Conti correnti, controlli e nuove verifiche su prelievi e versamenti al via

di Luigi Mannini pubblicato il
Conti correnti, controlli e nuove verifi

Controlli su prelievi e versamenti conti correnti

C'è la fissazione dell'importo di 10.000 euro come soglia di allarme per depositi e prelievi in contanti, anche se il movimento avviene con più operazioni.

Stretta doveva essere e stretta è stata. Si parlava da tempo dell'irrigidimento dei controlli su prelievi e versamenti e più in generale sui conti correnti 2019. Adesso si concretizza con le banche a giocare un ruolo fondamentale. Stando infatti alle nuove norme, spetta agli istituti di credito lanciare l'alert nel caso di movimenti superiori alla soglia di 10.000 euro.

Più precisamente sono chiamati a comunicare i dati dei clienti che effettueranno depositi e prelievi in contanti. Senza alcuna distinzione tra quelli di lungo corso e quelli recenti e soprattutto senza tenere conto delle eventuali motivazioni alla base di questi movimenti. In tutti i casi, le banche sono tenute a comunicare le generalità dei clienti, la cifra prelevata o depositata in contanti e ogni dettaglio: filiale, data e causale.

Controlli su prelievi e versamenti conti correnti

A dimostrazione di come siano diventati più stretti i controlli su prelievi e versamenti conti correnti c'è la fissazione dell'importo di 10.000 euro come soglia di allarme per depositi e prelievi in contanti, ma soprattutto anche quella della data del 15 settembre. Si tratta infatti della scadenza entro cui il fisco deve essere informato dei movimenti in entrata e in uscita sui conti correnti. A quel punto sarà compito dell'Unità di Informazione finanziaria per l'Italia (Uif) effettuare tutti i controlli del caso ovvero verificare l'esistenza di reali irregolarità.

E c'è anche un altro aspetto operativo di primaria importanza: gli istituti dei credito devono effettuare la comunicazione anche se l'importo di 10.000 euro viene depositato o prelevato con più operazioni, ad esempio 20 da 500 euro. Diventa insomma più difficile trovare escamotage per aggirare il fisco proprio per via della collaborazione più stretta con le banche.

E non si tratta di comunicazioni facoltative perché - nell'ottica di non consentire di fare distinzioni tra clienti - se la banca non dovesse rispettare questo adempimento si vede comminare multe da 5.000 a 50.000 euro. Alla base di questa decisione c'è il decreto antiriciclaggio nella parte in cui è previsto che i soggetti obbligati devono trasmettere periodicamente all'Unità di Informazione finanziaria per l'Italia i dati e le informazioni individuati in base a criteri oggettivi, concernenti operazioni a rischio di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo.

Queste informazioni sono utilizzate per l'approfondimento di operazioni sospette e per effettuare analisi di fenomeni o tipologie di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo.

Anche i prelievi vanno giustificati

Questa stretta fa il paio con una recente sentenza della Corte di Cassazione, secondo cui non solo il depositato di denaro, ma anche i prelievi possono essere oggetto di richiesta di giustificazione sia per i lavoratori dipendenti e sia per quelli autonomi. E in caso di risposte non convincenti (o di mancate risposte), il rischio che si corre è di essere accusati di evasione fiscale. E anche se la materia è in continua evoluzione, l'impressione è che la strada seguita sia quella della maggiore rigidità.

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