Tutte le detrazioni ridotte per finanziare Legge Stabilità. E crescono tasse per cittadini

Tra le ipotesi in pista ci sarebbe quella della revisione della percentuale media di detraibilità che sarebbe portata al 15% rispetto all'attuale 19%.

Tutte le detrazioni ridotte per finanzia

Detrazioni e tasse: la rivoluzione del governo


Tante e importanti detrazioni come quelle dei mutui, alcune dei figli, spese mediche saranno ridotte e tagliate per finanziare la Legge di Stabilità, con un incremento chiaramente delle tasse per tutti gli italiani o quasi.
 

Le intenzioni dell'esecutivo in materia fiscale sono note da tempo e tutte messe nero su bianco. Tra queste rientra la rivisitazione di quella selva di detrazioni fiscali così sfruttate dagli italiani, ma con alcuni caratteri paradossali sia in relazione al loro numero e sia alla loro effettiva utilità. Da qui la volontà di procedere alla loro razionalizzazione ovvero alternativamente alla riduzione e alla cancellazione, anche per finanziare altre misure. Il tutto dovrebbe trovare spazio nella prossima legge di Bilancio e il lavoro che si prospetta i tecnici dell'esecutivo è improbo per via dell'indispensabilità di trovare i giusti equilibri fra tasse e detrazioni ed evitare il rischio paradossale dell'aumento della pressione fiscale per parte dei contribuenti.

Detrazioni e tasse: la rivoluzione del governo

Tra le ipotesi adesso prevalenti c'è adesso quella della riduzione dal 19 al 17% delle detrazioni Irpef per la maggior parte delle spese sostenute nel corso del'anno. Nel pacchetto rientrebbero così le spese mediche e quelle per l'assistenza, gli interessi passivi sui mutui e le spese universitarie. Calcolatrice alla mano, il govero riuscirebbe a risparmiare un preziossimo milione di euro da dirottare altrove. Ma ci si sarebbero altre detrazioni totalmente a rischio, come quelle relative alle fonti energetiche fossili per agricoltori e trasportatori, quelle per i sussidi per le spese funerarie, le cooperative e le assicurazioni.

A oggi sono in vigore oltre 600 detrazioni per famiglie e imprese e dinanzi a questo numero spropositato l'esecutivo punta a uno snellimento deciso, forse eccessivo: deduzione fissa unica pari a 3.000 euro per ciascun componente del nucleo familiare. In buona sostanza significa che resterebbero solo le più importanti, come quelle relative alle spese mediche o agli interessi passivi sul mutuo, ma non per la costruzione della piscina nel giardino di casa. A tal proposito, resta da scoprire il destino delle deduzioni e degli sconti per chi ristruttura un'abitazione, dell'ecobonus e delle agevolazioni per chi adegua la propria casa alle nome antisisma e per chi acquista mobili ed elettrodomestici. Resteranno in vigore, saranno cancellate o semplicemente ridotte?

E poi, che fine farà il famoso bonus di 80 euro? Tra le ipotesi in pista ci sarebbe quella della revisione della percentuale media di detraibilità che sarebbe portata al 15% rispetto all'attuale 19% anziché la cancellazione secca delle agevolazioni Irpef. Ma nelle ultime ore sta prevalendo un'altra ipotesi ovvero il mantenimento dell'attuale regime, nelle medesime condizioni in cui si trova adesso, fino al cambiamento complessivo delle aliquote Irpef.

Perché abolire o ridurre le detrazioni fiscali

Le risorse liberate servirebbero poi per finanziare l'introduzione della flat tax. Ipotizzata per la prima volta dall'economista statunitense Milton Friedman, la cosiddetta tassa piatta individua un sistema fiscale basato su un'unica aliquota fissa. Attualmente, in Italia, le aliquote sono 5, dal 23 al 43%. Nello schema del governo prevede due aliquote fisse al 15% e al 20% per tutti, privati e imprese, e deduzioni per garantire la progressività. Per le famiglie si stima un taglio medio di 3.000 euro. Il punto è che secondo le stime, la copertura per la flat tax ammonta a circa 50 miliardi di euro. Il costo sociale, secondo gli economisti, riguarda il trasferimento di ricchezza a favore dei ceti sociali più abbienti. E in ogni caso potrebbe essere finanziata dall'abolizione o comunque dalla riduzione di parte delle detrazioni fiscali adesso in vigore. Solo in seguito si passerà dalle attuali cinque aliquote a tre aliquote e quindi a due a dal 2021.

La riforma delle spese fiscali

La domanda è inevitabile: è lecito parlare di giungla delle detrazioni e delle spese fiscali? Perché il governo è intenzionata ad andare fino in fondo ovvero a procedere al riordino del settore, anche a costo di procedere a sforbiciate su agevolazioni e sconti. Qualcuno, come l'Ufficio valutazione dell'impatto del Senato, ha provato a conteggiarle, scoprendo che valgono 75,2 miliardi di euro l'anno. I fatti riferiscono come servono a pochi, ma nessuno ha fino a questo momento avuto il fegato di usare l'accetta per tagliarle. Lo ricorda anche Antonio Di Majo, docente all'UniTre di Roma e membro della commissione per le spese fiscali del ministero dell'Economia, secondo cui riformare le spese fiscali è pressoché impossibile.

Emblematica è allora l'ultima delega fiscale che ha fornito il rapporto annuale sulle spese fiscali, ha previsto l'eventuale istituzione di una Commissione di esperti, ha immaginato l'introduzione di norme per ridurre, eliminare o riformare le spese fiscali ingiustificate o superate alla luce delle nuove esigenze sociali o economiche, ma tutto è rimasto fermo sulla carta. Per dirla con le parole dell'Ufficio di valutazione dell'impatto, il legislatore delegato parrebbe non aver recepito pienamente la delega. Eppure i quadro è preoccupante se di 132 misure erariali si conoscono oneri, beneficiari e importi mentre di 174 non si indicare (per volontà o per incapacità) il valore finanziario.

Le spese fiscali in scadenza sono la rivalutazione dei beni di impresa e delle partecipazioni, la modernizzazione distribuzione e vendita prodotti editoriali, la proroga assegnazione agevolata dei beni mobili e immobili ai soci, l'estromissione immobili strumentali impresa individuale, le rivalutazioni beni di impresa e partecipazioni, la detrazione ristrutturazione edilizia, la detrazione acquisto mobili e grandi elettrodomestici, la detrazione riqualificazione, la detrazione Iva acquisto abitazioni, al riduzione aliquota cedolare secca al 10%, la deduzione acquisto immobili nuovi invenduti, l'esenzione reddito immobili inagibili per sisma, i versamenti volontari in fondi speciali da fondazioni bancarie, i sussidi erogazioni liberali a favore di alcuni lavoratori.

E ancora: il contributo straordinario di 960 euro, la non concorrenza al reddito dei fabbricati, la ZFU sisma Lombardia, le esenzioni per istanze alla pubblica amministrazione, l'adeguamento tecnologico per comunicazione dati Iva, la rivalutazione partecipazioni non quotate e terreni, l'imposta in misura fissa per vendite in procedure. Come fanno notar gli esperti, l'esame della disciplina e dell'esperienza nazionale in materia dà conto di passi avanti nella direzione dell'adozione di best practice internazionali ma anche del persistere di incertezze palesate dagli esiti diversi delle ricognizioni esistenti. Si tratta di differenze importanti, che si colgono soprattutto rispetto al numero e alla natura delle spese fiscali di volta in volta rilevate.