Diffamazione online su Facebook. Le condanne in Italia

di Marianna Quatraro pubblicato il
Diffamazione online su Facebook. Le cond

Diffamazione su Facebook punita con la condanna

Continuano a moltiplicarsi le sentenze dei tribunali sui casi di diffamazione online. La più recente rigurda una donna emiliana condannata ai lavori sociali.

Continua ad arricchirsi la giurisprudenza in Italia sui comportamenti diffamatori online e nello specifico sulle piattaforme social. Per via dell'ampia diffusione, la tendenza è quella di equipararle a quello di qualsiasi altro mezzo di diffusione di comunicazioni. Ed è così anche nel caso di una recentissima sentenza che ha previsto la condanna di una donna per aver diffamato con minacce una conoscente su Facebook.

L'aspetto singolare è però un altro ovvero la condanna che le è stata comminata: lo svolgimento di un lavoro socialmente utile ovvero sarà costretta a fare gratuitamente la centralinista all'Ausl (Azienda sanitaria locale) di Modena per 160 ore, ma non si tratta dell'unico caso di diffamazione online su Facebook a cui è seguita una condanna.

Diffamazione su Facebook punita con la condanna

A ben vedere sono proprio i social network a tenere impegnati i giudici con una serie di sentenze in sequenza sulla diffamazione online. Non solo, ma come ha di recente fatto presente la Corte di Cassazione gli insulti su Facebook possono configurare il reato di diffamazione aggravata e dunque una pena maggiore. Rispetto ad altri strumenti di comunicazione, questa è un piattaforma in grado di raggiungere un numero imprecisato di persone.

Immaginiamo ad esempio se un post contenente offese diffamanti venisse condiviso di bacheca e bacheca. E per via della capacità di coinvolgere e raggiungere un numero indeterminato di persone, si amplia e si aggrava la capacità di diffusione del messaggio.

Nel caso della donna emiliana, la contestazione è stata rivolta a un post di risposta con le parole "Se ti incontro.." che, secondo il giudice, hanno configurato il reato di diffamazione e minacce e ha portato alla successiva condanna. Inizialmente la donna era stata chiamata a pagare una sanzione di 5.000 euro, ma - su richiesta della stessa donna - la condanna è stata trasformata nello svolgimento di un lavoro di pubblica utilità.

Altri casi di diffamazione online

Ricordano l'episodio della donna che ha criticato il proprio Comune su Facebook ignara delle conseguenze, tante altre volte i tribunali di tutta Italia si sono espressi in materia. Tra l'altro hanno sancito che è diffamazione sui social anche quando la vittima può essere individuata sulla base di una serie di indizi, pur non essendo mai esplicitamente indicato il nome. Ma anche che è è legittimo il sequestro preventivo tramite oscuramento della pagina Facebook per chi è indagato per diffamazione commessa tramite l'uso del social network

Secondo i giudici, nel caso di diffamazione, all'amministratore di sito internet non è applicabile il reato commesso con mezzo della stampa. E le prove per l'imputazione possono essere desunte anche da una serie concordante di elementi indiziari. Di più: pubblicare un commento denigratorio del datore di lavoro su Facebook può integrare giusta causa di licenziamento. Non basta però un semplice like a un post per configurare il reato di diffamazione. Infine, la pubblicazione di frasi diffamatorie su Facebook costituisce un ambito sufficiente a integrare l'elemento oggettivo del reato di diffamazione

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