Tangenziale Napoli, aumento pedaggio di 1 euro da gennaio 2018

Aumento del costo del pedaggio per la tangenziale a Napoli, ma è uno dei tanti rincari che ci saranno in tutta Italia

Tangenziale Napoli, aumento pedaggio di

Aumento tariffa pedaggio tangenziale Napoli


Una serie di aumenti anche per la tangenziale di Napoli scatterà nel 2018 insieme ai tanti rincari per tutti gli italiani di tutti i tipi.

Tangenziale a Napoli

Migliaia sono i napoletani che usano la tangenziale tutti i giorni e ancor di più qualche volta alla settiman. Ed è chiaro che la decisione ufficiale del rincaro della tariffa non può che non fare piacere, anche perchè se nera già discusso animatamente e si era cercato di evitarlo.
Ma non ci si è riusciti affatto e così dal 1 Gennaio 2018 l'aumento sarà da 95 centesimi ad 1 euro  del pedaggio della tangenziale.

In realtà questo rincaro vale per i mezzi di classe 2, ma per quelli di classe 3 il coso sarà di 1,60, quelli di classe 4 di 2,05 euro. L'aumento della classe 5 e classe 6 sarà sarà, invece, rispetto al 2017 di 10 centesimi ovvero rispettivamente 2,55 euo e 3 euro, mentre per la casse 7 e 8 di ben 15 entesimi ovvero 3,45 e 3,90

Le tariffe e la realativa crescita è stato deciso dal decreto interministeriale del 29 dicembre 2017 numero 604 da parte del Ministero Dell'economia e del Dicastero dei Trasporti e Infrastratture

Aumento tasse su azioni e obbligazioni

Duemiladiciotto che inizierà veramente male per i risparmiatori e investitori. Si inizia con un'aliquota delle rendite finanziare al 26% e ci sono forti rischi anche per i risparmi lasciati nei conti correnti.

Tra le novità contenute nella legge di Bilancio, l’ultimo provvedimento del Governo Gentiloni prima dello scioglimento delle Camere che sancisce la fine della legislatura e l’inizio del percorso che porterà l’Italia alle urne probabilmente nella prossima primavera, quelle che riguardano le rendite finanziarie destano molto interesse. Ci ha pensato il quotidiano “Il Sole24Ore” a spiegare nel dettaglio quali saranno le conseguenze del fatto che verranno tassate al 26%. Una tassazione che verrà estesa anche ai dividendi e alle plusvalenze legate alle cosiddette partecipazioni qualificate.

Questo significa che la novità più importante contenuta nella legge di Bilancio consiste nel fatto che le rendite finanziarie saranno tassate a partire dal 2018 al 26 per cento e questa tassazione verrà applicata anche agli utili qualificati, sancendo la definitiva scomparsa di questa differenza tra utili qualificati e non qualificati. Un provvedimento che avvantaggerà, stando alle previsioni del quotidiano economico e finanziario più importante d’Italia, quelli che passeranno all’incasso di dividendi nella fascia di reddito che va oltre i settantacinque mila euro. Coloro che invece potranno incassare dividendi in una fascia di reddito più bassa dovrebbero risultare, invece, penalizzati da questo nuovo provvedimento.

Per le rendite, a partire dal prossimo anno, dunque, si applicherà l’imposta sostitutiva del 26%. Questo significa che scomparirà la differenza tra partecipazioni qualificate e non con probabili ricadute positive per coloro che passeranno all’incasso di dividendi in quella particolare fascia di reddito che supera oltre i settantacinque mila euro. Rischiano, invece, di essere notevolmente penalizzati i contribuenti che incasseranno dividendi e che si troveranno negli scaglioni di reddito più bassi. Lo stesso accadrà per le plusvalenze relative a partecipazioni qualificate. Uno dei lati positivi che sembra aver convinto i risparmiatori risiede nel fatto che, dopo l’entrata in vigore di questo provvedimento, non esisterà più nessuna differenza tra plusvalenze e le minusvalenze derivanti da partecipazioni qualificate con le minusvalenze e plusvalenze non qualificate.

Provvedimenti ovviamente che nell’ottica di chi li ha proposti dovrebbero consentire un introito positivo che per il 2018 è stato stimato pari a circa 253 milioni circa. Cifra che scenderà a dieci milioni nel 2019 prima che il saldo tra tassazione a Irpef e la nuova imposta sostitutiva assuma il segno negativo per una cifra che dovrebbe superare gli undici milioni di euro. Questo succederà dal dal 2020 in poi.

