Tasse condono pronto, maxi sanatoria si allarga da liti fiscali a cartelle

Torta da 100 miliardi perché oltre ai 50 miliardi di cartelle Equitalia giudicate esigibili, il governo Conte pensa a rendere condonabili le liti per altri 50 miliardi.

Tasse condono pronto, maxi sanatoria si

Liti pendenti e valore


UUn mega condono, una maxi sanatoria o come la vuole l'esecutivo una Pace Fiscale da cui ripartire. E che sarà ampia, strutturata e allargata per arrivare al, comunque, difficile obiettivo dei 100 miliardi.
 

Il piano del governo sulle tasse prevede una maxi sanatoria fiscale. Ed è realmente maxi perché il condono si allargherebbe dalle cartelle alle stesse liti fiscali. Che poi si chiami pace fiscale o condono poco cambia perché nella sostanza si tratta solo di sfumature. Ma per l'esecutivo questa sanatoria tombale allo studio sarebbe realmente preziosa se non vita perché andrebbe a finanziare la flat tax ovvero la tassa piatta (in realtà le aliquote sono due in ossequio al principio costituzionale della progressività delle imposte) che rappresenta uno dei capisaldi di questo governo. La posta on gioco è alta perché in ballo c'è la maxi cifra di 100 miliardi di euro.

Liti pendenti e valore

A conti fatti si tratta di una torta da 100 miliardi perché oltre ai 50 miliardi di cartelle Equitalia giudicate esigibili, il governo Conte pensa a rendere condonabili le liti per altri 50 miliardi. Tanto per intenderci sulle intenzioni, secondo Massimo Bitonci, sottosegretario leghista al Tesoro, la pace fiscale deve essere ampia, generica e strutturale. Una prima tabella, quella sulle liti pendenti per anno di presentazione, dà un'idea plastica del trend costantemente in ascesa ovvero dell'impatto di un provvedimento di questo tipo per i conti pubblici e per il fisco italiano.

  1. pre 2011 723.185.337 euro (1,43%)
  2. 2011 900.396.515 euro (1,79%)
  3. 2012 1.084.699.599 euro (2,15%)
  4. 2013 1.877.444.374 euro (3,72%)
  5. 2014 2.481.895.128 euro (4,92%)
  6. 2015 5.830.009.450 euro (11,57%)
  7. 2016 12.093.431.920 euro (23,99%)
  8. 2017 25.410.973.373 euro (50,42%)
  9. TOTALE 50.402.035.696 euro

E sempre grazie ai dati del Ministero dell'Economia, è possibile entrare nel cuore di queste informazioni distribuendo il valore per scaglioni. E anche in questo caso ci si accorge come la maggiore quantità è nella fascia più bassa:

  1. da 0 a 3.000 euro 171.734 liti (41,12%)
  2. da 3.000,01 a 20.000 euro 114.642 liti (27,45%)
  3. da 20.000,01 a 100.000 euro 74.332 liti (17,80%)
  4. da 100.000,01 a 1 milione di euro 33.589 liti (8,04%)
  5. da 1.000.000,01 a 10 milioni di euro 5.884 liti (1,41%)
  6. oltre 10 milioni di euro 605 liti (0,14%)
  7. valore indeterminabile 16.849 liti (4,03%)

Bastano le coperture?

Il punto è anche un altro ovvero è sempre quello delle coperture economiche e della spesa per lo Stato. Come fa notare la Repubblica, se anche l'erario riuscisse a incassare un quarto di quei 100 miliardi, l'introito di 25 miliardi sarebbe sufficiente a coprire solo metà della flat tax che ne vale 50. In ogni caso saremmo ben distanti dai 60 miliardi in due anni, il gettito inizialmente stimato per la pace fiscale.

Eliminazioni controlli e nuove strategie

Stando a quanto riportano le ultime notizie, il ministro Di Maio, all'indomani dell'incontro con i rappresentanti degli imprenditori dell'associazione Drappo Bianco, che chiedono riduzione della spesa pubblica, della burocrazia e dell'imposizione fiscale, avrebbe chiaramente detto che è arrivato il momento di mettere a punto leggi anti evasioni che non penalizzino chi ha sempre pagato le tasse ma che siano mirate a colpire gli evasori. Solo in questo modo qualcosa in Italia potrebbe realmente cambiare anche se, come ben sappiamo, il fenomeno dell’evasione fiscale nel nostro Paese è talmente profondo e radicato che difficilmente, nonostante le diverse leggi, si potrà eliminare del tutto. Secondo un recete studio, ad evadere maggiormente le tasse sono principalmente i lavoratori autonomi e chi può contare su rendite immobiliari, ossia sugli affitti.

