Come interpretare dati Protezione Civile sul coronavirus. Morti, positivi e altri cosa significano

di Chiara Compagnucci pubblicato il
Come interpretare dati Protezione Civile

Coronavirus, come interpretare dati Protezione civile

Cerchiamo di capire cosa conta davvero dei dati della Protezione civile perché rappresentano preziosi segnali per comprendere quando la situazione potrà davvero migliorare.

Puntuale tutti i giorni, la Protezione civile fa il punto alle ore 18 sulla diffusione del coronavirus in Italia. Lo fa con una conferenza stampa in cui comunica essenzialmente tre dati: i nuovi contagiati, i decessi e i guariti.

Ma siamo sicuri che bastano queste informazione per capire come vanno davvero le cose dalle nostre parti? Sono sufficienti queste informazioni per farci un'idea sicura e completa?

Non proprio perché anche se questi dati scattano una fotografia aggiornata sul contagio in Italia e aiutano a costruire l'ormai famosa curva del contagio, ci sono altre informazioni essenziali da non perdere di vista ma che vengono spesso trascurate.

Cerchiamo di capire cosa conta davvero dei dati della Protezione civile perché rappresentano preziosi segnali per comprendere quando la situazione potrà davvero migliorare ovvero quando inizierà la fase 2 che, sulla base della intenzioni fin qui manifestate, dovrebbe essere avviata il 4 maggio.

Ma anche per capire l'importanza dell'isolamento e il ruolo chiave ricoperto dagli asintomatici in questa battaglia. Vediamo nell'articolo

  • Coronavirus, come interpretare dati Protezione civile
  • I dati utili oltre a contagiati, morti e guariti

Coronavirus, come interpretare dati Protezione civile

I primi tre dati che sicuramente sono ricercati dagli osservatori sono quelli relativi al numero dei contagiati, dei morti e dei guariti. Ma occorre fare alcune precisazioni importanti perché il numero dei nuovi contagiati è strettamente legato a quello dei tamponi effettuati.

Ma anche quest'ultimo segue un protocollo molto particolare perché se un cittadino viene sottoposto a un primo tampone e risulta positivo e poi ad altri due in cui risulta negativo, nel conteggio generale finiscono tre tamponi anche se effettuati su un singolo paziente.

Le persone contagiate in Italia sono quelle indicate dalla Protezione civile, ma tutti gli studiosi sono d'accordo: si tratta di una cifra sottostimata perché non tutte le persone sono sottoposte a tampone.

Calcolare la diffusione è complesso perché ci sono gli asintomatici ovvero coloro che risultano positivi al virus senza manifestare sintomi del coronavirus ovvero naso che cola, mal di testa, tosse, mal di gola, febbre, malessere, bronchite e, in numerosi casi, difficoltà a respirare.

Gli esperti indicano che i contagiati potrebbero essere anche dieci volte maggiori. Da qui le misure di lockdown e di isolamento sociale.

I dati utili oltre a contagiati, morti e guariti

Secondo il Centre for the Mathematical Modelling of Infectious Disease della London School of Hygiene & Tropical Medicine, sono migliaia le persone colpite da coronavirus ma che restano ignote.

E lo sono a tal punto che fino a pochi giorni fa considerava l'Italia sarebbe la nazione al mondo con il maggior numero di persone contagiate ma non individuate.

Poi ci sono in riferimento al maggior numero dei morti registrati in Italia rispetto ad altri Paesi europei, come la Germania, gli stessi studiosi fanno notare che le nazioni più anziane come la nostra tendono ad avere più morti di quelle giovani.

C'è in realtà un altro dato da seguire con attenzione perché viene considerato dai sanitari ancora più importante di contagiati, morti e guariti per capire l'andamento della diffusione del coronavirus. Si tratta dei ricoverati in terapia intensiva, metro principale, come sanno bene gli esperti, per registrare l'andamento del contagio e per alleviare le pressioni sulle strutture ospedaliere.