Coronavirus scompare con il caldo per la prima volta Ricciardi spiega questa possibilità

di Chiara Compagnucci pubblicato il
Coronavirus scompare con il caldo per la

Coronavirus scompare davvero con il caldo

Secondo gli esperti non è ancora arrivato il momento di dichiarare vinta questa battaglia: il caldo viene quindi considerato un alleato ma non la cura risolutrice per il coronavirus.

C'è un alleato in più nella lotta al coronavirus ed è il caldo. Lo afferma senza troppi giri di parole Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute ed esperto di sanità pubblica.

A suo dire più i giorni passano e maggiori sono le possibilità di lasciarci alle spalle questo incubo. Dobbiamo insomma sperare che l'estate arrivi presto e che magari sia calda come quella degli scorsi anni.

Al pari di altre malattia virale, argomento l'esperto, il virus potrebbe attenuarsi con tutte le conseguenze positive che uno scenario di questo tipo porta con sé. E non ci sarà molto da aspettare perché già il mese di giugno potrebbe essere quello decisivo per dare un duro colpo al coronavirus.

Occorre comunque cautela e Ricciardi immagina per i prossima mesi una Italia in cui sarà necessario utilizzare le mascherine tutte le volte che si entra in un ambiente chiuso e si teme di non riuscire a mantenere la distanza di sicurezza mentre a passeggio in strada non serviranno.

In ogni caso il percorso di uscita dal tunnel sembra che stia portando a risultati concreti, vediamo allora

  • Coronavirus scompare davvero con il caldo come dice Ricciardi?
  • Altri studi degli esperti sul rapporto tra il caldo e il coronavirus

Coronavirus scompare davvero con il caldo come dice Ricciardi?

Le parole di Walter Ricciardi non si basano sull'esperienza bensì su uno studio presentato nei giorni scorsi dal sottosegretario alla sicurezza interna degli Stati Uniti alla Casa Bianca che mostrerebbe che il coronavirus soffre il caldo umido.

Al chiuso, con 24 gradi e 20% di umidità può resistere su una superficie per 18 ore, con 35 gradi e un tasso di umidità dell'80% la sua permanenza non supera l'ora. Se poi si è al sole bastano 24 gradi e lo stesso livello di umidità perché scompaia in due minuti.

Facile quindi immaginare che le località di mare, ma anche molte grandi città, saranno quelle che per prime ne trarranno benefici.

E forse non è un caso che, al di là dell'efficacia delle misure di lockdown, i nuovi contagi scendono sotto quota 2.000, il livello più basso mai conteggiato dall'inizio di questo periodo di isolamento forzato, con un trend di crescita sceso a 0,9%.

Altri studi degli esperti sul rapporto tra il caldo e il coronavirus

Secondo gli esperti non è ancora arrivato il momento di dichiarare vinta questa battaglia e non lo sarà neanche nella prossima stagione estiva poiché il virus circolerà lo stesso e sarà necessario continuare a rispettare le regole igieniche e sul distanziamento.

Tuttavia potremmo conviverci meglio. Il caldo viene quindi considerato un alleato ma non la cura risolutrice per sconfiggere il coronavirus.

Non tutti però la pensano allo stesso modo: secondo uno studio dell'Università di Princeton, le variazioni di umidità possono essere importanti quando un virus si diffonde in un solo Paese, ma quando l'infezione diventa pandemica, come nel caso del coronavirus, determina solo lievi modifiche nel numero di casi e durata.

C'è anche una ricerca dell'Università Statale di Milano secondo cui i tassi di crescita del coronavirus abbiano raggiunto il picco in regioni dell'emisfero settentrionale con temperature medie di 5 gradi e umidità di 0,6-1,0 kPa a marzo.