Licenziato per un post su Facebook, viene reintegrato dal giudice. Leggi e regole attuali

Quando il licenziamento a causa di Facebook vale ed è legittimo: le norme attuali e storia di un dipendente reintegrato a lavoro

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Un lavoratore, rappresentante sindacale, è stato licenziato dalla propria azienda per aver pubblicato su Facebook un post poco gradito alla stessa azienda. Ma il giudice ha deciso di reintegrarlo a lavoro. Quali sono i motivi della decisione?

Licenziato viene reintegrato: la storia

Le ultime notizie raccontano la storia di un lavoratore Michele Gaglione, dipendente dello stabilimento La Doria di Acerra ed Rsu della Flai Cgil, licenziato dall'azienda per aver postato su Facebook un commento poco gradito ai vertici aziendali e considerato addirittura lesivo.

Da rappresentante sindacale, e assistito dal suo avvocato, Michele si è opposto al licenziamento presentando ricorso e infatti il giudice Angelo De Angelis della sezione Lavoro del Tribunale di Nocera Inferiore in provincia di Salerno ne ha deciso il reintegro a lavoro giudicando il licenziamento una sanzione decisamente sproporzionata rispetto al gesto compiuto dall’impiegato e predisponendo per l'azienda anche il pagamento delle mensilità arretrate spettanti al ricorrente dal momento del licenziamento.

Licenziamento: leggi e norme attuali

Il tema dei licenziamenti e social netowrk sta prendendo sempre più piede negli ultimi anni, quelli che stanno vedendo il boom degli stessi social che diventano veicoli anche di e per proveddimenti inadeguati. La storia appena riportata del licenziamento per la pubblicazione di un post contro la propria azienda non è la prima di questo genere che si sente. E proprio per il proliferare di avvenimenti del genere cambiano anche le regole a lavoro.

Stando, infatti, a quanto previste dalle norme attuali è possibile che Facebook diventi la causa di licenziamenti ma solo in determinate circostanze. Se, infatti, è vero che si può licenziare solo per giusta causa, cioè quando un dipendente ruba o diffonde dati e informazioni personali e sensibili dell'azienda, o adotta comportamenti tali da non permettere più una prosecuzione del rapporto lavorativo nemmeno in via provvisoria, è anche vero che i social network oggi possono giocare un ruolo fondamentale nella vita lavorativa di ognuno di noi.

E' stato, infatti, stabilito che il licenziamento è legittimo se i dipendenti passano troppo su Facebook durante il proprio orario lavorativo o se pubblicano post che denigrano, infamano, ledono il proprio datore di lavoro, persona fisica o azienda che sia. E sono diverse le recenti sentenze che hanno appoggiato tali decisioni.

Si può anche essere licenziati a causa di Facebook se, per esempio, ci si prende la malattia a lavoro ma invece di esser davvero malati e stare a casa si postano foto in gita, o al mare, su Facebook. In tal caso è evidente come il lavoratore non sia effettivamente malato e non rispetti nemmeno gli orari obbligatori per l'eventuale visita fiscale.

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di Luigi Mannini pubblicato il