TITOLO CONTI CORRENTI

I giudici della sezione tributaria della Corte di Cassazione hanno messo un importante punto fermo nel rapporto tra fisco e contribuente.

TITOLO CONTI CORRENTI

Condanna nei confronti di un professionista


Mettere mano nei conti correnti da parte del fisco è adesso più facile. A stabilirlo è stata la V Sezione Civile della Corte di Cassazione con una sentenza di condanna nei confronti di un professionista e a favore dell'Agenzia delle entrate, destinata a fare giurisprudenza con conseguente di primo piano per i contribuenti. In buona sostanza viene a cadere il discrimine dei gravi indizi di evasione fiscale e l'Agenzia di via XX Settembre può adesso procedere agli accertamenti bancari sul conto corrente della persona sospettata con maggiore libertà. Di più: il fisco non ha l'obbligo di motivare in relazione alle indagini svolte dalle Fiamme gialle sui movimenti sospetti. La sentenza è la numero 8266 del 2018.

Cosa cambia con la sentenza della Cassazione

I giudici della sezione tributaria della Corte di Cassazione hanno allora messo un importante punto fermo nel rapporto tra fisco e contribuente. Da adesso in poi l'Agenzia delle entrate può compiere accertamenti sui conti correnti bancari o su quelli postali senza spiegazioni e senza la presenza di indizi gravi sulla presunta evasione fiscale. E, come premesso, gli uomini della Guardia di finanza possono non essere coinvolti. Il problema per i contribuenti è anche e soprattutto un altro: l'indispensabilità di fornire prove a sua discolpa. Si tratta della cosiddetta inversione dell'onere della prova, secondo cui il fisco procede ai controlli e poi spetta ai cittadini dimostrare che ha sbagliato. Anche se sono necessari anni e anche se nel frattempo ha pagato multe.

E a passare alla storia per essere stato il primo a soccombere è stato appunto un professionista sanzionato per aver fatto versamenti e prelievi considerati non congrui dall'Agenzia delle entrate rispetto al reddito dichiarato. E la sentenza di condanna è arrivata al foto finish, considerando che l'uomo si era visto dare ragione sia in primo grado e sia in appello per poi soccombere in Cassazione.

La decisione dei giudici sull'accertamento delle imposte

Stando a quanto si legge sulla sentenza in materia di accertamento delle imposte sui redditi, l'utilizzazione dei poteri previsti dall'articolo 18 della legge 413 del 1991,anche in riferimento ad annualità precedenti alla sua entrata in vigore non configura un'applicazione retroattiva della disposizione in esame, in quanto non comporta una modificazione sostanziale della posizione soggettiva del contribuente, i cui obblighi nei confronti del fisco restano quelli separatamente contemplati dalle leggi in vigore al tempo della dichiarazione.