Bonus Bebè 2018 come funziona. E verità su nuovo bonus da 1900 euro per molti. E lista agevolazioni per tutti

Anche per il 2018 possibilità di richiedere bonus bebè e bonus asilo nido: regole e come funzionano e chi può chiederli

Bonus Bebè 2018 come funziona. E verità

Bonus Bebè: il beneficio passa da tre a un anno. Quali le altre novità?


E’ stato prorogato anche per il 2018 il bonus bebè: con l’approvazione della nuova Legge di Bilancio 2018 l’erogazione del bonus bebè è stato, infatti, confermato anche per nascite o adozioni che avverranno tra il 2018 e il 2020. La proroga del bonus bebè per il 2018 si aggiunge al bonus per le mamme da 800 euro e al bonus per gli asili nido.

Bonus bebè 2018: chi può richiederlo e fasce di reddito Isee

Il valore del bonus bebè dipende dal valore Isee familiare e prevede importi differenti. Anche per il 2018, infatti, il bonus bebè prevede l’erogazione di un assegno di:

  1. 960 euro l’anno (80 euro al mese per 12 mesi) per le famiglie con Isee superiore a 7.000 euro annui e non superiore a 25.000 euro annui;
  2. 1.920 euro l’anno (160 euro al mese per 12 mesi) per le famiglie con Isee non superiore a 7.000 euro annui.

Tra gli altri requisiti richiesti per poter avere il bonus bebè 2018:

  1. essere cittadini italiano o dell'Unione europea;
  2. essere cittadino extracomunitario ma in possesso di regolare permesso di soggiorno;
  3. dimostrare la convivenza con il figlio.

Bonus bebè: quando richiederlo ed erogazione

La domanda per la richiesta del bonus bebè deve essere presentata all’Inps entro 90 giorni dal verificarsi dell'evento della nascita o dall’adozione. Dopo la verifica da parte dell’Inps della domanda presentata e i requisiti del richiedente, una volta accettata la domanda, lo stesso Istituto eroga l’assegno del bonus bebè a decorrere dal giorno di nascita o di ingresso nel nucleo familiare a seguito dell'adozione e fino al compimento del primo anno di età o fino al primo anno dall'ingresso nel nucleo familiare a seguito dell'adozione e direttamente al richiedente tramite bonifico domiciliato, accredito su conto corrente bancario o postale, libretto postale o carta prepagata con Iban intestati al richiedente e il pagamento dell’assegno avviene a partire dal mese successivo a quello di presentazione della domanda.
 

Bonus asilo nido: regole e funzionamento 2018

Il bonus asilo nido, a differenza del bonus bebè, può essere richiesto da tutti indipendentemente da reddito e Isee del nucleo familiare. Anche questo bonus deve essere richiesto all’Inps direttamente ed esclusivamente online e prevede l’erogazione di una cifra di 1.000 euro per iscrivere i propri figli all’asilo nido. L'importo dei mille euro può essere speso per:

  1. il pagamento di rette per la frequenza di asili nido pubblici e privati autorizzati;
  2. il pagamento di forme di sostegno presso la propria abitazione a favore dei bambini affetti da gravi patologie croniche.

Da un punto di vista fiscale, il bonus asilo nido di 1.000 euro è cumulabile con i voucher baby sitter. Il bonus nido viene erogato per figli da 0 a 3 anni e l’importo complessivo è calcolato in base alle ore di asilo nido frequentate. Considerando l’importo previsto di mille euro all’anno, complessivamente si potrebbe avere diritto ad un massimo di 3.000 euro.

Il pagamento del bonus asilo nido 2018 avviene solo dopo aver inoltrato all’Inps le fatture delle singole rette pagate e l’importo spettante viene erogato ogni mese con un accredito pari a 90,91 euro al mese e per un massimo di 11 mensilità. La domanda per la richiesta del bonus bebè 2018 deve essere presentata:

  1. direttamente sul sito Inps, www.inps.it. accedendo alla voce Servizi on line, e inserendo il proprio Pin Inps personale;
  2. chiamando il numero verde 803.164 (numero gratuito da rete fissa) o il numero 06 164 164 (numero per cellulari);
  3. attraverso Caf o patronati.

