Pace Fiscale, Agenzia Entrate può dividere evasori o contribuenti in difficoltà ma non lo fa

Perché solamente il 31 agosto il direttore uscente dell'Agenzia delle entrate ha avviato il test della procedura di analisi del rischio evasione?

Pace Fiscale, Agenzia Entrate può divide

Pace fiscale e Agenzia Entrate


C'è un provvedimento che più di tutti sta facendo discutere cittadini e osservatori ed è la pace fiscale. Al di là delle disquisizioni terminologiche, resta da capire se e in che modo questa misura vedrà la luce. Ma poi resta da capire perché le Entrate non usano i dati a disposizione per distinguere evasori o contribuenti in difficoltà. Perché è proprio questa la variabile che fa la differenza: la pace fiscale è una disposizione che aiuterà i furbetti che non pagano le tasse oppure si rivolgerà in prima battuta a chi vorrebbe pagare le imposte, ma per una serie di ragioni si trova impossibilitato a farlo e, anzi, è finito in un baratro dal quale è impossibile risalire senza un aiutino?

Dati per distinguere evasori o contribuenti in difficoltà: le Entrate non li usano. E la pace fiscale?

A ben vedere c'è qualcosa nell'attuale sistema fiscale che potrebbe essere migliorato. Non si capisca infatti come sia possibile che l'Agenzia delle entrate non incroci il flusso di informazioni su flussi e saldi di conti correnti e depositi dell'Anagrafe dei rapporti finanziari con le liste dei debitori. Si tratterebbe di un passaggio prezioso perché consentirebbe al fisco di distinguere tra evasori e contribuenti in difficoltà. E in vista della pace fiscale sarebbe una divisione fondamentale perché aiuterebbe a capire quanti dei circa 450 miliari di euro che l'erario non è stato in grado di incassare sono frutto di mascalzonate oppure di impossibilità materiale a mettersi in regola.

E non si capisce allora perché solamente il 31 agosto, appena poco più di un mese fa, il direttore uscente dell'Agenzia delle entrate, Ernesto Maria Ruffini, abbia avviato il test della procedura di analisi del rischio evasione. Perché non farlo prima?

Come sarà la pace fiscale?

Sono in corso i test di fattibilità e convenienza sulle ipotesi di sanatoria fiscale: dalle cifre in gioco allo stato del processo passando per i tributi coinvolti. Alcuni punti di discussione sono centrali nelle scelte che effettuerà questo esecutivo: il 96% dei contribuenti con cartelle non ancora pagate ha debiti per importi inferiori a 10.000 euro. Per dirla con le parole espresso a vario titolo dai due vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio, si tratta di un efficace aiuto ai cittadini in difficoltà, sarà riservata a gente onesta che non poteva pagare, a milioni di italiani che hanno fatto la dichiarazione dei redditi e poi non sono riusciti a versare tutto il dovuto. In seconda battuta, escludere poi le cause davanti alla Corte di Cassazione significa tagliar fuori un decimo delle liti tributarie.

La prima variabile è l'importo delle cartelle e delle liti che potranno essere chiuse con la pace fiscale. L'ipotesi di 100.000 euro è salita a 500.000 nel Piano nazionale delle riforme, ma la Lega punta a 1 milione. Per l'imposta sul valore aggiunto è possibile condonare solo interessi e sanzioni. Per la Cassazione fanno eccezione solo le somme coinvolte in una lite giudiziale. Al momento le cause con il Fisco pendenti in Cassazione sono escluse dalla pace fiscale. Va ancora stabilita la data alla quale sarà determinata la pendenza della lite. Chi ha aderito alle vecchie rottamazioni dovrà essere in regola con i pagamenti alla data odierna per poter beneficiare di un piano di rateazione agevolato.