Bancomat modificato ruba dati e clona carte. Trovato anche in Italia. Come difendersi

I dati sottratti sarebbero stati salvati in una scheda di memoria. Nella parte superiore dello sportello bancomat c’era una piccola telecamera nascosta utilizzata per immortalare l'inserimento del pin

Bancomat modificato ruba dati e clona ca

A Palermo è andata di scena la solita truffa della manomissione di un bancomat. Ecco la storia

Un bancomat è stato preso di mira e manomesso a Palermo da un malintenzionato che in questo modo rubava i dati per clonare le carte utilizzate da ignari che non sapevano il rischio a cui andavano incontro. Una storia come ce ne sono state altre in Italia, che serve a ricordare come prima di effettuare un prelievo ad un bancomat sia necessario compiere alcune operazioni preliminari per assicurarsi il corretto funzionamento del dispositivo.

Bancomat rubava i dati dopo essere stato manomesso

Un bancomat in piena zona pedonale di Palermo, per l’esattezza a via Maqueda, era stato manomesso da un malintenzionato che in questo modo poteva accedere alle informazioni riservate di coloro che effettuavano prelievi in quella postazione. Un’operazione diffusa che già in passato ha permesso a questi malviventi di truffare e rubare soldi a persone ignare che avevano avuto la colpa di prelevare in bancomat manomessi.

Per fortuna gli agenti della polizia e i vigilanti della Sicurtransport hanno scoperto lo skimmer, lo strumento che serve a copiare i danti della banda magnetica e una piccola telecamera piazzata sopra la tastiera che riprendeva i numeri del pin digitati dagli ignari clienti che si vedevano così clonata la carta dopo una segnalazione arrivata qualche giorno fa.

Clonava carte a Palermo ecco la storia

Con questa attrezzatura, evidentemente, di un ladro di professione, il malvivente clonava le carte e poteva quindi prosciugare, i conti correnti di persone ignare. Quando le forze dell’ordine di Palermo sono intervenute hanno scoperto un congegno molto complesso. Qualcuno aveva applicato infatti una piastra in plastica che nascondeva un congegno dotato di Bluetooth e collegato a due batterie al litio, che sarebbe servito a catturare le informazioni contenute nella banda magnetica delle carte di credito. I dati sottratti sarebbero poi stati salvati in una scheda di memoria. La storia non finisce qui però perché nella parte superiore dello sportello bancomat c’era una piccola telecamera nascosta utilizzata per immortalare l'inserimento del pin.

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di Marianna Quatraro pubblicato il