Tra assegni familiari e bonus

Basta una interpretazione personale di una norma per accendere o spegnere facili entusiasmi. E in un'epoca in cui è il web a farla da padrone, è sufficiente un post pubblicato qua e là per scatenare dubbi ed errate informazioni. Nel mirino c'è adesso il cosiddetto bonus Inps da 1.900 euro per single, divorziati e vedovi. Si tratta realmente di un'agevolazione in vigore ed erogato dall'Istituto nazionale della previdenza sociale? La risposta è parzialmente vera (o falsa, dipende dai punti di vista) e prendere le mosse dalle nuove norme sugli assegni familiari 2018 e sulla pubblicazione di una circolare Inps e della legge sulla Gazzetta Ufficiale.

Tutto ruota attorno all'Assegno al nucleo familiare ovvero il sostegno economico erogato dall'Istituto nazionale della previdenza sociale a famiglie dei lavoratori dipendenti, titolari delle pensioni e di e prestazioni economiche previdenziali da lavoro dipendente e lavoratori assistiti dall'assicurazione contro la tubercolosi. Ci sono alcune condizioni ben precise da rispettare, come la presenza di più persone in famiglia e il percepimento di un reddito complessivo inferiore a quello determinato ogni anno dalla legge. Succede allora che da quest'anno il tetto massimo di reddito Isee (l'indicatore a cui si fa riferimento per inquadrare la situazione economica delle famiglie) è adesso passato da 8.650 euro annui a 10.639 euro annui.

Di più: se nella famiglia un componente è disabile, la soglia arriva a 14,508 euro e se si è in due e uno di essi è un disabile, l'importo cresce a 15,476 euro. Facile allora capire come l'agevolazione più elevata spetti a single, divorziati e vedovi. E alla cifra di 1.900 euro si giunge con una semplice calcolo aritmetico: se l'assegno familiare corrisponde a 142,85 euro al mese per 13 mesi, la somma complessiva non può che essere pari a 1.900 euro.

Attenzione ai calcoli

Si fa presente che tra i redditi non rientrano i Trattamenti di fine rapporto, i trattamenti di famiglia, le rendite vitalizie erogate dall'Inail, le pensioni di guerra e le pensioni tabellari ai militari di leva vittime di infortunio, le indennità di accompagnamento agli invalidi civili, ai ciechi civili assoluti, ai minori invalidi che non possono camminare e ai pensionati di inabilità, le indennità di comunicazione per sordi e le indennità speciali per i ciechi parziali, gli indennizzi per danni irreversibili da vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazioni di emoderivati, gli arretrati di cassa integrazione riferiti ad anni precedenti quello di erogazione, l'indennità di trasferta per la parte non assoggettabile a imposizione fiscale, li assegni di mantenimento percepiti dal coniuge legalmente separato a carico del/ richiedente e destinati al mantenimento dei figli.

Solo assegni famigliari

L’assegno familiare può essere richiesto anche nel prossimo 2018 direttamente all’Inps da:

  1. lavoratori dipendenti;
  2. lavoratori iscritti alla gestione separata Inps;
  3. lavoratori dipendenti agricoli;
  4. lavoratori domestici;
  5. titolari di pensione a carico del Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti, dei fondi speciali ed ex Enpals;
  6. titolari di altre prestazioni previdenziali.

Assegni familiari: importo

Per quanto riguarda gli importi previsti per gli assegni familiari, non si tratta di cifre fisse ma variano ogni anno e vengono comunicati ogni anno dall’Inps. Dal primo luglio scattano, infatti, i nuovi livelli di reddito, aggiornati in base all'inflazione dell'anno precedente, importanti proprio per il calcolo dell'erogazione dell’assegno familiare. Le tabelle con gli importi relativi agli assegni familiari e le fasce reddituali sono pubblicate ogni anno dall’Inps e hanno validità dal primo luglio al 30 giugno dell’anno successivo, per cui gli nuovi importi pubblicati dall'Istituti di Previdenza sono validi fino al 30 giugno 2018. Il reddito da considerare è quello percepito dal richiedente e da tutte le persone che compongono il nucleo familiare, prodotto nell'anno solare precedente. E’ importante sottolineare che l’assegno per il nucleo familiare è cumulabile con l’assegno per il nucleo familiare concesso dai Comuni.

