Contratti affitto 2019, le tipologie in vigore e tasse. Quale conviene scegliere

Anche nel 2019 la scelta potrà indirizzarsi, a seconda delle esigenze, verso contratti di locazione a canone concordato, oppure al 3+2 valido per studenti universitari e infine contratti transitori

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Quali sono i contratti di affitto disponibili nel 2019? E le tasse da pagare? Scopri i modi per risparmiare

Per quanto riguarda i contratti di affitto, il 2019 porterà alcune novità che sia i proprietari intenzionati ad affittare un bene immobile, sia gli inquilini, faranno bene a conoscere. Qui sarà possibile trovare le varie tipologie che saranno in vigore per l’anno in corso e le tasse da pagare a seconda di quello che si sveglie. Così sarà più semplice per tutti capire quale conviene scegliere evitando così di prendere decisioni avventate che potrebbero avere poi ripercussioni negative in futuro.

Le tipologie dei contratti di affitto in vigore nel 2019 e le tasse

Le tipologie dei contratti di affitto in vigore nel 2019 saranno in alcuni casi interessate dalle novità introdotte dall’ultima Legge di Bilancio. La scelta potrà indirizzarsi, a seconda delle esigenze, verso contratti di locazione a canone concordato, oppure al 3+2 valido per studenti universitari e infine contratti transitori. Per queste sezioni sono previsti nuovi modelli. La cedolare secca è un’altra alternativa che permette di avvalersi di un’aliquota del 10 per cento anche nel 2019. Dal primo gennaio del 2020 salirà al quindici per cento. Tra le altre tasse l’Irpef rappresenta quella ordinaria e viene calcolata in maniera progressiva sul reddito personale del contribuente.

Quale contratto di affitto conviene scegliere1

La scelta su quale sia il contratto di affitto che conviene scegliere deve essere valutata molto bene per essere corretta. Bisogna quindi per prima cosa conoscere il panorama delle offerte disponibili. Le tipologie di contratto che saranno in vigore nel 2019 servono proprio a questo. La possibilità di risparmiare, con scelte oculate, esiste sia per i proprietari che vogliono affittare un proprio bene immobile, sia per gli affittuari, quelli cioè che hanno bisogno di prendere in affitto un bene immobile.

La cedolare secca è da questo punto di vista un contratto di affitto conveniente per chi affitta un bene immobile perché consente di risparmiare sull’importo delle tasse dovute sul reddito da locazione. Anche se non sempre è così. I locatari, quelli che hanno intenzione di affittare un bene, possono approfittare invece di una serie di agevolazioni fiscali previste in casi specifici. Per esempio, all’atto della compilazione della dichiarazione dei redditi, si può detrarre una quota del canone previsto dal contratto. Gli studenti (ed i lavoratori) fuori sede possono usufruire di altre specifiche agevolazioni.

Come la possibilità di detrarre, dall’affitto da corrispondere per l’abitazione principale, una cifra di trecento euro quando il reddito complessivo annuale non è maggiore a 15.493,71 euro. La detrazione scende e a centocinquanta euro nel caso di redditi superiori. Quelli che hanno scelto la cedolare secca invece potranno avvalersi di una detrazione che al massimo raggiungerà i 495,80 euro all’anno, che diventano 247,90 euro per i redditi compresi tra i 15.493 euro e i 30.987 euro. I giovani di età compresa tra i venti e i trenta anni e i lavoratori fuori sede possono risparmiare fino a 991,60 euro per i primi tre anni in cui è in vigore il contratto di locazione. Importo che scende a 495, per redditi tra 15,493,72 e 30.987,41 euro.