Rimborsi IVA veloci: miliardi di euro per imprese e famiglie

Nel 2018 l'Agenzia delle Entrate prevede di ridurre i tempi di pagamento per i rimborsi IVA

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Rimborsi iva veloci


Oltre 40 miliardi di rimborsi previsti per famiglie e imprese nel 2018, di cui 16 di rimborsi IVA che passarranno dagli attuali 90 giorni a soli 70 giorni dalla richiesta. Un ulteriore passo avanti, da quando per ottenere un rimborso era necessario attendere più di 180 giorni. Sarebbe ora il caso di accellerare anche i rimborsi dei contributi, che spesso possono arrivare anche a tre o più anni.

Se il 2018 è partito con una serie di rincari in molti settori, da una parte c’è una buona notizia. In arrivo miliardi di Rimborsi IVA che da quest’anno saranno anche più veloci. Se nel 2014 erano necessari 180 giorni per il rimborso, nel 2017 la media in Italia era di 90 giorni da oggi l’Agenzia delle Entrate stima i tempi ridotti a 70 giorni, grazie al fatto che sarà direttamente l’ente centrale ad emettere il rimborso all’impresa senza più prima trasmettere il pagamento all’ente provinciale che poi avrebbe pagato l’azienda.

Nel 2017 l’Agenzia delle Entrate ha emesso 16 miliardi di rimborsi ad aziende, liberi professionisti, persone fisiche e cittadini.

Ci sono due aspetti da prendere in considerazione quando si parla di tasse in Italia. Innanzitutto il livello medio molto alto se paragonato a quello della maggior parte degli altri Paesi europei. Anche se è pur vero che si registra un leggero calo rispetto al passato. In seconda battuta c'è un problema di distribuzione delle imposte e se il confronto rimane sempre molto accesso non è affatto casuale, ma è una diretta conseguenza. Il rapporto Paying Taxes realizzato da Banca mondiale e Pwc svela anche un altro interessante dato: le tasse a carico delle imprese ammontano al 48% dei profitti commerciali. Anche se il trend è in discesa, il nostro non è certamente tra i Paesi virtuosi se lo studio sul Total Tax & Contribution Rate ci colloca in 112esima posizione su 190. E poi l'Italia si colloca in posizione peggiore rispetto alla media mondiale dove l'incidenza è comunque in crescita dello 0,1%, e a quella europea.

Cosa racconta il Paying Taxes 2018

Il rapporto di Banca Mondiale e PwC è importante perché prende in esame le tasse a carico delle aziende. Al di là del Post filing index che analizza i tempi per ottenere un rimborso Iva, gli indicatori di riferimento sono tre:

  1. il Total Tax & Contribution Rate che sintetizza il carico fiscale e contributivo per le imprese e non solo la pressione fiscale;
  2. il tempo necessario per gli adempimenti fiscali relativi a imposte sui redditi, imposte sul lavoro e contributi obbligatori, imposte sui consumi;
  3. la quantità di versamenti effettuati.

Il risultato è come al solito in chiaroscuro. Se da una parte si registrano lievi miglioramenti sul versante del peso delle tasse e dei contributi sui profitti commerciali delle imprese in Italia, dall'altra non si può non rilevare come il nostro non è un Paese competitivo dal punto di vista fiscale. Significa che fare impresa altrove è più conveniente che dalle nostre parti con tutte le ricadute che seguono in termini di produzione e occupazionali. Dal punto di vista metodologico, è utile ricordare come questo studio valuti, Paying Taxes 2018 prende in considerazione imposte, tasse e contributi obbligatori cui è soggetta un'impresa di medie dimensioni in un preciso anno, oltre che il peso amministrativo della presentazione e del pagamento delle imposte, e degli adempimenti successivi. Ebbene, l'Italia ha fatto registrare questi risultati:

  1. Total Tax & Contribution Rate al 48% ovvero in calo di 14 punti rispetto all'anno precedente;
  2. 238 ore impiegate per gli adempimenti fiscali rispetto a un dato complessivo di 240 ore;
  3. numero dei pagamenti pari a 14.

Tasse, imposte e contributi

Le imposte, le tasse e i contributi analizzati nel Paying Taxes 2018 comprendono le imposte sui redditi, i contributi previdenziali e le tasse sul lavoro versate dal datore di lavoro, le imposte patrimoniali e sulle transazioni relative agli immobili, le tasse sui dividendi, sul capital gain, sulle transazioni finanziarie, sulla raccolta dei rifiuti, sulla circolazione dei veicoli e altri contributi minori. C'è chi, come Fabrizio Acerbis, partner di PwC TLS, preferisce vedere il bicchiere mezzo pieno e riferisce di un trend positivo. L'esperto ricorda come nell'indice non rientrino alcuni interventi legislativi italiani finalizzati al rafforzamento delle strutture produttive e a ridurre il carico fiscale complessivo, come il superammortamento per l'acquisto di beni strumentali, il Patent box o i crediti per ricerca e sviluppo. Tuttavia fa anche notare come la pressione fiscale e il costo di compliance non esauriscono i temi della fiscalità perché la stabilità delle norme, la certezza interpretativa, i tempi del contenzioso, influiscono sulla competitività dei Paesi.