Banche dati, profili sempre più rubati. Ecco quanto vale un’identità italiana e rischi

Gli attacchi informatici che si sono verificati in Italia nell’ultimo anno sono ben diecimila di cui il 76% è costituito dal furto di banche dati. Un trend che purtroppo appare in continua crescita

Banche dati, profili sempre più rubati.

Quanto vale il profilo di un italiano venduto sul dark Web? La nuova frontiera del crimine corre sul web

È stato il direttore della polizia postale, Nunzia Ciardi, a lanciare l’allarme in un’intervista rilasciata all’ANSA citando l'analisi effettuata nel rapporto Clusit 2018 sulla sicurezza Ict in Italia. La criminalità organizzata sta esplorando le nuove frontiere virtuali per mettere a segno le malefatte. In pratica la nuova tendenza è quella dei furti di banche dati che vengono rivendute o utilizzati per fini che con la legalità hanno ben poco da spartire.

Basta un dato per comprendere come questo sia un trend in continua crescita visto che gli attacchi informatici che si sono verificati in Italia nell’ultimo anno sono ben diecimila di cui il 76% è costituito dal furto di banche dati. Ogni profilo italiano rubato ha un costo. Che in media non è nemmeno troppo elevato. Ecco quanto vale un’identità italiana e quali sono i rischi da conoscere ed evitare.

Profili banche dati rubati un italiano vale in media due euro

Il profilo di un italiano rubato dalle banche dati vale in media due euro. Ma il mare nel quale i criminali possono pescare è sterminato e contiene una miniera di dati sensibili e bancari impressionante. Insomma è impossibile che all’amo avvelenato non abbocchi nessun pesce. Dei diecimila attacchi hacker dell’ultimo anno il dieci per cento sono rivolti contro siti istituzionali e infrastrutture critiche informatizzate di interesse nazionale. Identità digitali, conti corrente, numeri di carte di credito, sono i pesci principali che vengono poi rivenduti nel cosiddetto dark-web.

Esisterebbe anche un tariffario per il quale ogni ogni profilo italiano in media vale 2 euro. Il 76% invece, è costituito dal furto di vere e proprie banche dati, un’operazione che richiede appena tre ore. Ecco i contorni di quella che viene definita nel rapporto la ricettazione 2.0 che produce un giro di affari miliardario che avviene tramite l’utilizzo di cripto monete o ricariche su conti correnti.

Per comprendere quanto sia già profondo il disegno di questi cyber criminali basta sapere che esiste un vero e proprio listino prezzi. Si parte dai due o sei euro per i ‘cvv’ per raggiunger i diciotto euro per l’intera identità. Un account Paypal verificato frutta anche cinquecento euro mentre il valore di un account Skype è più basso e si attesta alla modica cifra di dodici euro. Infine per la compromissione di un computer il prezzo richiesto si aggira intorno ai venti euro. Anche per questo nel breve futuro il Centro di protezione delle Infrastrutture critiche del Paese, già attivo, sarà allargato anche a livello regionale alle piccole e medie imprese e alle strutture sanitarie come gli ospedali.

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di Luigi Mannini pubblicato il