Proroga spesometro, è una beffa. Nella realtà non cambia nulla

Comunicata la decisione del rinvio della prossima scadenza per l'invio dei dati delle fatture emesse e ricevute ovvero il cosiddetto spesometro.

Proroga spesometro, è una beffa. Nella r

Spesometro: cosa cambia realmente


Più che un'abolizione vera e propria dello spesometro si parla di un chiarimento d'urgenza sulla possibilità per i contribuenti di optare per l'invio trimestrale o semestrale. Il giorno successivo alla sua emanazione, il decreto dignità viene adesso passato ai raggi X e c'è già chi manifesta le proprie perplessità sia in riferimento allo spesometro e sia agli altri interventi fiscali. La scadenza per l'invio dei dati delle fatture emesse e ricevute nel terzo trimestre viene fissata al 28 febbraio 2019, ma la novità è un'altra: la possibilità concessa ai contribuenti di optare per l'invio trimestrale o semestrale delle fatture emesse e ricevute, lasciando quindi l'amaro in bocca rispetto alle aspettative iniziali.

Spesometro: cosa cambia realmente

Nella nota ufficiale dell'esecutivo viene comunicata la decisione del rinvio della prossima scadenza per l'invio dei dati delle fatture emesse e ricevute ovvero il cosiddetto spesometro, senza ulteriore dettagli. In buona sostanza succede che nificando le comunicazioni dei dati Iva del terzo e del quarto trimestre all'attuale scadenza del 28 febbraio del prossimo anno si supera l'invio previsto per il mese di settembre. Vale la pena far presente che, prima dell'approvazine del decreto, le scadenze fissate per i contribuenti erano comunque due: quella del 30 settembre 2018 per l'invio dei dati delle fatture del primo semestre e quella del 28 febbraio per quelle del prossimo anno.

Gli altri interventi fiscali

Sulle semplificazioni arriva un pacchetto in misura ridotta ma che, come ha sottolineato il vicepremier Luigi Di Maio, punta a eliminare istituti creati per fare cassa. Il riferimento riguarda anche lo split payment per i professionisti che operano con la pubblica amministrazione. Con il decreto, costi permettendo, si punta e eliminare questo obbligo prevedendo che la scissione contabile non si applichi alle prestazioni i cui compensi sono assoggettati a ritenute alla fonte a titolo di imposta o a titolo di acconto. I tecnici del ministero dell'Economia e di Palazzo Chigi hanno chiesto un supplemento di indagine per definire l'impatto della misura sui conti pubblici.

Altro capitolo, la revisione del redditometro, che porta a una sospensione immediata dei controlli sugli anni d'imposta 2016 e seguenti. Le nuove norme prevedono che il decreto ministeriale che elenca gli elementi indicativi di capacità contributiva attualmente vigente non ha più effetto per i controlli ancora da effettuare sul 2016 e successivi. Inoltre, si prevede che il Ministero dell'Economia possa emanare un nuovo decreto in merito dopo aver sentito l'Istat e le associazioni maggiormente rappresentative dei consumatori.

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