Controlli incrociati automatici nuovi da Agenzia Entrate. Come funzionano e quali sono

Cosa sono e come funzionano i controlli incrociati dell’Agenzia delle Entrate sulle Partite Iva per combattere l’evasione fiscale

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Controlli incrociati Entrate automatici Come funzionano


Per combattere l’evasione fiscale che in Italia continua ad essere dilagante nonché la principale causa di aumento della pressione fiscale, l’Agenzia delle Entrate ha da tempo potenziato i controlli fiscali servendosi dei cosiddetti controlli incrociati. Si tratta di verifiche che vengono attuate nei confronti dei contribuenti analizzando ogni dato dello stesso, da dati e movimenti bancari a compensi e redditi percepiti, a possedimenti e spese sostenute. Vediamo come funzionano nel dettaglio i controlli incrociati dell’Agenzia delle Entrate.

Controlli incrociati: come funzionano e per chi

I controlli incrociati dell’Agenzia delle Entrate vengono effettuati nei confronti delle partite Iva attraverso verifiche, appunto incrociate, tra quanto riportato in dichiarazioni dei redditi e una serie di dati finanziari derivanti da conti correnti e spese sostenute, in un continuo flusso di informazioni tra Entrate, banche e anagrafe tributaria. Se dai controlli emerge una incongruità superiore al 20 % fra quanto dichiarato e quanto speso, che dimostrano un tenore di vita più alto, anche se di poco, rispetto alle proprie possibilità, allora scatta un ulteriore controllo con il redditometro, strumento che permette al Fisco di determinare il reddito presunto del contribuente, in base alle spese effettuate nell'anno di imposta.

Per evitare controlli ulteriori e accertamenti, il reddito del contribuente deve essere compatibile con le spese sostenute, mentre l'accertamento fiscale scatta se la differenza fra il reddito dichiarato e quello accertato è superiore al 20%. Quali sono i controlli incrociati che il Fisco esegue?

Controlli incrociati: quali sono

A prescindere dal redditometro che è uno strumento di cui si serve l’Agenzia delle Entrate per scovare i furbetti del Fisco, i controlli incrociati che le Entrate eseguono riguardano:

  1. fatture false, quelle cioè emesse esclusivamente per ottenere sgravi, deduzioni e detrazioni fiscali, ma non corrispondenti a operazioni reali;
  2. spese in detrazione, che riguardano tutte quelle spese riportate in dichiarazione dei redditi per ottenere detrazioni fiscali ma per cui il Fisco non trova corrispondenze nella dichiarazione dell’emittente, per cui scatterebbe un accertamento;
  3. ritenute alla fonte, che devono essere versate all’erario e comunicare direttamente allo Stato per cui se un professionista non dichiara il reddito cui viene applicata la ritenuta, tramite controllo incrociato il Fisco sa che quel reddito è stato percepito dal professionista perché all’erario risulta già la sua trattenuta alla fonte;
  4. dichiarazioni Iva, a scadenza periodica.

Controlli incrociati: come funziona Serpico

I controlli incrociati dell’Agenzia delle Entrate si stanno rivelando molto efficaci per combattere l’evasione fiscale. Per effettuare i controlli incrociati sulle partite Iva l’Agenzia delle Entrate si serve di Serpico (acronimo di servizi per i contribuenti), un sistema informatico all’avanguardia, attivo 24 ore su 24, che incrocia tutti i dati bancari e finanziari dei contribuenti, compresi i pagamenti, gli acquisti e tutti i movimenti bancarie, per verificare eventuali incongruenze che sono segno di possibile evasione fiscale.

Controlli incrociati: prescrizione

I controlli incrociati che vengono effettuati direttamente dal cervellone dell’Agenzia delle Entrate hanno termini di prescrizione. Trascorso un determinato periodo, infatti, le Entrate non possono più effettuare controlli e i tempi stabiliti sono:
sette anni in caso di mancata dichiarazione dei redditi;
cinque anni in caso di compensi non indicati nella dichiarazione dei redditi regolarmente presentata.

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di Marianna Quatraro pubblicato il