Contratto affitto negozi 2020 accordi proprietari e inquilini per sconti e pagare meno per coronavirus

di Chiara Compagnucci pubblicato il
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Contratto affitto negozi 2020 accordi

La prima strada percorribile per il negoziante in difficoltà con il pagamenti dell'affitto e il locatario è la concessione da parte di quest'ultimo di una proroga del versamento.

Alla ricerca delle migliora soluzione tra i proprietari dei negozi costretti a tenere le saracinesche abbassate e all'azzeramento dei guadagni e i locatari con il canone d'affitto.

L'emergenza coronavirus impone infatti di trovare una via d'uscita a una situazione carica di incertezze. Per capire la delicatezza e l'impatto economico, basti pensare che i negozi in affitto - quelli accatastati nella categoria C1, negozi e botteghe - sono oltre 800.000.

Cerchiamo allora di capire cosa si può fare tra proprietario e inquilino, al netto delle disposizioni contenute ne decreto Cura Italia. Più esattamente vediamo

  • Coronavirus, accordi proprietari e inquilini su contratto affitto negozi 2020
  • Disposizioni in vigore per affitto negozi 2020 di proprietari e inquilini

Coronavirus, accordi proprietari e inquilini su contratto affitto negozi 2020

Ricordando la mancata proroga dei contratti stipulati dal 2020 la cedolare secca sulle locazioni commerciali, prima dell'approvazione del decreto Cura Italia, ci aveva pensato il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, a fare sentire la propria voce invocando la copertura economica da parte dello Stato per i negozi che hanno difficoltà economiche a pagare l'affitto. La contestuale sospensione di Irpef o Ires a carico dei locatari sui canoni non percepiti. il mancato pagamento dell'Imu. La prima strada percorribile per il negoziante in difficoltà con il pagamenti dell'affitto e il locatario è la concessione da parte di quest'ultimo di una proroga del versamento con successivo pagamento delle imposte sugli importi reali e non su quelli realmente incassati. Se il proprietario concede una riduzione del canone di affitto viene invece esentato dall'imposta di registro e dal bollo. La terza strada è quella dello scioglimento del contratto per gravi motivi, inadempimento o mutuo consenso, da comunicare all'Agenzia delle entrate per evitare che vengano chieste le tasse su canoni inesistenti.

Disposizioni in vigore per affitto negozi 2020 di proprietari e inquilini

Il decreto Cura Italia prevede il riconoscimento di un credito d'imposta nella misura del 60% dell’ammontare del canone di locazione, relativo al mese di marzo 2020, di immobili rientranti nella categoria catastale C1 ovvero botteghe e negozi.

Nel documento governativo si legge testualmente che per contenere gli effetti negativi derivanti dalle misure di prevenzione e contenimento connesse all'emergenza coronavirus, ai soggetti esercenti attività d'impresa è riconosciuto un credito d'imposta pari al 60% del canone di locazione.

Tuttavia il credito d'imposta non si applica a una lunga serie di categorie. Si tratta di ipermercati, supermercati, discount di alimentari, minimercati ed altri esercizi non specializzati di alimentari vari e farmacie.

A cui aggiungere il commercio al dettaglio di prodotti surgelati; in esercizi non specializzati di computer, periferiche, attrezzature per le telecomunicazioni, elettronica di consumo audio e video, elettrodomestici; di prodotti alimentari, bevande e tabacco in esercizi specializzati; di carburante per autotrazione in esercizi specializzati; di apparecchiature informatiche e per le telecomunicazioni in esercizi specializzati; di ferramenta, vernici, vetro piano e materiale elettrico e termoidraulico.

E ancora: di articoli igienico-sanitari; di articoli per l'illuminazione; di giornali, riviste e periodici; in altri esercizi specializzati di medicinali non soggetti a prescrizione medica; di articoli medicali e ortopedici in esercizi specializzati; di articoli di profumeria, prodotti per toletta e per l'igiene personale; di piccoli animali domestici.

E infine, di materiale per ottica e fotografia; di combustibile per uso domestico e per riscaldamento; di saponi, detersivi, prodotti per la lucidatura e affini; di qualsiasi tipo di prodotto effettuato via web, per televisione o per corrispondenza, radio, telefono e per mezzo di distributori automatici.

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