Aprire una partita Iva e attività, tante cose non ti dicono che si dovrebbero sapere

di Chiara Compagnucci pubblicato il
Aprire una partita Iva e attività, tante

Partita Iva, le cose non ti dicono

A fronte di numerose difficoltà croniche per chi lavora con partita Iva, ci sono tanti altri piccoli e grandi problemi che sono spesso sottaciuti e sottovalutati.

Si fa presto a parlare di partita Iva e dei tanti vantaggi che porta con sé. Scegliere di seguire la strada del lavoro autonomo (ma in molti casi non si tratta di una scelta bensì della sola alternativa) permette infatti di gestire il tempo in autonomia e decidere quanto guadagnare ovvero fatturare.

In buona sostanza non ci sono capi da assecondare e orari di ufficio da rispettare. Ma se questa è la teoria, la pratica può essere spesso e volentieri ben diversa.

Da una parte non ci sono margini di manovra ovvero non è così facile e scontare fatturare di più e magari lavorare di meno. I dati aggiornati sulle partite Iva in Italia rivelano infatti che la media dei guadagni è in costante calo e che in questo contesto numerose partite Iva non riescono a sbarcare il lunario.

In seconda battuta, non meno rilevante, a fronte di queste difficoltà croniche, ci sono tanti altri piccoli e grandi problemi che sono spesso sottaciuti. Non sono sufficientemente messi in conto nella fase di valutazione sull'apertura di una partita Iva. Vediamo insieme di cosa si tratta ovvero

  • Partita Iva, le cose non ti dicono
  • Cosa deve sapere chi apre una partita Iva

Partita Iva, le cose non ti dicono

Com'è noto, i titolari di partite Iva sono chiamati a pagare in autonomia le tasse poiché non sono trattenute alla fonte come avviene nel caso dei lavoratori dipendenti. Tuttavia, è indispensabile sapere che accanto al saldo viene richiesto il versamento di acconti sulle tasse dell'anno successivo.

A tal proposito è indispensabile non farsi trovare impreparati a ridosso delle scadenze fiscali. La cifra incassata per ciascuna fattura è da considerare lorda, a cui vanno perciò sottratti sia le imposte e sia i contributi previdenziali, variabili in base alla cassa di appartenenza.

Ed è altrettanto controverso il capitolo delle detrazione. Coloro che aderiscono al regime ordinario delle partite Iva possono infatti procedere al pari dei lavoratori dipendenti, ma gli aderenti al regime forfettario non possono farlo.

Si tratta del compromesso da accettare per vedersi applicata un'aliquota unica al 15%. C'è poi la voce del commercialista da mettere in conto tra i costi. Spesso e volentieri viene trascurata e c'è chi prova con il fai-da-te.

Naturalmente è possibile, ma gli adempimenti fiscali, soprattutto per chi aderisce al regime ordinario delle partite Iva, sono numerosi.

Cosa deve sapere chi apre una partita Iva

Il concetto fondamentale attorno a cui ruota la prestazione d'opera con partita Iva è l'autonomia. Che si concretizza in alcuni punti ben precisi da sapere nel caso di apertura di una partita Iva.

Si tratta dell'assunzione del rischio economico da parte del prestatore di lavoro, della libertà nelle scelte delle modalità tecniche di esecuzione del lavoro da parte del lavoratore, dell'assenza di vincoli di orario, del compenso determinato in funzione delle opere eseguite e del servizio reso e privo quindi del carattere della periodicità.

E anche se non è un obbligo di legge, generalmente si stipula una lettera di incarico, un ordine di lavoro o un contratto di prestazione d'opera tra le parti.

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