Coronavirus legato all'inquinamento e al fumo sigaretta. Nuovi studi che spiegano molto

di Marianna Quatraro pubblicato il
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Alti livelli di inquinamento e fumo di sigaretta contribuirebbero ad aumentare fortemente la letalità del Covid-19: le conferme da nuovi studi

Incidenza e mortalità del coronavirus strettamente collegate a inquinamento e fumo di sigaretta: l'ipotesi di una relazione tra diffusione del coronavirus e forti livelli di inquinamento era stata avanzata ad inizio epidemia, quado Paesi e zone maggiormente colpite dal Covid-19 erano quelle rinomatamente inquinate, la Cina e la Lombardia in Italia. Ora nuovi studi sembrerebbero confermare la relazione tra rischio di moratlità da coronavirus e inquinamento ma anche fumo di sigaretta che potrebbe rivelarsi ancora fatale.

Coronavirus legato all'inquinamento nuovi studi

Nuovi studi confermerebbero che la grande concentrazione di polveri sottili potrebbe rivelarsi fatale per una nuova diffusione del virus e della sua letalità. Stando, infatti, a quanto emerso da uno studio dell'Università di Harvard condotto dall'italiana Francesca Dominici, basterà, nel lungo periodo, che le polveri sottili nell'aria tornino ad aumentare per far tornare a crescere anche la mortalità dovuta al coronavirus. Anche fino al 15%.  

Per arrivare alla conclusione esposta, i ricercatori hanno raccolto i dati sulla concentrazione delle polveri sottili negli ultimi 17 anni su oltre 3.000 contee, incrociandoli con i dati relativi ai decessi per coronavirus ufficializzati dal Center for Systems Science and Engineering Coronavirus Resource Center in ogni contea fino al 4 aprile.

Ciò che ne è emerso è che ad un aumento di solo 1 μg/m3 di PM2.5 sarebbe associato un relativo aumento  di circa il 15% nel tasso di mortalità da Covid-19, anche se si tratta di uno studio forse prevedibile, considerando che da una analoga ricerca condotta nel 2003 dal Dr. Zuo-Feng Zhang, preside associato per la ricerca presso la University of California, Los Angeles, Fielding School of Public Health, era emerso che l’epidemia dovuta alla Sars aveva provocato un  maggior numero di morti nelle aree inquinate della Cina durante l'epidemia di Sars.

I ricercatori hanno chiaramente spiegato come tra le cause di decesso dei pazienti Covid-19 e le malattie legate all'esposizione a lungo termine al particolato fine (PM2.5) esista una forte correlazione che influisce negativamente sul sistema respiratorio e cardiovascolare, motivo per il quale anche in Italia l'inquinamento della Valpadana potrebbe essere uno tra i fattori che hanno influito sulla maggiore mortalità.

Coronavirus e fumo sigaretta nuovi studi

Non solo inquinamento: ad 'agevolare' la malattia da coronavirus anche il fumo di sigaretta. Stando a ulteriori studi, infatti, i fumatori presentano elevati livelli di una particolare molecola, la ACE-2, che è quella che permette sostanzialmente al Covid-19 di insinuarsi nelle cellule polmonari e causare l'infezione.

Il risultato è stato confermato anche da studi recenti condotti in Cina che hanno evidenziato come nei fumatori esista un aumento del rischio fino a 3 volte di sviluppare una polmonite Covid-19. Stando ai dati recenti, infatti, al momento del ricovero un terzo dei fumatori positivi al Coronavirus presentava una situazione clinica più grave mostrando il bisogno di terapia intensiva e ventilazione meccanica.

E si tratta di numeri e dati che spiegherebbero anche come mai il coronavirus colpirebbe maggiormente gli uomini rispetto alle donne, che generalmente rappresentano una percentuale inferiore di fumatrici.