Redditometro dal 2016 in stand-by, non vale. I motivi

di Chiara Compagnucci pubblicato il
Redditometro dal 2016 in stand-by, non v

Redditometro dal 2016 in stand-by

I motivi di questa scelta sono chiari: l'assenza di un numero rilevante di casi di differenza tra l'importo delle spese sostenute e quello del reddito dichiarato.

Lo prescrive la legge di conversione del decreto dignità: la cancellazione del decreto attuativo del redditometro provoca i suoi effetti per gli anni di imposta seguenti a quelli al 31 dicembre 2015. Detto in altri termini, il redditometro è in stand-by dal 2016. Si tratta dello strumento che si basa sul principio secondo cui il reddito del contribuente deve essere compatibile con le spese sostenute. L'accertamento scatta nel caso in cui la differenza fra il reddito dichiarato e quello accertato sia maggiore del 20%. Secondo il decreto, la subordinazione degli elementi indicativi della capacità contributiva è valida se viene costruita in funzione delle specificità settoriali, demografiche, dimensionali e territoriali.

Stop al Redditometro, si attende un altro decreto

Ebbene, affinché possa trovare applicazione occorre un nuovo decreto attuativo sul redditometro. I motivi di questa precisa scelta del governo sono chiari: l'assenza di un numero rilevante di casi di scostamenti tra l'importo delle spese sostenute risultanti dalle banche dati e quello del reddito complessivo dichiarato dai contribuenti. C'è poi un altro evento che ha fatto da spartiacque: il chiarimento dell'Agenzia delle entrate ha chiarito sulle spese medie Istat: sono utilizzabili in sede di applicazione del redditometro solo per il calcolo delle spese connesse a elementi certi e non per determinare i consumi correnti.

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