Coronavirus nell'aria, quanto e come rimane. Cerchiamo di capire la verità attraverso vari studi

di Chiara Compagnucci pubblicato il
Coronavirus nell'aria, quanto e come rim

Coronavirus, tanti studi alla ricerca della verità

I dubbi della comunità scientifica sul coronavirus sono numerosi e non c'è unanimità di vedute. Basti vedere la difformità di opinioni rispetto all'obbligatorietà di indossare le mascherine.

Si tratta della questione che più di altre sta adesso facendo tremare i polsi: il coronavirus rimane nell'aria? E per quanto tempo?

Alcuni autorevoli studi esteri avrebbero infatti aperto a questa possibilità che va in contrasto con quanto ci hanno rivelato nelle scorse settimane, secondo cui la trasmissione del virus avviene solo in caso di contatti ravvicinati e da qui la decisione di spezzare la catena del contagio con l'isolamento sociale.

Le recenti decisioni di alcune regioni di obbligare all'utilizzo di mascherine per uscire all'aria aperta in solitudine rappresenta un passaggio decisivo per scatenare il panico. Prima di passare in rassegna i vari studi, facciamo subito presente come i dubbi della comunità scientifica sul coronavirus sono numerosi e non si registra una unanimità di vedute.

Basti vedere la difformità di opinioni rispetto all'obbligatorietà di indossare le mascherine ovvero sulla loro reale utilità all'aria aperta. Di certo c'è che l'Organizzazione mondiale della sanità sta per cambiare le linee guida rendendole più restrittive. Analizziamo quindi

  • Il coronavirus rimane nell'aria? E per quanto tempo?
  • Coronavirus, tanti studi alla ricerca della verità

Il coronavirus rimane nell'aria? E per quanto tempo?

Il dubbio principale degli esperti riguarda la presenza del coronavirus nell'aria ovvero senza che avvenga attraverso la modalità con cui si trasmette.

Le goccioline di saliva che disperdiamo starnutendo e tossendo, ma anche solo parlando, per quanto tempo rimangono nell'aria? In questo caso il problema che si porrebbe è ben maggiore e andrebbe al di là della distanza di sicurezza da mantenere tra le persone di almeno un metro.

Dalle parti dell'Istituto superiore di sanità ci vanno cauti e spiegano che il coronavirus si trasmette prevalentemente attraverso le goccioline nell'aria, ma negli ospedali con molti pazienti sottoposti a ventilazione meccanica anche con aerosol.

La differenza è di fondamentale importanza perché nel primo caso le goccioline cadono a terra, nel secondo l'aerosol resta sospeso in aria e in grado di contagiare a distanze maggiori rispetto al metro. Su queste basi il rischio maggiore è negli ambienti come le stanze degli ospedali, ma anche gli ascensori e i luoghi affollati.

Un secondo studio che va in questa direzione è quello pubblicato un mese fa dal New England Journal of Medicine, secondo cui il virus resiste in aerosol fino a 3 ore, ma con intensità calante.

Coronavirus, tanti studi alla ricerca della verità

Non solo Istituto superiore di sanità e lo studio pubblicato sul New England Journal of Medicine perché c'è anche un esperimento del Mit (Massachusetts Institute of Technology) ch avrebbe dimostrato che il rischio di contagio in caso di aerosol è di 7-8 metri.

Di più: secondo quanto dichiarato dal segretario del Comitato per le malattie infettive emergenti degli Stati Uniti, il coronavirus non si trasmette solo con le goccioline, ma anche con le particelle più piccole e leggere che restano sospese nell'aria per tre ore dal passaggio di una persona contagiata che ha tossito e starnutito.

Ed essendo in una situazione di pandemia con il virus che si diffonde rapidamente su scala planetaria, colpendo gran parte della popolazione mondiale, ecco che l'Oms suggerisce una forte azione di contrasto e prevenzione.

La posizione più radicale è quella del direttore dell'Istituto per le malattie infettive americano per cui il virus potrebbe diffondersi anche semplicemente parlando. Sospetti o certezze? Secondo l'Iss mancano certezze e gli eventuali rischi sono negli ambienti chiusi e non all'aria aperta.