Conti correnti genitori e altri controlli Agenzia delle Entrate e Fisco. Nuove regole

Se la banca non può impedire al singolo titolare di prelevare somme oltre la propria quota, se il saldo è negativo, può chiedere il pagamento dell'intero debito.

Conti correnti genitori e altri controll

Potere di firma e conto cointestato


Controlli sui conti correnti sia dei genitori che parenti affini con nuove regole decise dalla Cassazione. E poi le regole sugli accertamenti per quanto riguarda i cointestatari

Il principio di fondo di un conto corrente cointestato è la titolarità concessa a più di un soggetto, siano essi familiari (marito e moglie, ad esempio) oppure soci in affari. Entrambe le parti hanno gli stessi diritti, ma se c'è un dettaglio che fa la differenza è quella del potere di firma ovvero del conto con firme congiunte o con firme disgiunte. Pro e contro viaggiano allora di pari passo perché le parti godono dei vantaggi (velocizzare operazioni come versamenti, prelievi e pagamenti, ad esempio) e dei rischi (pignoramento fino alla metà delle somme depositate, indipendentemente da chi ha versato le somme nel conto corrente, ad esempio) che una soluzione di questo tipo comporta. E cosa succede in caso di controlli dell'Agenzia delle entrate?

La materia è più delicata di quanto sembri e non a caso è intervenuta anche la Corte di cassazione, ribadendo il diritto del fisco di effettuare controlli sui conti correnti dei familiari dei soggetti a rischio di evasione. E c'è un motivo in più: il conto corrente cointestato è spesso utilizzato da molti per cercare di aggirare regole e limiti dell'erario.

Principio della solidarietà e principio della comunione

In ogni caso c'è una doppia distinzione di cui tenere presente quando si parla di conti cointestati. In prima battuta quella dei rapporti tra i cointestatari e la banca. Vale infatti il principio della solidarietà. Vuole dire che se l'istituto di credito non può impedire al singolo titolare di prelevare somme oltre la propria quota, se il saldo è negativo, la stessa banca può chiedere il pagamento dell'intero debito da ciascun cointestatario, anche oltre la propria quota. Il secondo aspetto da conoscere è il principio della comunione alla base dei rapporti tra i cointestatari. Vuole dire che le quote sono considerate uguali, anche se il deposito è formato esclusivamente dai guadagni di uno dei due. Non conta se è formato maggiormente dallo stipendio o dai guadagni di uno o dell'altro coniuge: le parti sono uguali.

Potere di firma e conto cointestato

I cointestatari possono scegliere se aprire un conto con firme congiunte o con firme disgiunte ovvero indicano nel contratto se intendono operare sul conto congiuntamente (firme congiunte) oppure separatamente (firme disgiunte). Quando il conto è cointestato con firme congiunte, i cointestatari devono disporre congiuntamente qualsiasi operazione, compresa la chiusura del conto. Anche la richiesta di carte di pagamento collegate al conto, da intestare a uno dei cointestatari, deve essere autorizzata congiuntamente da tutti i cointestatari. Quando il conto è cointestato con firme disgiunte, ciascun cointestatario può disporre separatamente qualsiasi operazione, compresa la chiusura del conto, con piena liberazione della banca anche nei confronti degli altri cointestatari. Anche la richiesta di carte di pagamento collegate al conto può essere fatta separatamente da ciascun cointestatario

E ancora: il cointestatario che dispone la chiusura del conto o richiede una carta di prelevamento collegata al conto deve informare tempestivamente gli altri cointestatari. La facoltà di firme disgiunte può essere modificata o revocata solo con comunicazione scritta all'istituto di credito firmata da tutti i cointestatari

E sui conti correnti dei genitori, nuove regole

La grande novità che scaturisce dal pronunciamento della Corte di Cassazione riguarda la possibilità assegnata al Fisco di compiere accertamenti anche sui conti correnti dei genitori, oltre che su quello dei congiunti del contribuente oggetto, nel caso di conti cointestati. Una novità che porta in dote anche il ribaltamento dell’onere della prova visto che adesso toccherà al contribuente giustificare coerentemente i movimenti di denaro indicando in maniera dettagliata, quando richiesto, la provenienza dei singoli versamenti con riferimento tanto ai termini soggettivi dei singoli rapporti, quanto alle diverse cause giustificative degli accrediti. Secondo i giudici, insomma, lo stretto rapporto che esiste con i propri genitori e i congiunti e la delega del contribuente a operare su tali conti, sono motivi sufficienti a giustificare la riferibilità delle operazioni riscontrate sui conti correnti bancari di tali soggetti all'attività economica del professionista sottoposta a verifica. A meno che il contribuente stesso non dimostri analiticamente il contrario. Questa è la ratio del chiarimento posto in essere dalla Corte di Cassazione che ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate in una controversia relativa a impugnazione di un avviso di accertamento ai fini Iva, Irap ed Irpef emesso a carico di un libero professionista. Un chiarimento importante che potrebbe contribuire in maniera determinante a far luce su alcune scorciatoie utilizzate, abbastanza di frequente, per evadere le tasse.