Assegni familiari 2018: come fare domanda e durata

La domanda per la richiesta dell’assegno familiare deve essere inviata direttamente all’Inps esclusivamente in via telematica sul sito dello stesso Istituto. Può essere inviata anche tramite Caf e patronati. La domanda deve essere presentata per ogni anno in cui se ne ha diritto e deve essere comunicata entro 30 giorni ogni genere di variazione intervenuta nel reddito e/o nella composizione del nucleo familiare, durante il periodo di richiesta. La domanda ha una durata annuale per cui deve essere presentata per ogni anno per cui se ne ha diritto:

  1. o al proprio datore di lavoro, nel caso in cui il richiedente svolga attività lavorativa dipendente, utilizzando il modello ANF/DIP (SR16);
  2. o all’Inps, nel caso in cui il richiedente sia addetto ai servizi domestici, operaio agricolo dipendente a tempo determinato, lavoratore iscritto alla gestione separata.

Durante il periodo di richiesta dell’assegno familiare, qualsiasi variazione intervenuta nel reddito e/o nella composizione del nucleo familiare deve essere comunicata entro 30 giorni.

Rei e Alleanza povertà: come superare le criticità sociali del nostro Paese

​Il reddito di inclusione o Rei è finalmente legge ufficiale ed è in vigore dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale con un asumento dei beneficiari e dell'importo e cifra dell'assegno rispetto a quello iniziale. Ecco come fare domanda INPS e chi può farla

Dopo la firma ufficiale del provvedimento che dà finalmente il via al Rei 2017, nuovo reddito di inclusione contro la povertà, i dibattito sulle misure per contrastare l’indigenza continua senza sosta, alla luce di diversi punti critici emersi già con il nuovo Rei. Sono tantissimi ormai i poveri in Italia, ma sempre scarse le risorse economiche da destinare a piani di sostegno per queste persone, e le ultime notizie sul Rei che potrà effettivamente essere destinato solo a pochi ne è una dimostrazione. Bisognerebbe fare di più e non solo da un punto di vista di sostegni economici ma anche per quanto riguarda le politiche attive di reinserimento nel mondo del lavoro di chi oggi si ritrova a non avere un impiego.

Stando a quanto riportano le ultime notizie, nonostante appena entrato in vigore il nuovo Rei, reddito di inclusione 2017, sta creando non poche difficoltà, trattandosi di un sussidio che per la serie di requisiti che chiede di soddisfare alla fine varrà solo per pochi. E per molti non si tratta certo della migliore soluzione per combattere la povertà nel nostro Paese. Proprio per superare queste criticità è stato messo a punto un nuovo documento, Alleanza Povertà, con ulteriori proposte contro l'indigenza che potrebbero essere inserite nella prossima manovra finanziaria.

E proprio in virtù del fatto che il nuovo Rei sarà effettivamente per pochi, l’Alleanza propone di adottare un Piano Nazionale contro la povertà 2018-2020, che prosegua il percorso iniziato con l’introduzione del Rei, estendendolo a tutti gli indigenti, andando oltre i tanti requisiti al momento richiesti, e sostenendone l’attuazione a livello locale. Per il nuovo Piano contro la povertà dell’Alleanza, però, il nodo da sciogliere resterebbe sempre quello delle risorse, poche al momento quelle disponibili e di circa 5,1 miliardi di euro in più rispetto ad oggi richiesti a regime nel 2020. Secondo l’Alleanza solo con maggiori risorse economiche a disposizione si potrà effettivamente fare qualcosa per sostenere coloro che oggi si ritrovano a vivere in condizioni di grosse difficoltà economiche e prevedere nuovi piani di inclusione sociale.

Rei reddito di inclusione: requisiti e come presentare domanda

Il Rei reddito di inclusione 2017, come detto, ha un valore compreso tra i 190 euro e i 485 euro massimi in caso di famiglie numerose e vale per una durata massima di 18 mesi. Al termine di questo periodo, però, si potrà nuovamente richiedere ma per farlo bisognerà aspettare almeno 6 mesi dall’ultima erogazione. Per richiedere il nuovo reddito di inclusione bisognerà soddisfare determinati requisiti che, come riportano le ultime notizie, prevedono:

  1. essere cittadini italiani o comunitari, o familiari di cittadini italiani o comunitari, non aventi la cittadinanza in uno Stato membro;
  2. avere un reddito Isee di 6mila euro;
  3. presenza di figli minori, disabili in famiglia, o disoccupati;
  4. nuclei familiari monogenitoriali, come madre single;
  5. obbligo di mandare a scuola i propri figli;
  6. nel caso di cittadini extracomunitari, avere regolare permesso di soggiorno;
  7. essere titolari di protezione internazionale (asilo politico, protezione sussidiaria) e residenti in Italia da almeno due anni;
  8. impegnarsi nella ricerca attiva di un nuovo lavoro o frequentare corsi di formazione sempre volti al reinserimento del richiedente il Rei nel mondo occupazionale.

