Rischio povertà in crescita per partite iva così come per il resto italiani. Allarme Cgia su ripresa reale

La povertà in Italia continua a crescere in tutte le categorie e le partite iva non fanno eccezione in questo contesto dove la ripresa appare molto più lontana di quello che si vorrebbe far credere

Rischio povertà in crescita per partite

Una partita iva su quattro rischia la povertà


Non ci sono solo le partite iva a preoccupare anche perchè dietro il mondo delle partite iva si nascondono tantissime altre persone che non centrano nulla realmente e che sono costrette ancora a sceglierle. Ma poi c'è il livello di povertà, ma anche come abbiamo spiegato senza arrivare a tale soglia, che interessa tutti e in modo preoccupante come ha spiegato nel suo studio la Cgia che fa pensare se ci sia davvero ripresa.

La povertà in Italia è un fenomeno sempre maggiore che al momento coinvolge circa 6 milioni di italiani, ma analisi mostrano come si potrebbe nel giro di qualche anno salire a 10 milioni e anche di più in modo trasversale sia come professione che come età, anche se andrebbero a coinvolgere soprattutto i giovani e non tanto o non solo i pensionati

La situazione attuale

Il quadro attuale viene fotografato dalla Cgia di Mestre incrociando i dati, però, du due anni gli unici che sono completamente disponibili e la tendenza probabilmente si è assestata o, forse, anche peggiorata.
E' da sottolineare che la Cgia di Mestre ha rilevato non tanto e non solo chi fa fatica ad arrivare a
fine mese, ma "solo" chi ha regiustrato redditi sotto la sogliai povertà che è al di sotto di circa 9mila euro. Quindi, non sono stati calcolati in queste statistiche chi ha dichiarato anche solo 10mila o 12mila euro, una cifra co ìn cui, comunque, è difficilissimo poter vivere in un anno.
E i primi ad essere in crisi sono i titolari di partita iva, con oltre il 25%, tra cui professionisti,
artigiani, imprenditori, commercianti insieme alle loro famiglie. Vi è stata una perdita di 6500 euro
circa di reddito.
A rischio povertà, invece, sono solo il 15% delle famiglie con a capo un dipendente, mentre il 21% chi ha un padre pensionato. E tra i pensionati il reddito è pure aumentato, poco, ma è così è stato, mentre per i dipendenti è rimasto invariato prendendo in considerazione la differenza tra il 2015 e i precedenti 7 anni.
Sono cresciuti anche gli aiuti dati ai disoccupati e agli indigenti che arrivano poco sotto di circa
2mila euro.

I Motivi

Certamente, tra chi ha la partita iva vi è un tasso di evasione fiscale e di nero da non sottovalutare, ma non per tutti è così, visto che alcuni numeri sono chiari della crisi ovvero che in circa 10 anni ad oggi, vi è stato un calo di 300mila liberi professionisti, mentre un pari aumento di dipendenti.
E poi c'è la questione delle finte partite iva, dei lavoratori precari, a cui viene fatta aprire la
partita iva anche per lavori o emglio lavoretti saltuari, che, ormai sono dei giovani, ma anche non
giovani e che raggiungono quando va bene le poche migliaia di euro all'anno. E quando non c'è la partita iva, c'è il contratto a termine, che ha registrato record su record negli ultimi mesi e anni.
E poi, molti professionisti, con la crisi che ormai vi è da più di dieci anni, si sono ritrovati o lo
sono ancora senza lavoro, con la difficltà di torvarlo dopo aver cessato le loro attività in proprio o in collaborazione, si pensi agli agenti di commercio. E senza lavoro queste persone come sottolinea la Cgia non hanno nessun aiuto e sostegno da parte dello Stato nè sotto forma di denaro, nè di aiuto al ricollocamento

Un quadro certamente che deve far riflettere soprattutto chiedersi dove è la ripresa, se su 60 milioni di cittadini italiani, anzi un pò meno, contado anche i bambini, vi sono oltre 6 milioni già sotto la soglia di povertà e tanti altri, come già detto sopra, ma che, comunque non si può dire che abbiano un reddito sufficiente per vivere senza contare che la tendenza è pure in peggioramento e se arrivasse a 10 milioni, vorrebbe dire che oltre un sesto degli italiani sarebbe povero.