Conti correnti controlli estesi anche ai familiari. Quando e come avvengono

Le indagini riguardano tutti i rapporti tra il contribuente e l'istituto di credito, anche conto corrente, conto deposito titoli e obbligazioni, conto deposito.

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I controlli fiscali dell'Agenzia delle entrate possono estendersi anche ai familiari. E c'è poco da meravigliarsi perché l'espediente più classico per aggirare il fisco è sempre stato quello di farsi versare le somme di denaro a un conto di un familiare di fiducia, la moglie o il marito, ad esempio, ma anche la mamma o il papà, per evadere le tasse. Si parla poi di interposizione fittizia nel caso di intestazione del conto a un'altra persona che fa solo da prestanome.

Ma si tratta di una mossa ingenua perché gli 007 delle Entrate controllano i conti correnti dei familiari subito dopo aver effettuato le indagini del caso su quello del contribuente oggetto di attenzione. Resta però da capire fino a che punto possono spingersi gli accertamenti fiscali su bonifici e versamenti. Quali sono i rischi e se conviene crea un conto cointestato con la moglie o il marito oppure con la mamma o il papà?

Controlli Agenzia delle entrate sui conti correnti dei familiari

In prima battuta ricordiamo che il conto corrente del contribuente è un libro aperto per l'Agenzia delle entrate. Sono infatti le banche a comunicare al fisco tutti i dati, dal saldo ai movimenti fino alla disponibilità di cassette di sicurezza, che finiscono nel database generale dell'Anagrafe dei rapporti finanziari. Due aspetti vanno subito precisati.

Innanzitutto, le indagini riguardano tutti i rapporti tra il contribuente e l'istituto di credito e dunque conto corrente, conto deposito titoli e obbligazioni, conto deposito a risparmio libero o vincolato, rapporto fiduciario, gestione collettiva del risparmio, gestione patrimoniale, certificati di deposito e buoni fruttiferi, portafoglio, conto terzi individuale o globale, dopo incasso, cessione indisponibile, cassette di sicurezza, depositi chiusi, contratti derivati su crediti, carte di credito e di debito, crediti di firma, crediti, finanziamenti, fondi pensione, patto compensativo, finanziamenti in pool.

L'onere della prova a carico del contribuente

Quindi spetta allo stesso contribuente tenere rigorosa traccia dei movimenti che attestino il comportamento fiscale corretto. Spetta a lui dimostrare di aver agito nella legalità e non al fisco dimostrare l'irregolarità. Si tratta del cosiddetto onere della prova che colloca l'Agenzia delle entrate in una posizione di forza. Fatte queste indispensabili precisazioni, sempre valide, il fisco ha il potere di controllare i movimenti bancari su conti intestati a soggetti diversi dal contribuente sottoposto a indagine, con cui naturalmente sono intrattenuti rapporti.

C'è però un principio di fondo da cui non si può prescindere: le indagini sono subordinate alla presenza di indizi sufficienti per presumere o ritenere che questi movimenti siano riconducibili al contribuente controllato. E c'è anche una importante pronuncia giurisprudenziale secondo cui nel caso di conti intestati a soggetti terzi, le presunzioni legali delle indagini finanziarie non operano in automatico, ma spetta all'Agenzia delle entrate l'onere di provare l'intestazione fittizia del conto.