Flat tax non conviene rispetto gli 80 euro. L'abolizione degli 80 euro è meno favorevole. I calcoli

di Chiara Compagnucci pubblicato il

Secondo il ministro dell'Economia Tria, il bonus targato Renzi va rivisto per ragioni di riordino tecnico e con la garanzia che nessuno ci perda.

Flat tax non conviene rispetto gli 80 eu

Flat tax o 80 euro

La coperta non si può allungare e se qualcuno ci guadagna, altri ci rimettono. Se il governo vuole finanziare la flat tax con gli 80 euro, i primi pagheranno meno tasse e i percettori del bonus Irpef avrebbero una entrata in meno al mese. Per avviare il taglio dell'Irpef sulle persone fisiche l'esecutivo sta studiando un intervento sulle tax expenditure. In questo quadro, ha spiegato il ministro dell'Economia Tria, il bonus targato Renzi va rivisto per ragioni di riordino tecnico e con la garanzia che nessuno ci perda nel passaggio tra vecchio e nuovo regime. Gli 80 euro non verranno dunque tolti ma diventeranno una riduzione fiscale invece di un esborso. Tra le ipotesi allo studio c'è una riduzione da cinque a tre degli scaglioni Irpef che guarda ai redditi medi e medio-bassi.

80 euro: sì o no

Nella primavera del 2014, Matteo Renzi, segretario del Partito democratico arrivato a Palazzo Chigi nel mese di febbraio, ha voluto dare una impronta al suo governo varando la misura degli 80 euro che le opposizioni di allora - con il Movimento 5 Stelle in testa - criticarono aspramente definendola una mancia elettorale in vista delle elezioni europee del giugno successivo.

Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 24 aprile 2014 il decreto Irpef prevede che i lavoratori dipendenti con un reddito tra gli 8 e i 24.000 euro all'anno abbiano in busta paga (da maggio 2014) un bonus di 80 euro al mese, pari a 640 euro annui. Da queste categorie sono rimasti fuori sia i lavoratori autonomi e sia i pensionati, oltre naturalmente agli incapienti per cui è in vigore la no tax area. Il bonus Irpef nel 2014 è stato di 640 euro per i redditi fino a 24.000 euro per decrescere fino a zero da 24.000 a 26.000 euro. Restano ancora esclusi gli incapienti. Il bonus degli 80 euro (misura che vale circa 9 miliardi di euro) è diventato strutturale con la legge di stabilità 2015.

L'Inps potrà recuperare i contributi non versati dai sostituti di imposta alle gestioni previdenziali rivalendosi sulle ritenute da versare mensilmente all'Erario nella sua qualità di sostituto d'imposta. Per Tria, l'attuale ministro dell'Economia, il bonus crea infinite complicazioni a chi ha cambi modesti di reddito. Nel 2017 il governo guidato dal presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha deciso di ampliare la platea dei beneficiari del bonus alzando il tetto di reddito da 24.000 a 24.600 euro e da 26.000 a 26.600 euro, garantendo così il beneficio degli statali che - per effetto degli aumenti del rinnovo contrattuale di 85 euro mensili - superavano la soglia prevista di 26.000 euro.

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