Pace fiscale in due tempi con rottamazione cartelle e chiusura liti pendenti. Le misure

Il governo lavora allora a un meccanismo in due tempi: prima i contenziosi e la riscossione, poi la dichiarazione integrativa.

Pace fiscale in due tempi con rottamazio

Come sarà la pace fiscale


Lavori in corso nel cantiere della pace fiscale. E con interessanti novità, come la sua calibrazione in due tempi e con rate più lunghe per la rottamazione delle cartelle. Il governo lavora allora a un meccanismo in due tempi: prima i contenziosi e la riscossione, poi la dichiarazione integrativa con flat tax al 20% che si affiancherebbe a chiusura liti con costi minori per chi ha vinto e rottamazione ter dei ruoli con rate in 5 anni. E infine un ravvedimento rafforzato per gli anni ancora accertabili e un meccanismo per chiudere le liti potenziali. La previsione di una pace fiscale con lo Stato, ovvero la possibilità di stralciare debiti e pendenze con la pubblica amministrazione, superando le liti potrebbero valere incassi tra i 3,5 e i 5 miliardi il primo anno.

Come sarà la pace fiscale

Nelle nuove ipotesi di lavoro sulla pace fiscale si punta a consentire uno sconto fino al 50% per i contribuenti già risultati vittoriosi in primo grado. Si punta a correggere i limiti delle attuali rottamazioni con un meccanismo che consenta di versare le rate in un massimo di 5 anni. Se il contribuente ha vinto in primo grado la definizione agevolata con la pace fiscale diventerebbe più conveniente con uno sconto massimo del 50%. Il numero delle cause tributarie pendenti in primo e secondo grado e che potrebbero rientrare nella pace fiscale è pari a 410.000 e si tratta di uno degli aspetti che vi ne adesso valutato con maggiore attenzione dai tecnici del Ministero del Tesoro.

Pace fiscale: tutte le questioni aperte

Ma se c'è un aspetto dirimente è quello dell'asticella dei debiti sanabili (sia per le cartelle esattoriali sia per le liti pendendoti) a cui punta il Governo nella manovra. Sarà di 500.00 euro ovvero una soglia in grado di accontentare le tendenze al rialzo della Lega e al ribasso del Movimento 5 Stelle? E c'è anche un precedente di cui tenere conto: l'importo non riscosso collegato alla prima rottamazione delle cartelle avviata a fine 2016 per i ruoli dal primo gennaio 2000 al 31 dicembre 2016.

Ha infatti raggiunto la cifra di 9,6 miliari di euro, un importo inferiore rispetto a quanto aveva immaginato il precedente esecutivo. Vale infine la pena ricordare che il gettito atteso dalla seconda definizione agevolata delle cartelle introdotta dal dl fiscale collegato alla manovra 2018 ammonta a 2 miliardi di euro. Sarà questa la chiave per superare le polemiche sulle coperture e l'aumento del deficit pubblico ovvero della la differenza negativa tra le entrate e le spese del bilancio dello Stato? Il disavanzo annuale si calcola in termini assoluti, ma ha più senso in rapporto al prodotto interno lordo e in questi termini viene monitorato dalla Commissione europea. Il Trattato di Maastricht stabilisce un tetto massimo al deficit, che non può superare di norma il 3% del Pil.

Il Patto di stabilità successivo impegna gli Stati membri dell'Unione europea alla riduzione progressiva del deficit fino al raggiungimento del pareggio di bilancio, obiettivo oggi fissato nella Costituzione. Un aiuto per far quadrare i conti potrebbe allora arrivare anche dalla pace fiscale.