Multe e sanzioni fiscali, si è innocenti se non si conosce la legge per nuova sentenza

di Marianna Quatraro pubblicato il
Multe e sanzioni fiscali, si è innocenti

Come evitare le multe del fisco

Il principio fissato dalla Commissione tributaria è chiaro: in materia di sanzioni fiscali, la dimostrazione di essere in buona fede permette di farla franca.

Il classico principio della legge che non ammette ignoranza inizia a vacillare. Una importantissima sentenza della Commissione tributaria fissa infatti un altro principio ed è quello della buona fede. Si tratta della scappatoia per evitare le multe del fisco comminate nel caso di comportamento negligente. Naturalmente è più a facile a dirsi che a farsi perché non è sufficiente ammettere che non si conosce la legge per mettersi al riparo delle conseguenze, anche e soprattutto quando di mezzo ci sono questioni delicate come il fisco, le tasse e i tributi.

Tuttavia una possibilità c'è e il caso concreto che adesso esaminiamo nel dettaglio lo dimostra. Ma attenzione, è inutile cercare qui la soluzione alla propria furbizia altrimenti viene subito a cadere il principio della buona fede.

Basta la buona fede per evitare le multe del fisco

Il principio fissato dalla Commissione tributaria del Friuli Venezia Giulia è dunque chiaro: anche nella materia delle sanzioni fiscali, la dimostrazione di essere in buona fede permette di farla franca. Con un rapido colpo di spugna, il contribuente che riesce a convincere il giudice del comportamento corretto dal proprio punto di vista, nonostante l'irregolarità secondo le norme in vigore, può evitare di pagare le multe per le violazioni commesse.

I giudici sono arrivati a questa conclusione che vale per tutti dopo aver esaminato il caso di un camionista di nazionalità straniera che ha varcato i confini nazionali con la targa del Paese di origine. Intercettato dopo pochi chilometri dagli uomini delle Fiamme gialle, si è visto recapitare una serie di contestazioni.

In particolare, norme 2019 alla mano, l'autista ucraino non avrebbe potuto mettersi alla guida di un mezzo non di proprietà e con targa straniera senza l'ammissione temporanea all'interno dell'Unione europea. Prima di entrare in Italia avrebbe dovuto presentare domanda di ingresso, farsi vedere alla dogana, dichiarare il mezzo e pagare le imposte richieste per l'importazione.

Insomma, una serie di passaggi burocratici insopprimibili che sono alla base dei reciproci rapporti commerciali tra i Paesi dell'Unione europea e tutti gli altri. Il reato contestato è di evasione ai dazi e all'Iva con tanto di sanzione e confisca del veicolo. In buona sostanza, l'accusa è di contrabbando doganale.

Multe e sanzioni fiscali, in che modo i giudici riconoscono la buona fede

L'uomo non si è arreso passivamente alla multa e ha proposto ricorso in Commissione tributaria per non pagare la multa. E lo ha fatto facendo riferimento al solo elemento a suo favore: non era a conoscenza delle regole che obbligano a presentare domanda di ingresso, farsi vedere alla dogana, dichiarare il mezzo e pagare le imposte richieste per l'importazione. La prova? Già altre dieci volte era andato avanti e indietro senza essere mai stato fermato. Senza dimenticare che non parlava e leggeva l'italiano. I giudici della Commissione tributaria del Friuli Venezia Giulia hanno condiviso le sue ragioni annullando le multe.

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