Medici e infermieri non sono più eroi già per diversi italiani. Cosa accade

di Chiara Compagnucci pubblicato il
Medici e infermieri non sono più eroi gi

Infermiera accusata dai vicini di casa:

Quelli che erano considerati eroi fino a pochi giorni fa, medici e infermieri, sono diventati soggetti da evitare e denigrare. Due nuove storie tutte italiane.

Lo vogliamo dire subito con estrema chiarezza: siamo indignati per gli attacchi che infermieri e medici, impegnati nella lotta al coronavirus, stanno subendo in queste ore. E forse non è casuale che gli episodi si stiano moltiplicando proprio adesso che la morsa del pericolo si sta attenuando.

Nel giro di poche ore apprendiamo che una infermiera della provincia di Lucca riceve nella propria buca delle lettera un volantino - anonimo, naturalmente - con cui viene accusata di essere un'untrice.

Per capirci, si tratta di una donna di 48 anni che tutti i giorni presta servizio per 13 ore di fila in ospedale accanto ai malati infetti.

E non va tanto a meglio a Roma dove una dottoressa dell'Umberto I ha chiesto di saltare la fila all'uscita delle macelleria sia perché estremamente stanca per il lavoro a ciclo continuo dei giorni precedenti e sia per ridurre al minimo i rischi di un possibile contagio. Il risultato? Una valanga di insulti.

Entrambe le storie hanno un nome e un cognome e sono state le stesse donne a renderle pubbliche. Quelli che insomma erano considerati eroi fino a pochi giorni fa sono diventati soggetti da evitare e denigrare. Vediamo insieme le due storie:

  • Infermiera accusata dai vicini di casa: ci porti il virus
  • Dottoressa insultata per aver chiesto di saltare la fila

Infermiera accusata dai vicini di casa: ci porti il virus

La storia della donna di Capannori, pochi chilometri da Lucca, di 48 anni che tutti i giorni presta servizio per 13 ore di fila in ospedale accanto ai malati infetti è il trionfo dell'individualismo.

I vicini di casa le hanno recapitato un biglietto nella posta, stampato al computer, con le seguenti parole: "Grazie per il Covid che tutti i giorni ci porti in corte. Ricordati che ci sono anziani e bambini, grazie".

Con toni sprezzanti, la preoccupazione è rivolta solo a se stessi, senza alcun rispetto per chi tutti i giorni condivide il dolore altrui e mette a rischio al propria vita per via di una malattia imprevedibile.

Un messaggio che si affianca agli apprezzamenti poco felici che tante infermiere stanno ricevendo, derise perché "vi pagano per andare a morire".

Contattati da vari media nazionali, la donna ha comunque fatto presente di aver ricevuto la solidarietà del sindaco di Capannori, degli infermieri del reparto e dei medici e quella dei dirigenti dell'Asl Nord Ovest.

Dottoressa insultata per aver chiesto di saltare la fila

Non c'è dubbio che sia richiesta al personale sanitario di ogni livello la massima attenzione ai comportamenti quando escono dal reparto, ma gesti tanto vili e irresponsabili nei confronti di chi ogni giorno rischia la propria vita per la vita degli altri e a cui bisognerebbe solo dire grazie, sono inqualificabili.

Ed è quanto è successo a una dottoressa di Roma che aveva chiesto di saltare la fila dal macellaio ed è stata aggredita verbalmente. Lo racconta lei stessa sull'account Instagram della giornalista Selvaggia Lucarelli.

Riferisce che voleva comprare della carne per il giorno di Pasquetta e di aver chiesto gentilmente di poter superare la lunga fila, sia perché si sentiva provata fisicamente, ma anche per evitare di stare troppo tempo a contatto con le persone presenti.

Da lì gli insulti per la richiesta ardita e la sua delusione espressa pubblicamente.