Per gli strumenti finanziari partecipativi e per i contratti di associazione in partecipazione si fa riferimento al rapporto fra apporto e patrimonio netto dell’emittente o dell’associante. Le novità avranno ripercussioni concrete anche per quel che riguarda l’impatto delle plusvalenze e delle minusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni, oppure altri strumenti finanziari. Le conseguenze di questi nuovi provvedimenti interesseranno sia le persone fisiche residenti, non residenti, le società semplici e gli enti non commerciali residenti in Italia.

Buste frutta e verdura a pagamento a pagamento, tassa spesa

Perché poi sembra quasi un presa in giro che vengono levate le tasse più vistose, come quelle sulle prime abitazioni, se poi la stessa somma viene riscossa con tante altre microimposte. L'ultima di queste fa quasi sorridere se non fosse che è terribilmente seria. Si tratta di quella che è stata battezza la tassa sui sacchetti della frutta e della verdura. Dal punto di vista strettamente tecnico non è così, o comunque lo è solo importa in quanto nelle casse statali finisce solo una parte del costo a carico del cittadino, ma si tratta appunto di una spesa che colpisci tutti indiscriminatamente. Non si tratta dei sacchetti biodegradabili con cui portiamo la spesa dal supermercato a casa (peraltro a pagamento anch'essi, ma di quelli utilizzati nel reparto dell'ortofrutta per contenere mele e pere, melanzane e zucchine, limoni e arance, solo per citarne alcune.

Non si tratti, si badi bene, di una proposta da approvare perché è già tutto fatto. Dal primo gennaio anche i sacchetti di frutta e verdura avranno un costo. Una brutta sorpresa che non si potrà evitare. Non c'è un prezzo prefissato poiché varierà per ogni supermercato ma è lecito credere che possa rientrare nella fascia tra 2 e 10 centesimi di euro. La decisione è stata assunta per ridurre il consumo e l'abuso di quei sacchetti di plastica così nocivi per l'ambiente. In buona sostanza si tratta di una estensione di quanto già avviene con i sacchetti per la spesa e il cui costo raggiunge appunto i 10 centesimi. Facile credere che, nel pieno spirito della normativa italiana che recepisce una specifica direttiva europea, ci si potrà in qualche modo attrezzare diversamente, anche per evitare l'accumulo di inutili sacchetti.

E per dimostrare che fanno sul serio ovvero che commercianti e supermercati non potranno chiudere un occhio, sono previste multe salatissime: da 2.500 a 25.000 euro e fino a 100.000 se la violazione del divieto riguarda gradi quantitativi di buste di plastica o se il loro valore è maggiore al 10 per cento del fatturato del trasgressore. Per evitare discussioni all'interno degli stessi punti vendita, piccoli o grandi che siano, il prezzo sarà inserito nello scontrino. Se è innegabile che gli attuali sacchetti di plastica vadano fatti sparire e sostituire, non si capisce perché spetta al consumatore farsi carico di costi. Perché poi non si tratta dei pochi centesimi sborsati lì per lì, ma di tutte le volte che siamo chiamati a farlo nell'arco di un anno. Al supermercato come in svariati altri settori poiché gli aumenti di tasse e piccole imposte sono ben piazzati un po' ovunque. E alla fine dell'anno tutte queste spese finiscono in cavalleria.

Aumento tariffe operatori 

Ritorno a 28 giorni delle bollette dei cellulari e adsl e linea fissa del telefono, ma come avevano previsto ampiamento già almeno 1 mese fa, vi è il rincaro e l'aumento del costo spalmato su 12 mensilità anzichè  tredici. E non è finita.

Il primo operatore ad aumentare ufficialmente le tariffe è Tim con linea telefonica e Adsl con un comunicato ufficiale ai propri cliente che lo scatto inizierà dal 1 Gennaio giorno in cui inizierà la fatturazione a 28 giorni nuovamente.
E il rincaro come scrivevamo anche sotto saà dello 8,6% proprio quelo perso con il ritorno alla fatturazione mensile.


E gli altri operatori, ma anche Sky dovrebbero fare lo stesso e, secondo alcuni esperti, potrebbero anche aumentare di più le bollette sia con rincari generalizzati, sia rendendo a pagamento servizi che prima non lo erano.




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di Luigi Mannini pubblicato il