Io, cartomante in un call center a 7 centesimi. Le persone aiutavo, ma sono stata truffata. Denuncia Cgil

Più la persona dall'altro lato della cornetta ascoltava quanto diceva la presunta cartomante e più incassava. Ennesimo caso di frode dei call center.

Io, cartomante in un call center a 7 cen

7 centesimi al minuto al call center


Una altra storia e vicenda che comunque la siguarda e, e la si può analizzare sotto molti aspetti, non si può definire che triste e in parte simbolica dell'attuale sistema e dell'intera nazione in cui viviamo. Una storia su cui riflettere
 

Ha lavorato per oltre un anno come cartomante al call center finché è stato scoperto dalla Cgil. O meglio, si è rivolta al sindacato e qui sono venuti alla luce una storia di solitudine e di sfruttamento, un ennesimo caso di frode dei call center e la necessità di regolamentare un comparto che presenta ancora troppi spazi di manovra. Perché il guadagno percepito era di 7 centesimi per ogni minuto di conversazione. Come dire, più la persona dall'altro lato della cornetta ascoltava quanto diceva la presunta cartomante e più incassava. Ma sempre una miseria, anche perché se la chiamata avesse avuto una durata inferiore a 2 minuti, non le sarebbe stato riconosciuto alcun compenso. Non solo, ma per ottenere il pagamento mensile - riferisce - era tutte le volte un'odissea.

7 centesimi al minuto al call center

Intendiamoci, non c'era alcun abilità perché - ricostruisce la vicenda - non le è stata neppure chiesto che tipo di conoscenza avesse della cartomanzia. Inizialmente lavorava sei ore al giorno, poi siccome i clienti chiedevano di parlare con lei, ha iniziato a lavorare anche otto ore al giorno, sei giorni alla settimana e ogni mese doveva garantire due domeniche. Tuttavia, ci tiene a precisare, non avrebbe mai preso in giro nessuno, ma ho solo letto le carte dicendo con molto tatto quello che riusciva a decifrare. Alla fine di questa esperienza, quello che ha capito - ammette - è che in realtà la gente aveva solo bisogno di parlare con qualcuno.

Per il sindacato Slc Cgil di Taranto che ha seguito la vicenda, siamo davanti a una storia doppiamente triste. Da una parte c'è chi si arricchisce sui bisogni della gente e di chi chiama cercando risposte (la lavoratrice racconta che gli interlocutori avevano un'età compresa tra i 35 e 60 anni e nelle carte cercavano risposte sul futuro). E dall'altra ci sono i bisogni di chi pur di sopravvivere accetta un trattamento da 7 centesimi al minuto. L'organizzazione sindacale si dice pronta per tutelare la donna che ha fatto il suo lavoro, ma anche a lottare per frenare un disordine lavorativo che favorisce quelli che definisce i nuovi schiavisti.