Tribunale, decide la riduzione del debito del 73%. La storia

Il piano di rientro di quanto rimane del debito da coprire è garantito finanziariamente dal padre della debitrice e da una associazione antiusura.

Tribunale, decide la riduzione del debit

Più vantaggioso della rottamazione delle cartelle


Entra in gioco la legge sul sovraindebitamento e mostra tutti i suoi effetti. Una ex titolare di una ditta individuale è infatti riuscita a ridurre il debito maturato con il fisco da 220.000 euro a 60.000 euro ovvero del 73%. La ratio di questa importante disposizione in ambito fiscale è molto chiara: il contribuente, se meritevole, può abbattere il debito fiscale consentendo di pagare in base alle proprie possibilità. E come dimostrato da questa vicenda che ha visto come protagonista Equitalia ovvero l'Agenzia delle Entrate Riscossione in seguito al passaggio delle consegne, il passaggio dalle parole ai fatti è concreto, anche se è lecito immaginare come non sia automatico.

Più vantaggioso della rottamazione delle cartelle

Di interessante c'è anche un altro aspetto ovvero che questa operazione si rivela a conti fatti più vantaggiosa della rottamazione delle cartelle. La sentenza del tribunale di Monza va dunque letta con attenzione per comprendere quali sono gli spazi di manovra e fino a che punto il giudice è disposto a dare ragione al contribuente. La storia è presto detta perché la titolare di una ditta individuale chiusa da anni aveva maturato un debito di circa 220.000 euro con Equitalia, poi diventata Agenzia delle Entrate Riscossione. Si tratta di una situazione molto comune in Italia perché la crisi degli ultimi anni ha provocato un vertiginoso aumento del numero di debitori. In qualche modo è una storia simbolo.

A quel punto la donna ha cercato e trovato un accordo di sovraindebitamento di riduzione della cifra per quasi tre quarti dell'importo totale. Approvato dall'Agenzia delle entrate, il progetto è garantito finanziariamente dal padre della debitrice e da una associazione antiusura. Proprio quest'ultimo è un passaggio chiave perché, come spiegato dall'avvocato Pasquale Lacalandra, specializzato in diritto fallimentare e crisi da sovraindebitamento, è opportuno incentivare l'intervento di enti di solidarietà che potrebbero garantire una maggiore applicabilità della legge sul sovraindebitamento e consentire all’agente riscossore di rientrare di quelle somme che altrimenti non riuscirebbe a recuperare.

Ma attenzione, perché nel contesto della procedura di sovraindebitamento, il fisco non può esprime il voto per conto degli enti creditori affidatari del credito. Significa che in assenza di un parere sfavorevole da parte dell'ente creditore, l'accodo di composizione della crisi (come nel caso della debitrice su cui si è espresso il tribunale di Monza) deve essere omologato.

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