Non possono, invece, presentare domanda di richiesta per avere il nuovo reddito di inclusione i nuclei familiari in cui vi sia un componente che usufruisce di qualsiasi altro ammortizzatore sociale, come la Naspi, o che nei due anni precedenti la domanda abbiano acquistato una nuova auto, o moto o barche. La domanda per ottenere il nuovo reddito di inclusione dovrà essere presentata presso i punti per l'accesso al Rei, che saranno definiti dai singoli Comuni e gli stessi enti, entro 10 giorni, dovranno inviare la richiesta all'Inps, che entro i 5 giorni successivi verificherà i requisiti del richiedente, riconoscendo il beneficio in caso di esito positivo. Il Rei sarà erogato dai Comuni con i quali i cittadini si impegneranno a rispettare l'impegno di ricerca di un nuovo lavoro.

A chi spetta la Carta Famiglia

Seppur con un anno di ritardo, ecco che in questo 2018 fa il suo ingresso nel sistema italiano la Carta Famiglia, destinata a quelle con almeno 3 figli. Già istituita 13 mesi fa, è stato necessario un bel po' di tempo prima che diventasse effettiva. Di conseguenza è già corsa per conoscere tutti i dettagli di questa misura, dai requisiti necessari per avanzare richiesta alla conoscenza di tutti i contenuti della tessera, fino ad arrivare alle modalità (e dove) di richiesta. Due premesse sono utili: la prima è la sua disponibilità nel mese di febbraio ormai alle porte. la seconda è che non si tratta di una carta acquisti simile a quelle introdotte negli ultimi anni. La Carta Famiglia è una vera e proprio tessera sia per portare a casa a prezzi scontati beni fisici nei negozi (non solo alimentari) e sia per fruire di servizi quotidiani, come l'utilizzo dei mezzi pubblici e le bollette.

Stando alle norme approvate, possono richiedere la Carta Famiglia i nuclei familiari costituiti da cittadini italiani o stranieri regolarmente residenti nel territorio italiano con almeno tre figli minori a carico e un Isee (Indicatore della situazione economica equivalente) fino a 30.000 euro. Due dettagli sono importanti per inquadrare al meglio questo strumento. Tra i figli sono compresi anche i bimbi in affidamento. E si fa riferimento al numero di under 18 presenti. L'elenco dei prodotti e dei servizi da acquistare con la Carta Famiglia è molto lungo e comprende:

  1. beni alimentari, tra cui le bevande analcoliche;
  2. prodotti non alimentari, come abbigliamento e calzature, articoli di cartoleria e di cancelleria, detersivi per la pulizia della casa, libri e sussidi didattici, medicinali, prodotti farmaceutici e sanitari, saponi e dentifrici, strumenti e apparecchiature sanitari;
  3. servizi, quali fornitura di acqua, energia elettrica, gas e altri combustibili per il riscaldamento, impianti turistici e del tempo libero, istruzione, formazione professionale, musei, spettacoli e manifestazioni sportive, palestre e centri sportivi, raccolta e smaltimento rifiuti solidi urbani, ristorazione, servizi ricreativi e culturali, servizi socioeducativi e di sostegno alla genitorialità, servizi turistici, alberghi e altre tipologie di alloggio, trasporti.

Carta Famiglia: come fare a richiedere

Per richiedere la Carta Famiglia occorre recarsi agli sportelli del Comune in cui risiede la famiglia da parte di uno dei genitori, che ne diventa titolare. Occorre comunque pagare un costo di emissione fissato dallo stesso Comune a cui ci si rivolge. E se i componenti della famiglia hanno residenze differenze, a valere è quella indicata sul modello Isee dell'anno in corso, da presentato insieme alla domanda per l'ottenimento della Carta Famiglia. Per riconoscere i negozi in cui la tessera sarà spendibile bisogna cercare l'apposito bollino insieme al logo della card esposto dai negozi. Riporta la dicitura "Amico della famiglia", in caso di sconti del 5% e oltre rispetto al prezzo di listino dell'articolo o servizio, oppure "Sostenitore della famiglia", se gli sconti arrivino al 20% del costo normale del bene scelto.

