Dona l'azienda a cani, lupi, gatti dopo avergli dedicato la vita. La storia di Capellino

di Chiara Compagnucci pubblicato il

I profitti generati dai prodotti della Fondazione Capellino devono adesso essere utilizzati per proteggere tutti gli animali, ovunque essi siano.

Dona l'azienda a cani, lupi, gatti dopo

La società di proprietà degli animali

Questa è una storia al contrario in cui gli animai non diventano oggetti, ma soggetti e protagonista di una realtà imprenditoriale? Possibile, sì, nel caso di Pier Giovanni Capellino, fondatore di Almo Nature, la prima azienda a produrre cibo per cani e gatti con il 100% di ingredienti HFC. Questo acronimo sta per Human Food Chain e sta a significare che sono destinati al consumo dell'uomo. Potrebbero cioè anche finire sulle nostre tavole. Poi occorre scoprire se riscontra anche il piacere gustativo, ma questa è un'altra faccenda. Ebbene, la decisione dell'imprenditore è di quelle che fa discutere e lo sta facendo in abbondanza perché la società è adesso di proprietà dei cani e dei gatti. Di tutti gli animali, insomma.

La società di proprietà degli animali

Si potrebbe definire un atto di amore o di umanità, la volontà di donare dopo aver ricevuto tanto, ma per il fondatore di Almo Nature non c'è stata altra scelta che intestare la società con un atto irreversibile alla Fondazione Capellino per diventare Owned by the animals. Cosa significa in concreto? Che i profitti generati dai prodotti devono adesso essere utilizzati per proteggere tutti gli animali, ovunque essi siano. La sola finalità della Fondazione Capellino è la salvaguardia della biodiversità e la difesa dei cani e dei gatti. Tanto per essere chiari, non stiamo parlando di una piccola bottega di provincia, ma di una multinazionale dal fatturato da capogiro.

Impresa dagli utili più che milionari

Con sede centrale a Genova e con filiali sparse un po' in tutto il mondo, dalla Germania alla Svizzera, dal Regno Unito alla Francia, dall'Olanda al Canada, dagli Stati Uniti alla Cina, l'utile prodotto è di circa una decina di milioni di euro. Ci sono due aspetti che emergono dalla lettura delle sue parole sul Corriere della Sera. La prima è che la donazione è appunto un atto irreversibile. Non si può tornare indietro. La seconda è che l'impresa è florida e in saluta. Nessuno scherzo e si va avanti con forza e convinzioni per aiutare la biodiversità.

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