Rendite finanziarie: aumento tasse al 26% nel 2018 e congelamento conti correnti. Garanzia a rischio

La novità più importante consiste nel fatto che la ritenuta a le rendite finanziarie saranno tassate al 26% a partire dal 2018 senza più differenze tra rendite qualificate e rendite non qualificate

Rendite finanziarie: aumento tasse al 26

Le rendite finanziarie saranno tassate al 26%. Scopri cosa vuol dire e a chi conviene


Duemiladiciotto che inizierà veramente male per i risparmiatori e investitori. Si inizia con un'aliquota delle rendite finanziare al 26% e ci sono forti rischi anche per i risparmi lasciati nei conti correnti.

Tra le novità contenute nella legge di Bilancio, l’ultimo provvedimento del Governo Gentiloni prima dello scioglimento delle Camere che sancisce la fine della legislatura e l’inizio del percorso che porterà l’Italia alle urne probabilmente nella prossima primavera, quelle che riguardano le rendite finanziarie destano molto interesse. Ci ha pensato il quotidiano “Il Sole24Ore” a spiegare nel dettaglio quali saranno le conseguenze del fatto che verranno tassate al 26%. Una tassazione che verrà estesa anche ai dividendi e alle plusvalenze legate alle cosiddette partecipazioni qualificate.

Questo significa che la novità più importante contenuta nella legge di Bilancio consiste nel fatto che le rendite finanziarie saranno tassate a partire dal 2018 al 26 per cento e questa tassazione verrà applicata anche agli utili qualificati, sancendo la definitiva scomparsa di questa differenza tra utili qualificati e non qualificati. Un provvedimento che avvantaggerà, stando alle previsioni del quotidiano economico e finanziario più importante d’Italia, quelli che passeranno all’incasso di dividendi nella fascia di reddito che va oltre i settantacinque mila euro. Coloro che invece potranno incassare dividendi in una fascia di reddito più bassa dovrebbero risultare, invece, penalizzati da questo nuovo provvedimento.

Rendite tassate al 26%

Per le rendite, a partire dal prossimo anno, dunque, si applicherà l’imposta sostitutiva del 26%. Questo significa che scomparirà la differenza tra partecipazioni qualificate e non con probabili ricadute positive per coloro che passeranno all’incasso di dividendi in quella particolare fascia di reddito che supera oltre i settantacinque mila euro. Rischiano, invece, di essere notevolmente penalizzati i contribuenti che incasseranno dividendi e che si troveranno negli scaglioni di reddito più bassi. Lo stesso accadrà per le plusvalenze relative a partecipazioni qualificate. Uno dei lati positivi che sembra aver convinto i risparmiatori risiede nel fatto che, dopo l’entrata in vigore di questo provvedimento, non esisterà più nessuna differenza tra plusvalenze e le minusvalenze derivanti da partecipazioni qualificate con le minusvalenze e plusvalenze non qualificate.

Provvedimenti ovviamente che nell’ottica di chi li ha proposti dovrebbero consentire un introito positivo che per il 2018 è stato stimato pari a circa 253 milioni circa. Cifra che scenderà a dieci milioni nel 2019 prima che il saldo tra tassazione a Irpef e la nuova imposta sostitutiva assuma il segno negativo per una cifra che dovrebbe superare gli undici milioni di euro. Questo succederà dal dal 2020 in poi.

Per gli strumenti finanziari partecipativi e per i contratti di associazione in partecipazione si fa riferimento al rapporto fra apporto e patrimonio netto dell’emittente o dell’associante. Le novità avranno ripercussioni concrete anche per quel che riguarda l’impatto delle plusvalenze e delle minusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni, oppure altri strumenti finanziari. Le conseguenze di questi nuovi provvedimenti interesseranno sia le persone fisiche residenti, non residenti, le società semplici e gli enti non commerciali residenti in Italia.

Conti bancari senza garanzia. Anche questi sotto i 100.000 euro

Esiste infatti una direttiva sulle risoluzioni bancarie che prevede la protezione di alcuni depositi e tra questi rientrano appunto i conti concorrenti fino a 100.000 euro, tutelati dal fondo di garanzia dei depositi. Ebbene, la Banca centrale europea ha dato il via libera al cambiamento di questa norma. La procedura, si ricorda, viene attivata se la banca è in dissesto o a rischio di dissesto, non si ritiene che misure alternative di natura privata o di vigilanza consentano di evitare in tempi ragionevoli il dissesto dell'intermediario, sottoporre la banca alla liquidazione ordinaria non permetterebbe di salvaguardare la stabilità sistemica, di proteggere depositanti e clienti, di assicurare la continuità dei servizi finanziari essenziali. Di conseguenza la risoluzione sul bail in viene ritenuta la sola via necessaria per l'interesse pubblico.

Rischio congelamento conti corrente

Naturalmente è comprensibile credere che dinanzi a uno scenario di questo tipo, i risparmiatori possano decidere in fretta e furia di ritirare le somme depositate in banca primac che siano utilizzate per il salvataggio. E qui entra in gioco una iniziativa ulteriore, quella che nel rapporto della Banca centrale europea viene definita "failing or likely to fail". In pratica viene autorizzato il congelamento dei conti. Per un periodo limitato, non superiore ai cinque giorni, viene vietato ai risparmiatori di effettuare grandi prelievi. Gli sportelli bancomat servirebbe insomma solo per piccole necessità giornaliere. A quel punto, in caso di eccezionalità, diventerebbe impossibile non contribuire all'eventuale salvataggio della propria banca in crisi. In conclusione, verrebbe demolito uno dei capisaldi per la stabilità dei sistemi finanziari.




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di Luigi Mannini pubblicato il