Quando si pu˛ sospendere o pagare meno affitto per coronavirus

di Marianna Quatraro pubblicato il
Quando si pu˛ sospendere o pagare meno a

Quando sospendere pagare meno affitto coronavirus

Quali sono le possibilitÓ per pagamenti di canone di affitto di case e negozi in periodo di piena emergenza coronavirus: cosa fare e chiarimenti

La chiusura delle attività considerate non essenziali, la chiusura di tutte le scuole di ogni ordine e grado e università e il blocco generale di tutte le città italiane stano portando tante categorie di persone, da privati e commercianti, a chiedersi come e cosa fare per il pagamento degli affitti, da quelli di case di studenti fuori sede, ad affitti di negozi e altri locali costretti a rimanere chiusi in questo periodo di piena emergenza coronavirus, a semplici cittadini che magari stanno perdendo il lavoro, o lo hanno già perso, e non sanno come pagare l’affitto.

Si tratta certamente di una situazione straordinaria e imprevedibile che né mai inquilini né proprietari di casa avrebbero mai potuto prevedere e per cui in alcuni casi serve un venirsi incontro per evitare conseguenze spiacevoli. Vediamo chi e quando può sospendere o pagare meno l’affitto per coronavirus.

Quando si può sospendere o pagare meno affitto casa per coronavirus

Se per il pagamento delle rate del mutuo prima casa 2020 è prevista la possibilità di sospensione previa presentazione della domanda presso la propria banca, per chi vive in affitto la legge in realtà non ha previsto alcun sostegno né alcuna misura particolare per agevolare il pagamento del canone di affitto i questi mesi di emergenza coronavirus.

Chi vive, dunque, in affitto non può liberamente decidere di sospendere il pagamento del canone di affitto né di pagare meno anche se si ritrova in condizioni economiche difficili. La regole sarebbe quella di continuare a pagare regolarmente il canone di affitto previsto e se non ci fosse la possibilità di farlo contattare immediatamente il proprietario di casa per capire cosa eventualmente si potrebbe fare.

Se si verifica il caso di impossibilità sopravvenuta, per esempio in caso di perdita del lavoro indipendente dalla propria volontà a causa del coronavirus, il conduttore può chiedere la risoluzione del contratto con effetto immediato, senza obbligo di alcun preavviso ma non potrebbe più rimanere in casa e dovrebbe lasciare l’immobile nel più breve tempo possibile.

Altra soluzione possibile, visto il periodo straordinario che tutti stiamo vivendo, potrebbe essere quella di raggiungere un accordo con il proprietario di casa per una riduzione del canone di affitto almeno fino al termine del periodo di emergenza sanitaria. Precisiamo che se gli inquilini non pagano l’affitto rischiano di diventare morosi con tutte le conseguenze che questa condizione prevede.

Quando si può sospendere o pagare meno affitto studenti fuori sede per coronavirus

Per gli studenti fuori sede non c’è la possibilità di sospendere o pagare meno l’affitto per le case lasciate per tornare a casa considerando la chiusura di tutte le università. Se, però, da una parte, non è possibile sospendere gli affitti degli studenti fuori sede, perché altrimenti si rischia di diventare inquilini morosi, si può cercare un accordo con il proprietario di casa o per pagare meno nel periodo di assenza da casa e alla luce dell’imprevista emergenza che sta colpendo il nostro Paese, o si può disdire il contratto anche senza i soliti mesi di preavviso previsti per la disdetta.

E’ bene, però, considerare che nel caso di disdetta dal contratto senza preavviso, il proprietario di casa può anche decidere di trattenere la cauzione versata dallo studente fuori sede al momento della stipula del contratto.

Quando si può sospendere o pagare meno affitto negozi e immobili commerciali per coronavirus

Anche nel caso di negozi e immobili commerciali, nonostante la chiusura delle attività decisa dal governo, non è prevista la possibilità di sospendere il pagamento del canone di affitto dovuto ma in questo caso si può pagare meno.

Tra le misure inserite nel Decreto Cura Italia dal governo per sostenere i lavoratori figura, infatti, un credito di imposta del 60% da usare in compensazione al momento del pagamento dell’F24 ma valido esclusivamente per gli immobili rientranti nella categoria C-1, cioè negozi e botteghe. Tutti gli altri immobili commerciali ne sono esclusi.

Il credito di imposta al 60% per il canone di affitto dei negozi non spetta, infatti, a diverse tipologie di immobili come le seguenti:

  • bar e ristoranti;
  • ipermercati, supermercati e minimercati;
  • discount alimentari;
  • farmacie;
  • parafarmacie;
  • attività per servizio per la persona (come lavanderie o servizi di pompe funebri e attività connesse);
  • negozi di commercio al dettaglio.

Per avere il credito di imposta al 60% sull’affitto del mese di marzo 2020 bisogna inserire nel modello F24, nella sezione Erario alla colonna ‘importi a credito compensati’, il codice tributo 6914 e l’importo di riferimento del canone di locazione pagato a marzo 2020.
 

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