e mobile), mezzi di trasporto (minicar, natanti e imbarcazioni, mezzi in leasing o noleggio), assicurazioni e contributi previdenziali (obbligatori, volontari e complementari), istruzione (anche scuole di specializzazione, master, tutoraggio, corsi di preparazione agli esami e canoni di locazione per studenti universitari). E ancora, attività sportive e ricreative, cura della persona (abbonamenti pay TV, giochi online, cavalli, alberghi, viaggi organizzati e centri benessere), altre spese significative (donazioni in denaro a favore di onlus e simili, veterinarie), investimenti immobiliari e mobiliari netti (fondi d'investimento, certificati di deposito, valuta estera, oro, numismatica). Tra le voci di spesa sotto osservazione ci sono

  1. l'istruzione
  2. gli elettrodomestici e gli arredi
  3. gli istituti di bellezza e i centri benessere
  4. il mutuo della casa, bene di lusso per eccellenza
  5. abbonamenti alla pay TV e smartphone
  6. gli alimentari
  7. i trasporti
  8. i combustibili
  9. il tempo libero
  10. le visite mediche e i medicinali
  11. gli animali domestici

Oltre alle spese per

  1. palestre e circoli sportivi
  2. cene e pranzi fuori casa
  3. consumo di energia elettrica, gas e acqua
  4. collaboratrici domestiche
  5. auto di lusso, considerate indice di capacità contributiva, e i relativi bolli
  6. canone di locazione
  7. manutenzione della casa
  8. alberghi e viaggi
  9. gioielleria e bigiotteria
  10. cavalli
  11. polizza rc auto
  12. giochi online
  13. canone di leasing immobiliare
  14. il telepass

L'alternativa è pagare in contanti, sempre nel limite di 3.000 euro? Non proprio perché se al momento del pagamento vengono forniti i dati personali (ad esempio il codice fiscale nel caso della prenotazione di una vacanza) si attiva l'occhio dell'Anagrafe tributaria ovvero del fisco.

Eliminare le cartelle esattoriali per somme fino a 129 euro

In questo contesto si inserisce il disegno di legge in materia di sospensione della riscossione delle somme iscritte a ruolo, nonché altre disposizioni di interpretazione autentica concernenti i termini per la notificazione degli atti e per la prescrizione dei crediti. Adesso è sotto l'esame della commissione competente e in estrema sintesi prevede la cancellazione delle cartelle esattoriali per somme fino a 129 euro a carico dei contribuenti. C'è un aspetto della proposta di legge che va sottolineato in tema di controlli e cartelle esattoriali. A detta dei proponenti, la cartella esattoriale non produce alcuna efficacia di giudicato: non è un atto di natura giurisdizionale bensì un atto amministrativo e di conseguenza non può essere equiparata a una sentenza suscettibile di passare in giudicato.

Questa passaggio ha importanza in relazione alla decorrenza del termine per l'opposizione che, pur determinando la decadenza dall'impugnazione, non produce effetti di ordine processuale. In buona sostanza viene introdotta una disposizione di interpretazione per chiarire che il termine di prescrizione dei crediti portati da cartelle di pagamento e dai successivi atti della riscossione o esecutivi è da intendersi equiparato al termine per il credito iscritto a ruolo.