Sequestro depositi Eni petrolio in 13 sedi per evasione fisco. Rischi benzina pompe

Sequestri in 13 depositi petroliferi di Eni per una presunta maxievasione. SI rischia di rimanere senza gasolio e benzina e carburante

Sequestro depositi Eni petrolio in 13 se

Raffineria Eni sigilli: rifornimento gasolio a rischio


Si rischia un blocco della benzina in diverse parti d'Italia per una maxievasione fiscale in 13 sedi Eni tra cui la raffineria di Taranto dove sono stati posti i sigilli. Oggi una lenta ripresa, ma si rischia di ritrovare con le pome pompe a secco in numerosi distributori d'Italia


L'accusa di vendere più carburanti di quanto ne venivano contabilizzati è pesante e non solo perché riguardano Eni. In 18 devono rispondere all'accusa di evasione di 10 milioni di euro in accise sui petroli su 40 milioni di litri di petrolio e sui derivati di cui la vorazione è già conclusa. E lo avrebbero fatto, stando all'ipotesi della procura di Roma che si sta avvalendo della Guardia di finanza per condurre le indagine, taroccando gli strumenti di misurazione dei carburanti prelevati in depositi e raffinerie Eni in ben 13 regioni e sequestrando prodotti e strumentazione
L'operazione sarebbe avvenuta su 40 milioni di litri di prodotti erogati dagli impianti. Ma c'è poi un altro interrogativo, in qualche modo più pratico, che la vicenda Eni solleva. Ci saranno ripercussioni sul rifornimento di gasolio? I consumatori devono temere qualcosa? I timori non sono infondati, considerando il sequestro che blocca la possibilità di continuare a utilizzare le apparecchiature e la misurazione dei carburanti.

Lo stop è a tempo indeterminato per tutti i tipi di carburanti ovvero benzine, gasolio, gpl e kerosene. Ecco allora che lo stesso gruppo petrolifero, per via del fermo totale delle attività di raffinazione e rifornimento di carburanti che deriva dal provvedimento, ha già richiesto la possibilità di utilizzo dei misuratori per proseguire l'attività. L'obiettivo è per ora di limitare l'impatto per i clienti, oltre che per le società e i servizi coinvolti dalla principale società petrolifera italiana. Già, perché poi c'è il problema dell'indotto che coinvolge inevitabilmente autotrasportatori, distributori Eni e imprese terze. .

La difesa di Eni

Il gruppo petrolifero si è dichiarato estraneo ai fatti, specificando di essere parte lesa nel raggiro fiscale. Ci sono direttori e responsabili operativi, ma anche dipendenti di depositi e raffinerie e funzionari di uffici metrici nelle carte dell'accusa della procura capitolina. A vario titolo devono spiegare le ragioni della presunta sottrazione di prodotto al pagamento dell'imposta, dell'accusa di alterazione di misuratori e sigilli, ma anche della presunto uso di strumenti di misura alterati, oltre che della predisposizione di falsi verbali e attestazioni dell'abuso d'ufficio. Tutte ipotesi di reato che, si sottolinea, devono essere dimostrate. Sono 13 le regioni d'Italia in cui sono scattate perquisizioni a tappeto e sequestro di documenti, ma Eni cerca di gettare acqua sul fuoco, sostenendo che il provvedimento si inserisce in attività di indagine che erano state avviate in passato.

Blitz anche a Livorno

Che la situazione sia caldissima è dimostrato dal blitz dei militari della Guardia di finanza a Livorno, esattamente alla raffineria Eni di Stagno. Si tratta evidentemente del tassello di un mosaico di indagini più ampio su cui resta molto da capire. Non è infatti chiaro cosa sia stato prelevato dalla sede toscana di Eni. Si sa invece che l'indagine è condotta dalle Fiamme gialle del Comando provinciale di Roma che stanno provvedendo al sequestro preventivo dei sistemi di misurazione di prodotti petroliferi installati in depositi e raffinerie di Eni di 13 regioni. L'accusa è appunto di evasione di 10 milioni di euro sul pagamento delle accise su 40 milioni di litri di prodotti petroliferi. Vale la pena ricordare che risalgono al 2017 le indagini della procura di Roma e al 2010 quelle delle procure di Frosinone e di Prato.