Bonus luce e gas 2018: chi può richiederlo

Risparmiare si può, anche sulle bollette di luce e gas. E anzi, considerando che il 2018 è l'ennesimo anno dell'aggravio dei costi a carico del consumatore, andare a caccia delle opportunità di risparmio e scoprire quali sono le categorie dei beneficiari delle agevolazioni rappresenta un passaggio da non perdere di vista. Non tutti possono ottenere lo sconto in bolletta nel 2018 e la stessa entità della riduzione varia in base alla situazione personale. Tuttavia, se ci si accorge di rientrare nella categoria di chi può risparmiare ovvero si è in possesso dei requisiti richiesti, sapere come fare domanda sia nel caso dell'energia elettrica e sia del gas è lo step successivo. Dopo aver presentato istanza occorre invece consultare il calendario perché l'agevolazione non è per sempre, ma dura 12 mesi, da rinnovare eventualmente anno dopo anno.

Gli sconti sono allora destinati alle famiglie meno abbienti e più bisognose e lo strumento utilizzato per l'individuazione della soglia al di sotto della quale si ha diritto allo sconto è l'Isee. Possono allora richiedere il bonus per l'energia elettrica

  1. le famiglie con Isee fino a 8.107,50 euro all'anno
  2. le famiglie con più di tre figli a carico e Isee fino a 20.000 euro

A questa due categorie se ne aggiunge una terza: quelle in cui uno dei componenti è in gravi condizioni di salute ovvero è in possesso dei requisiti per il bonus per disagio fisico. La domanda va presentata presso il Comune di residenza o presso un altro ente designato dal Comun utilizzando gli appositi moduli. Per la presentazione dell'istanza per l'ottenimento dello sconto nella bolletta della luce occorre equipaggiarsi con documento di identità, eventuale delega, il cosiddetto modulo A da scaricare sul sito dell'Arera ovvero l'Autorità di regolazione per energia reti e ambiente, l'attestazione Isee in corso di validità, l'indicazione del numero di persone che compongono il nucleo familiare, l'autocertificazione famiglia numerosa nel caso di nucleo familiare con quattro o più figli a carico, il codice Pod ovvero l'identificativo del punto di consegna dell'energia, la potenza impegnata o disponibile della fornitura.

Ma a quanto ammontano i risparmi in bolletta? L'importo è variabile da 125 euro a 128 euro alll'anno in base al numero dei componenti della famiglia. Più precisamente, per il 2018, il quadro è il seguente;

  1. componenti della famiglia da 1 a 2: 125 euro di sconto
  2. componenti della famiglia da 3 a 4: 153 euro di sconto
  3. componenti della famiglia oltre 4: 184 euro di sconto

L'importo del bonus viene scontato direttamente sulla bolletta elettrica, non in un'unica soluzione, ma suddiviso nelle diverse bollette corrispondenti ai consumi dei 12 mesi successivi alla presentazione della domanda. L'erogazione può essere interrotta se i dati anagrafici dichiarati non sono corretti; il dichiarazione Isee risulta non veritiera o non conforme ai limiti stabiliti; il contratto di energia elettrica da uso residente diventa non residente; il contratto di energia elettrica viene intestato ad altro soggetto; la tariffa da uso domestico diventa uso non domestico. Stessi destinatari per il bonus gas e con risparmi variabili tra 31 e 266 euro.

Abbonamenti più convenienti per bus e treni

Si tratta di una misura che viene vista con favore dai pendolari o comunque da tutti coloro che, per ragioni di lavoro o personali, si spostano di frequente con i mezzi pubblici. Nel testo della manovra è infatti presente una disposizione secondo cui i nuovi abbonamenti per treni e bus saranno convenienti ovvero proposti con sconti rispetto alla tariffa piena. I tecnici dell'esecutivo sono in questo momento impegnati nel definire i contorni del provvedimento su cui accendere il semaforo verde entro la fine dell'anno. In questo modo, i nuovi abbonamenti diventeranno più convenienti già nel 2018. Naturalmente non tutti i tipi di abbonamento potranno usufruire di questa agevolazione, ma occorre rispettare criteri ben precisi. I dettagli definitivi saranno resi noti a breve, ma le linee guida sono chiare. Per quanto riguarda le tempistiche, il testo definitivo era atteso in parlamento già da alcuni giorni ma per via della sovrapposizione con altre leggi in discussione, le scadenze sono slittate.

