Movimenti da giustificare, raffica di indagini finanziarie e lettere in arrivo.

di Marianna Quatraro pubblicato il

Se l'anno di riferimento è il 2014, non è evidentemente così semplice per il contribuente riuscire a dimostrare, documenti alla mano, i motivi di prelievi e accredito.

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Indagini finanziarie dell'Agenzia delle entrate

Si stringono le maglie dell'Agenzia delle entrate. Per ora le indagini finanziarie si stanno concretizzando nella richiesta ai contribuenti di giustificare i movimenti. Poi, in caso di incapacità di fornire spiegazione valide, si passerà alla fase formale delle contestazioni. Il fisco si è comunque già attivato ed è alla fase operativa. Agli inizi di questo mese ha inviato le prime missive e nessuno viene di fatto risparmiato. Gli accertamenti riguardano in modo sempre più diffuso tutte le categorie di contribuenti. Anche perché le norme attuali prevedono l'inversione dell'onere della prova. Spetta cioè al controllato dimostrato la correttezza del proprio operato, anche se i movimenti su cui l'Agenzia delle entrate chiede chiarezza risalgono a molti anni prima. E anche se non c'è l'obbligo di mantenimento delle scritture contabili.

Indagini finanziarie dell'Agenzia delle entrate e movimenti da giustificare

La presunzione legale può infatti essere applicata anche al di fuori del regime d'impresa o di lavoro autonomo, ma può coinvolgere anche le associazioni non aventi scopo di lucro. Ma se l'anno di riferimento è il 2014, non è evidentemente così semplice per il contribuente riuscire a dimostrare, documenti alla mano, i motivi di prelievi e accredito. Senza dimenticare appunto le difficoltà aggiuntive per chi, come i produttori agricoli, non sono obbligati alla tenuta delle scritture contabili, ma alla sola registrazione delle fatture attive e passive. Eppure le disposizioni fiscali parlano chiaro: spetta al contribuente dimostrare la riconducibilità dei versamenti a redditi dichiarati o legittimamente non tassati, indicando anche i beneficiari dei prelevamenti. Per il fisco si tratta di una questione vitale.

Come fa presente Italia Oggi, l'Agenzia delle entrate vuole individuare reddito imponibile, ben sapendo che le operazioni di accredito non giustificate sono considerate ricavi o compensi e operazioni attive non fatturate ai fini Iva. I prelevamenti sono invece ritenuti costi in nero che potrebbero aver generato compensi non contabilizzati ai fini Iva. Da qui la spedizione delle prime missive con l'invito consegnare i movimenti finanziari da giustificare e a presentarsi a una data ben precisa per il primo faccia a faccia. Al contribuente viene formalmente comunicato l'avvio delle indagini finanziarie nei suoi confronti o della società di cui è socio. Il campanello d'allarme riguarda i movimenti giornalieri superiore a 1.000 euro e quelli mensili maggiori di 5.000 euro. Si tratta soglie al di sotto delle quali non opera in alcun caso la presunzione di imponibilità.

Due settimane di tempo dall'Agenzia delle entrate o forse di più

Restano da capire i tempi perché il termine riconosciuto per fornire le risposte è di due settimane, ma l'Agenzia delle entrate potrebbe trovarsi nelle condizioni di allungarli perché non sempre per il contribuente si rivela semplice riuscire a raccogliere tutti i documenti. Basti pensare alla richiesta di ottenere copia degli assegni bancari.

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