Il tasso di evasione totale è, infatti, pari al 37% per i redditi da lavoro autonomo e impresa, e sale al 65% in riferimento alle rendite provenienti da case, uffici e stabili. Dei circa 38,5 miliardi l’anno che mancano, 20,9 miliardi sono ‘mancanze’ da parte dei lavoratori autonomi, 14,7 miliardi dalle rendite immobiliari, e 2,6 miliardi dai dipendenti. Inoltre, dallo stesso studio è emerso che chi dichiara entrate tra 20 e 26 mila euro, ne nasconde oltre 13 mila, e chi dichiara oltre 75 mila euro l’anno, in realtà ne guadagna circa 106 mila.

Di Maio è ben consapevole del fatto che oggi ad essere maggiormente colpiti sono imprenditori e professionisti la cui vita, tra imposizione fiscale e poche tutele, è sempre più complessa. Se, da una parte, Di Maio è tra coloro che ritiene che alcuni strumenti volti all'accertamento fiscale dei contribuenti debbano essere eliminati, da spesometro, a redditometro e split payment, e sostituiti con meccanismi digitali senza alcun onere per l’imprenditore ma con incrocio dei dati da parte dello Stato. E poi c'è da aggiungere 'idea di Salvini di eliminare il tetto sui contanti e di dare libero utlizzo, che in parte stride conquanto vuole fare M5S

Il ministro ha, dunque, spiegato di voler eliminare spesometro, per i controlli sui pagamenti dell’Iva, e redditometro, strumento in grado di incrociare tutti i dati dei contribuenti per scoprire eventuali evasori e grazie al quale l’Agenzia delle Entrate può verificare il reddito delle persone fisiche in base al possesso di determinati beni, introducendo una serie di misure a costo zero, con particolare riferimento agli strumenti digitalizzati che non siano a carico degli imprenditori, rendendoli, dunque meno impegnati.

Reddito cittadinanza

Per il reddito di cittadinanza non c'è adesso tempo e soprattutto non ci sono subito le risorse necessarie. Il vicepremier e ministro del Lavoro Luigi Di Maio ha comunque rivelato come sia allo studio ala creazione di un fondo dedicato. Il tutto mentre ha ribadito il blocco dell'aumento dell'Iva e l'individuazione degli interventi prioritari per dare attuazione al programma.

Cmunque, il premier italiano, Giuseppe Conte, in visita in Germania dalla Cancelliera Angela Merkel ha affrontato i temi cruciali per Italia e Europa, dalla questione immigrazione che, soprattutto nelle ultime settimane, ha fatto parecchio discutere tra polemiche, per il respingimento della nave Acquarius da parte dell’Italia che ha sempre accolto i migranti, dibattiti e richieste di aiuto concreto da parte dell’Europa, alle questioni rimpatri, protezione delle frontiere e investimenti in Africa per ridurre i flussi migratori verso l’Europa, alla necessità di istituzione nel nostro Paese del reddito di cittadinanza, misura da sempre cara al M5S e che sta diventando davvero fondamentale per sostenere chi è costretto a vivere in condizioni economiche difficili.

Nel corso dell’incontro con la Cancelliera tedesca, il premier Conte ha chiaramente spiegato come per poter effettivamente dare il via al reddito di cittadinanza in Italia, sia essenziale il ruolo dell’Europa sia da un punto di vista finanziario sia per quanto riguarda linee guida per rendere questa misura effettivamente efficace. Proprio in virtù di questo essenziale ruolo europeo, il premier Conte ha annunciato che nel prossimo Consiglio europeo, l’Italia chiederà fondi europei per definire misure di sostegno volte all’inclusione sociale in modo da poter garantire, come la stessa Europa chiede del resto da tempo, stabilità e crescita comune.

E proprio in relazione a questa richiesta che sarà avanzata all’Ue, Conte si rivolge alla Merkel per eventuale sostegno. Per Conte, infatti, considerando le risorse economiche necessarie per l’attuazione della misura, servirà sostegno in Europa, e non solo per evitare bocciature ma anche per avere appoggi economici.

E non solo: l’aspettativa del premier italiano da parte della cancelliera tedesca è anche orientata verso la possibilità di revisione e miglioramento dell’Unione economica e monetaria prevedendo una maggiore condivisione dei rischi. Al termine dell’incontro, sia premier italiano che cancelliera tedesca hanno giudicato positivo l’incontro avuto, facendo, dunque, presumere una possibile nuova collaborazione tra il nostro Paese e la Germani anche e soprattutto in Europa, dove avrebbe un importante peso.

Pensioni

C’è chi ritiene che le novità per le pensioni, da quota 100 a quota 41, non rappresentino una priorità di questo governo che avrebbe temi ben più importanti e delicati da affrontare e vorrebbe partire da introduzione della flat tax e pace fiscale, e c’è invece chi spiega che le novità per le pensioni, con particolare riferimento alla quota, sarà già nella prossima Legge di Bilancio. Stando, infatti, a quanto riportano le ultime notizie, il viceministro dell’economia Garavaglia avrebbe chiaramente detto che le novità per le pensioni, pur non essendo ancora state discusse effettivamente, saranno certamente nella prossima Legge di Bilancio.