Non si tratta di una novità assoluta poiché già da tempo si discute di questa opportunità. Di proposte simile per facilitare i pendolari ne sono state presentate diverse nel corso degli anni, ma solo adesso si sta arrivando a concretizzazione. Le caratteristiche del provvedimento sono presto dette: lo scontro assumerà la forma di una detrazione del 19 per cento sul costo dell'abbonamento dei trasporti pubblici, compresi i treni locali, regionali e interregionali. Il primo limite da rispettare è il tetto massimo di spesa detraibile che non può superare la cinquantina di euro (esattamente 48 euro se sarà confermata la quota del 19 per cento). Significa in buona sostanza che il bonus è esercitabile solo fino a 250 euro di spesa. Senza dubbio si aprirà la solita discussione se la somma sia alta o bassa ovvero se risponderà ai reali bisogni.

Ma non c'è dubbio che siamo davanti a un taglio di spesa che fa senz'altro comodo, soprattutto agli studenti. A dimostrazione di come resti ancora tanto da definire, c'è ancora un nodo di base da sciogliere: si tratterà di un beneficio individuale con cui alleggerire l'impegno di spesa di uno o più abbonamenti? Tutto dipenderà dalla quantità di risorse che l'esecutivo intende mettere sul piatto. Non sono infatti state comunicate le coperture economiche di questa misura. E poi, quali mezzi pubblici saranno coinvolti in questa maxi manovra? Probabilmente tutti ovvero non solo treni e bus, quelli più utilizzati per spostarsi da pendolari e studenti. Ma anche le metropolitane, molto utilizzate nelle grandi città da Milano e Roma da tante altre categorie. I numeri degli abbonamenti staccati tutti gli anni danno l'idea dello sfruttamento di questo mezzo di trasporto urbano da parte di tutta la cittadinanza.

Ristrutturazione casa 2018: incentivi fiscali e detrazioni previste

Stando a quanto previsto dalla nuova Legge di Stabilità 2018, il bonus ristrutturazione casa 2018 prevede anche per l’anno 2018, senza alcuna differenza rispetto allo scorso anno, detrazioni fiscali al 50% per chiunque decida di ristrutturare un immobile. Confermato, dunque, anche per il 2018 la riduzione del 50% dall’Irpef sulle spese sostenute fio a 96mila euro, fruibile in 10 quote annuali dello stesso importo. Il bonus ristrutturazione casa 2018 vale per lavori interni a edifici esistenti, in particolare per:

  1. lavori di ristrutturazione edilizia;
  2. lavori di manutenzione ordinaria relative a parti comuni dell’edificio;
  3. lavori manutenzione straordinaria;
  4. lavori di recupero e risanamento conservativo.

Il bonus relativo ai lavori di ristrutturazione casa dal prossimo anno sarà affiancato dal nuovo sismabonus: stando a quanto stabilito, infatti, per le spese di ristrutturazione egli edifici su parti comuni condominiali situati nelle zone sismiche 1, 2 e 3 per ridurre il rischio sismico e volti alla riqualificazione energetica e il sismabonus prevede una detrazione:

  1. dell’80% per interventi che determinino il passaggio ad una classe di rischio inferiore;
  2. dell’85% per gli interventi che determinino il passaggio a due classi di rischio inferiori.

Anche nel caso del sisma bonus la detrazione è divisa in dieci quote annuali di pari importo e vale per un valore di spesa non superiore a 136mila euro moltiplicato per il numero delle unità immobiliari di ciascun edificio. Le detrazioni fiscali previste per il sismabonus valgono anche per gli Istituti autonomi per le case popolari ed enti con le stesse finalità sociali degli stessi istituti. La nuova Legge di Bilancio 2018 ha, inoltre, previsto una detrazione dall’imposta lorda pari al 19% per i premi assicurativi aventi per oggetto il rischio di eventi calamitosi stipulate relativamente a unità immobiliari ad uso abitativo, esclusivamente per le polizze stipulate a partire dal primo gennaio 2018.

Bonus mobili 2018: incentivi fiscali e detrazioni previste

E’ stato prorogato per tutto il prossimo anno anche il bonus mobili che continuerà ad essere valido solo per immobili oggetto di lavori di ristrutturazioni. Il bonus prevede detrazioni fiscali del 50% della spesa complessiva da spalmare in dieci anni per l'acquisto di mobili e grandi elettrodomestici, di classe energetica A e superiore, per immobili ristrutturati o in via di ristrutturazione per un tetto massimo di spesa di 10.000 euro per ciascun appartamento. Chi decide di acquistare mobili nuovi nel 2018 potrà godere della detrazione solo nei casi di lavori iniziati dal primo gennaio 2017 o effettuati nel 2018.

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