Controlli Agenzia delle Entrate, un funzionario racconta come realmente avvengono

Il rapporto tra fisco e contribuente è molto critico nonostante la stessa Agenzia stia cercando di porsi come consulente prima ancora che come ente controllore.

Controlli Agenzia delle Entrate, un funz

Confidenze funzionario Agenzia entrate sui controlli fisco

Un funzionario delle Agenzia dell'Entrate racconta come avvengono i controlli dell'Agenzia delle Entrata. Come si decide su chi fare verifiche o meno e come si procede.
 

Si tratta di un nervo scoperto per i contribuenti italiani perché i controlli del fisco provocano sempre timore a apprensione. Sia a livello individuale e sia aziendale. E anche nel caso in cui si ha la certezza (o presunta tale) di aver sempre operato con correttezza fiscale. A confermare le preoccupazione ci sono i racconti di un funzionario dell'Agenzia delle entrate, secondo cui quando il fisco invia gli ispettori in per le verifiche sanno già a priori di trovare del nero perché essere completamente regolari è pressoché impossibile.

Si tratta di confidenze inquietanti che aprono uno squarcio su come avvengono i controlli dell'Agenzia delle entrate e sull'attività di contrasto all'evasione fiscale.

Confidenze funzionario Agenzia delle entrate sui controlli fisco

Ad aver raccolto le confidenze del funzionario dell'Agenzie delle entrate sui controlli del fisco ci ha pensato Federcontribuenti. Il racconto di quanto avviene dietro le quinte è inquietante. Sappiamo ad esempio che il fisco punta al controllo della rispondenza con la dichiarazione e la tempestività dei versamenti dell'imposta risultante dalla dichiarazione annuale a titolo di acconto e di conguaglio nonché dalle liquidazioni periodiche.

Poi procede alla correzione degli errori materiali commessi dai contribuenti nel riporto delle eccedenze di imposta risultanti dalle precedenti dichiarazioni così come degli errori materiali e di calcolo commessi dai contribuenti nella determinazione del volume d'affari e delle imposte. Ma in base al racconto viene fuori che "abbiamo due modelli di impresa in Italia, quella che opera con i baroni e quelle sfigate spremute fino al midollo".

Da una parte il paragone è con il Codice della strada: collocano quindi divieti o autovelox dove saranno che riempiranno le casse comunali e così inviano gli ispettori dove sanno di trovare lavoro in nero e cioè tra le piccole e medie imprese, piccoli commercianti o artigiani. Dall'altra - ed è l'aspetto più preoccupante - gli ispettori "non entrano nelle grandi aziende ammanigliate con gli amici al governo con la stessa arroganza con la quale entrano nelle piccole saracinesche, è un dato di fatto e lo sanno tutti".

E ancora: le grandi imprese evaderebbero il fisco con metodi scientifici creando fondi neri che andrebbero a oliare ingranaggi ben precisi per un proprio e costante tornaconto economico ovvero volumi di affari e risparmi fiscali. Si tratta naturalmente di affermazioni da verificare e che, facciamo presente, sono diffuse da Federcontribuenti sotto promessa dell'anonimato del funzionario Agenzia delle entrate.

Controlli Agenzie delle entrate non uguali per tutti

Il rapporto tra fisco e contribuente è comunque sempre molto critico nonostante la stessa Agenzia stia cercando di porsi come consulente prima ancora che come ente controllore. Ma stando a quanto leggiamo da queste dichiarazioni ci sono trattamenti differenziati poiché - parole sue - i funzionari sanno bene dove cercare quel poco di nero che poi genera verbali tali da indurre a morte l'impresa.

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di Marianna Quatraro pubblicato il