Ma queste parole non collimano con le posizioni del ministro dell'Economia Tria che avrebbe chiaramente ribadito più volte che sono sì necessari miglioramenti per le attuali norma pensionistiche ma non totali stravolgimenti della legge Fornero in vigore, ritenendo, tra l'altro, che siano prioritarie altre misure. E prima che eventualmente davvero ogni novità per le pensioni venga inserita nella prossima Legge di Bilancio bisognerà sciogliere nodi relativi ad eventuali svantaggi che le stesse novità per le pensioni potrebbero comportare, a partire da assegni pensionistici ridotti.

La novità per le pensioni di quota 100, somma di età anagrafica ed età contributiva, così come attualmente proposta dovrebbe avere una base di 64 anni di età e 36 anni di contributi, una novità, dunque, che permetterebbe di anticipare l’uscita dal lavoro di ben tre anni rispetto ad ora, quattro se si considera che dal primo gennaio 2019 l’età pensionabile dovrebbe salire ancora arrivando ai 67 anni di età. Tuttavia, se da tanto e per tanti la novità per le pensioni rappresenta la giusta soluzione pensionistica per tutti coloro per niente soddisfatti dalle attuali norme pensionistiche, dall’altra ci sarebbe da ben valutare gli effetti di approvazione di questa novità.

Con la novità per le pensioni di quota 100, per esempio, stando alle ultime notizie, gli assegni finali potrebbero essere meno cospicui rispetto a quanto si percepirebbe con le attuali norme pensionistiche, perché, chiaramente, andando in pensione prima si maturano meno contributi ed essendo l’attuale calcolo della pensione finale basato solo sul metodo contributivo, è chiaro che avendo meno contributi si percepirebbe anche meno. E, secondo le stime, l’importo dell’assegno finale di chi andrà in pensione con la quota 100 sarà ridotto di almeno l’8%.

Ma non è questa l’unica brutta notizia per chi attende da tanto questa novità per le pensioni: sempre stando alle ultime notizie, la quota 100 allungherebbe in alcuni casi l’età pensionabile fino anche a tre anni.  Ad essere maggiormente penalizzati dalla quota 100 sarebbero soprattutto i giovani di oggi che hanno carriere discontinue o che hanno vissute momenti di stop al lavoro superiori ai 2 anni per cassa integrazione o malattia. Se davvero la novità per le pensioni dovesse rientrare nella nuova Legge di Bilancio, allora sarebbe in vigore a partire dal primo gennaio e l'aumento dell'età pensionabile a 67 anni sarebbe scongiurato. Ma su questi temi ci sono non pochi dubbi.

Non solo quota 100: tra le novità per le pensioni che, stando a quanto riportano le ultime notizie, potrebbe arrivare da gennaio 2019 è la novità per le pensioni di quota 41. Anche su questa, però, sono differenti e divergenti le posizioni, perché, ancora una volta, il ministro dell’Economia Tria non ritiene la misura sia tra le priorità da affrontare. E anche nel caso della quota 41, prima dell’approvazione tanto auspicata, sarebbe meglio considerarne effetti ed eventuali svantaggi. Secondo le ultime notizie, infatti, andando in pensione con la quota 41 si percepirebbero assegni pensionistici tagliati fino al 10%, per sostenere il sistema contributivo previdenziale. Tuttavia, i requisiti cambierebbero e diventerebbero meno rigidi. Se, infatti, oggi per andare in pensione con la quota 41 bisogna aver maturato almeno un anno di contributi entro il 19 esimo anno di età ed essere lavoratori usuranti o gravosi, o invalidi, con una invalidità dal 74% in poi, o essere un parente che assiste l’invalido da almeno sei mesi al momento della richiesta di quota 41, se approvata dal 2019, non prevederebbe più alcuno di questi paletti, per cui basterà a tutti solo raggiungere i 41 anni di contributi per andare in pensione.

Nessuna novità dovrebbe invece essere prevista se venisse ulteriormente prorogata l’opzione donna anche per il prossimo anno. Ciò significa che lavoratrici statali e autonome e private potranno continuare ad andare in pensione prima, rispettivamente a 57 e 58 anni di età, con 35 anni di contributi ma a condizione di accettare di calcolare la loro pensione finale esclusivamente con sistema contributivo, percependo pertanto assegni finali decisamente ridotti. Su quest’ultimo punto però sono ancora decisamente incerte le notizie e non si sa nemmeno se effettivamente l’ulteriore proroga sarà approvata. Molto, chiaramente, dipenderà dalle risorse economiche disponibili.