Evasione fiscale, quando scatta controllo Agenzia Entrate. I casi e motivi sospetto

L'obiettivo del fisco è stanare l'evasione fiscale e il primo documento analizzato è la dichiarazione dei redditi, modello 730 o modello Redditi.

Evasione fiscale, quando scatta controll

Quando scatta il controllo Agenzia entrate


I controlli dell'Agenzia delle entrate sono sempre dietro l'angolo. E anche se i dati statistici rivelano che tra anagrafe tributaria e archivi dei conti correnti, non sono poi così frequenti e a essere raggiunti con maggiore facilità sono commercianti e professionisti, conviene sempre tenere alta l'attenzione. Significa farsi trovare pronti dinanzi a una eventuale richiesta di chiarimenti da parte del fisco.

Spetta infatti al contribuente dimostrare la regolarità del comportamento e non all'Agenzia delle entrate l'irregolarità di quanto rilevato. Si tratta di una sfumatura che incide nei rapporti di forza tra le parte, molto sbilanciata a favore del controllore. Stando così le cose, quando scatta un accertamento fiscale?

Quando scatta il controllo Agenzia entrate

L'obiettivo del fisco è stanare l'evasione fiscale e il primo documento analizzato è la dichiarazione dei redditi. Sia che si tratti del modello 730 per lavoratore dipendenti e sia del modello Redditi per lavoratori autonomi, i controlli della dichiarazione dei redditi sono automatici. Ma non sono eterni perché l'Agenzia delle entrate può tornare indietro fino a massimo 5 anni dall'anno successivo a quello in cui la dichiarazione deve essere inviata.

La storia dimostra come tra i casi più frequenti di irregolarità ci siano la dichiarazione di familiari a carico con fruizione delle relative detrazioni anche se i componenti percepiscono redditi superiori alla soglia di 4.000 per il 2019 (2.840,51 euro per gli anni precedenti) o il mancato versamento delle tasse dichiarate dal contribuente. Naturalmente non sempre c'è il dolo e alcuni errori sono addebitabili al calcolo errato tra differenze, somme e percentuali.

Ben diverso è il controllo dell'Agenzia delle entrate che scatta per accertamenti sulle spese. In linea di massima, i sospetti nascono quando le uscite superano di oltre il 20% i guadagni riportati sulla dichiarazione dei redditi. In quel caso il fisco presume che ci possano essere ricavi in nero, soprattutto se questo livello di spese viene protratto nel tempo. Il contribuente viene perciò chiamato a spiegare come si è procurato i soldi aggiuntivi per mantenere un tenore di vita più alto delle sue reali possibilità così come da dichiarazione dei redditi. Come premesso, occorre spiegarlo con le prove.

Come dire, non è sufficiente dire che le spese supplementari derivino da regali di parenti o vincite accumulate nel tempo. Viene richiesta la documentazione sula provenienza dei soldi. In ogni caso, le presunzioni fiscali non bastano e ai fini della quantificazione della imposta evasa penalmente rilevante.

Attenzione ai movimenti sul conto corrente

L'attenzione del fisco è quindi puntata sui conti correnti, tenendo conto che è vietato il trasferimento di denaro contante o di libretti di deposito bancari o postali al portatore o di titoli al portatore in euro o in valuta estera, quando il valore oggetto di trasferimento, è superiore a 3.000 euro. Sono gli stessi istituti di credito ad allertare l'Agenzia delle entrate.