Due centenarie fanno causa a Poste Italiane per buoni postali. Ma tanti altri lo stanno facendo

La risposta spetterà al Giudice di Pace di Udine, chiamato a fare chiarezza su una questione che in realtà coinvolge un numero imprecisato di risparmiatori.

Due centenarie fanno causa a Poste Itali

I risparmiatori hanno quasi sempre ragione

Nessun timore di trascinare in giudizio un colosso come Poste Italiane, anche se l'età delle ricorrenti potrebbe scoraggiare dal seguire questa strada. Ma le due centenarie non hanno alcun dubbio: i diritti vanno fatti valere sempre e comunque. Anzi, soprattutto quando di mezzo c'è il riscatto di due buoni postali serie oro del valore di un milione di lire l'uno. Da qui la decisione di opporsi a Poste Italiane e al suo metodo di calcolo davanti al Giudice di Pace di Udine per ottenere il riscatto di quanto stimato. E il tutto avviene mentre proprio in questi giorni l'Arbitro Bancario Finanziario di Milano ha accolto un ricorso sui buoni fruttiferi postali trentennali, rispetto a cui ha disposto il rimborso integrale.

Le due centenarie e il riscatto di due buoni postali

La vicenda delle due centenarie ha preso le mosse dalla morto di un loro nipote che le ha portate a diventare eredi di beni. E fra i documenti sono saltati fuori due buoni postali fruttiferi serie oro del 1986 con vigenza trentennale. Tutti e due avevano il valore di un milione di lire. I problemi sono sorti al momento del riscatto perché Poste Italiane ha offerto una cifra ritenuta sin da subito non corretta. Hanno quindi chiesto un parer all'Associazione italiana risparmiatori, secondo cui si tratterebbe dei buoni postali forse con la miglior resa fruttifera. Ma quale tasso applicare a distanza di così tanti anni? La risposta spetterà al Giudice di Pace di Udine, chiamato a fare chiarezza su una questione che in realtà coinvolge un numero imprecisato di risparmiatori.

I risparmiatori hanno quasi sempre ragione

Non si tratta del primo caso in cui una o più persone anziane decidono di far valere i diritti. Secondo il legale Stefano Rossi che sta assistendo le due donne, di mezzo c'è questa volta Poste Italiane e il suo metodo di calcolo adottato da Poste Italiane. Il gruppo sostiene infatti che i tassi di interesse da applicare siano quelli che poi si sono susseguiti di anno anno abbassandosi drasticamente. L'avvocato si dice invece convinto che il tasso da moltiplicare sia quello promesso all'epoca. Da qui la disparità tra la cifra offerta e quella richiesta.

Ma c'è poi un aspetto che mette in evidenza ovvero l'esistenza di circa 5 milioni gli italiani che custodiscono questi buoni emessi prima del nuovo millennio con buone possibilità di far valere con successo i diritti. I contenziosi sugli interessi nati nel tempo - fa notare il legale del sodalizio - hanno generalmente dato ragione ai risparmiatori.

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di Luigi Mannini pubblicato il