Come cambiano procedure e modalità di pignoramento di soldi, case e altri beni secondo nuove leggi in vigore: chiarimenti
Come cambia il pignoramento conti correnti, beni e case tra nuovi diritti pignorati e leggi più severe da ora in vigore? Non solo nuovi limiti e divieti ai pignoramenti ma anche nuovi diritti per i pignorati: cambiano sistemi e modalità di pignoramento di conti correnti, case e altri beni che diventano più severe e rigide ma anche più ‘morbide’ al sussistere di determinate condizioni e situazioni. Vediamo quali sono le ultime novità in merito.
La Corte di Cassazione si è espressa, infatti, con una nuova sentenza stabilendo che, se un contratto bancario prevede clausole vessatorie e abusive, il debitore può opporsi al pignoramento immobiliare anche se non ha agito tempestivamente in passato lasciando scadere i termini e facendo diventare il decreto ingiuntivo definitivo.
Per l’attuazione della sentenza della Cassazione, però, è necessario che sussistano le seguenti condizioni:
Solo dopo, il giudice competente della procedura di pignoramento immobiliare, può rivedere tutto il procedimento e bloccare l’asta giudiziaria se emerge una effettiva violazione delle norme europee che tutelano il consumatore.
Dunque, per decidere se effettivamente una casa può essere all’asta o essere riacquisita dal debitore, il giudice deve valutare prima se il decreto ingiuntivo è stato emesso sulla base di clausole abusive contrarie ai diritti del consumatore.
Anche la Corte di Giustizia europea ha stabilito che se il contratto stipulato tra banca e cliente contiene clausole abusive, il cliente può fare ricorso anche se è già stata avviata la procedura di pignoramento, bloccando anche in tal caso il pignoramento di una casa se già avviato.
Sono clausole contrattuali abusive, secondo le norme europee, quelle che non rispettano fedelmente i principi di buona fede ed equità, come:
La sentenza trae origine dalla normativa che permette al Fisco di avviare la procedura speciale di pignoramento prevista dalla legge esattoriale secondo cui l’Agente della riscossione può attuare direttamente il pignoramento, senza rivolgersi al giudice ordinario, ottenendo il pagamento dei crediti vantati con un’espropriazione forzata nei confronti del terzo ma solo entro il termine dei sessanta giorni.
Tuttavia, decorso tale termine, il pignoramento non può più essere disposto dall’Agente della riscossione ma deve avvenire solo tramite Tribunale, per cui i contribuenti possono ottenere il pagamento dei loro crediti, facendo dichiarare inefficaci per intervenuta decadenza, i pignoramenti disposti fuori termine.
Nuove leggi più severe sui pignoramenti si preparano a partire dopo l’approvazione della riforma Cartabia, che è intervenuta sul processo esecutivo che regola la ricerca telematica di beni e crediti da pignorare. Stando a quanto stabilito, infatti, il creditore per eseguire la ricerca dei beni da aggredire deve presentare una formale istanza all'ufficiale giudiziario per individuarli nelle banche dati fiscali e previdenziali.
Il nuovo sistema di pignoramento di conti correnti, case e altri beni tramite incrocio di tutti i dati in possesso delle diverse banche dati nasce da un accordo tra ministro della Giustizia e Agenzia delle Entrate per permette agli ufficiali giudiziari di accesso alle banche dati dell’amministrazione finanziaria per cercare telematicamente i beni da pignorare, sia che si tratti di conti correnti e sia che si tratti di beni materiali, su richiesta di un creditore o per sottoporre il bene a procedura concorsuale su richiesta del curatore.
Secondo quanto stabilito dalla nuova legge, il creditore che vuole aggredire i beni di un debitore deve prima presentare istanza formale all’ufficiale giudiziario che, a sua volta, individua tali beni cercandoli all’interno delle banche dati fiscali e previdenziali.
Ulteriori leggi più severe per pignoramento di conti correnti, case e altri beni riguardano i nuovi limiti al pignoramento di stipendi e conto correnti, che vengono aggiornati ogni anno perchè dipendono dall’importo dell’assegno sociale, che cambia annualmente per effetto della rivalutazione.
L’importo dell’assegno sociale nel 2023 è di 503,27 euro al mese per 13 mensilità. Considerando che, per legge, non si può pignorare il minimo vitale, pari appunto al doppio dell’assegno sociale e non può mai essere inferiore a mille euro, se l’importo dell’assegno sociale è di 503,27 euro, il minimo vitale 2023 è di 1.006,54 euro e il pignoramento dello stipendio può avvenire oltre tale importo.
E’ possibile pignorare lo stipendio secondo i limiti previsti dalla legge sia presso il datore di lavoro e sia sul conto corrente dove viene accreditato. Per quanto riguarda il pignoramento su un conto corrente, le leggi in vigore 2023 prevedono, in base al saldo disponibile sul conto, si può pignorare solo la parte eccedente il triplo dell’assegno sociale, cioè 1.404,30 euro.