Pace fiscale, dichiarazione integrative con flat tax e rottamazione. I diversi fronti

La pace fiscale potrebbe riaprire la definizione delle liti pendenti, gli accertamenti e i verbali di constatazione. Le bozze del decreto allo studio.

Pace fiscale, dichiarazione integrative

Pace fiscale: non solo dichiarazioni integrative


Il fronte della pace fiscale è ben più ampio di quanto si possa immaginare perché dalla lettura del testo, ancora in bozze in attesa della versione finale, emerge come inclusa la rottamazione e le dichiarazioni integrative con flat tax, ma anche accertamenti, processi verbali e liti pendenti. Occorre insomma passare al setaccio tutti i dettagli del provvedimento per inquadrare la sua portata reale. Dal punto di vista mediatico non c'è dubbio che l'aspetto che calamita le maggiori attenzioni è quello del limite economico, ma è il cosa prima ancora che il quanto a fare la differenza. Fermo restando che il tetto su cui sta lavorando l'esecutivo per le dichiarazioni integrative di redditi non denunciati dovrebbe essere fissato a 500.000 euro. E allo stesso tempo l'aliquota da saldare dovrebbe bloccarsi al 15%. Ma siamo ancora nel campo delle ipotesi in attesa della versione finale del decreto legge fiscale.

Pace fiscale: non solo dichiarazioni integrative con flat tax e rottamazione

Ecco dunque che la pace fiscale potrebbe riaprire la definizione delle liti pendenti, gli accertamenti e i verbali di constatazione. Rispetto alle prime bozze circolate occorre sincronizzare meglio le procedure su cartelle e liti. Tra le ipotesi c'è lo scomputo di quanto già versato con la rottamazione dei ruoli dalla definizione agevolata delle controversie pendenti. Così come bisognerà decidere se includere o meno nella rottamazione delle cartelle dazi e Iva all'import e all'esportazione. Stando alle prime ipotesi circolate, sarebbero inclusi i carichi affidati all'agente della riscossione dal primo gennaio 2000 al 31 dicembre 2017. È prevista una dilazione di cinque anni delle somme dovute, con due rate annuali. I vantaggi sono rappresentati dall'azzeramento di sanzioni e interessi di mora. Con la presentazione dell'istanza, sono inibite nuove procedure cautelari ed esecutive.

Conviene allora questa ipotesi di pace fiscale? Sembra di sì perché il pagamento in forma rateale sarà assoggettato a un tasso di interesse più vantaggioso rispetto a quello delle precedenti a rottamazioni; l'arco temporale in cui poter saldare le pendenze sarà più lungo; provvedendo al versamento della prima o unica rata delle somme dovute si potrà ottenere l'estinzione delle procedure esecutive avviate prima dell'adesione alla definizione. E infine potranno essere utilizzati in compensazione i crediti non prescritti, certi liquidi ed esigibili, per somministrazioni, forniture, appalti e servizi, anche professionali, maturati nei confronti della pubblica amministrazione.

Quell'imposta del 15%

La bozza della pace fiscale prevede anche che le uniche procedure esecutive non bloccate dalla domanda sono quelle con incanto con esito positivo, e non anche quelle con avvenuta assegnazione del credito, in caso di pignoramento presso terzi. Inoltre c'è una riammissione generalizzata dei soggetti decaduti dalla prima edizione, senza condizioni di sorta. Tra le questioni su cui si cercherà una quadra c'è dunque anche quella della flat tax integrativa ossia la sanatoria sugli anni ancora accertabili. Il meccanismo dovrebbe passare da una dichiarazione integrativa e sul reddito incrementale fatto emergere si applicherebbe un'imposta del 15%. Resta da sciogliere il nodo dell'Iva su cui vanno rispettati i paletti comunitari.