Operaio sostituito da una macchina licenziato dopo 30 anni di lavoro. Tutta la storia.

di Luigi Mannini pubblicato il

La lettera di licenziamento ricevuta è chiara: il nuovo macchinario installato nell'azienda che produce taniche è in grado di fare il lavoro dell'uomo.

Operaio sostituito da una macchina licen

Licenziato per una macchina dopo 30 anni

Non siamo all'estero, ma ci troviamo in Italia ed è una storia reale e concreta, quella d una macchina che sostituiesce in una fabbrica un operaio che viene lasciato a casa dopo 30 anni di lavoro.
 

Succede che possono non essere sufficienti 30 anni di lavoro per avviarsi gradualmente verso la pensione. Anche se di mestiere fai l'operaio e lavori in fabbrica. Ma purtroppo salta fuori la macchina che è in grado di eseguire gli stessi compiti in minor tempo e, soprattutto senza stipendio. E così per uomo di 61 anni si aprono le porte del licenziamento senza che si abbia la possibilità di reagire. O meglio, ha cercato di fare valere le sua ragioni attraverso i sindacati. Ma ogni tentativo di conciliazione è caduto nel vuoto. L'azienda ha preferito ragionare basandosi sui freddi numeri, senza tener conto delle singole storie, di chi in quello stesso luogo ha trascorso una vita (nel vero senso della parola) e del senso di comunità che si crea lavorando tutti per lo stesso obiettivo. E trascurando i pochi anni che mancavano all'uomo prima di maturare il diritto all'accesso al trattamento previdenziale.

Licenziato per una macchina dopo 30 anni

La lettera di licenziamento ricevuta è chiara: il nuovo macchinario installato nell'azienda che produce taniche e altri contenitori a Melzo, in provincia di Milano, è in grado di fare il lavoro dell'uomo, a cui viene indicata la porta d'uscita. Dopo 30 anni di impiego si ritrova improvvisamente solo, anche perché - come fa notare il suo avvocato - soffre anche di una disabilità, per lui non sarà affatto semplice trovare un nuovo lavoro. Secondo l'azienda, il licenziamento è giustificato da un motivo oggettivo. L'uomo era addetto al posizionamento della paint capo ovvero dei tappini provvisori sui fusti prima del processo di verniciatura. In seguito alla riorganizzazione aziendale e alla ottimizzazione dei processo produttivi, la società ha installato una macchina, denominata Paint cap applicator, che svolge in automatico il medesimo lavoro svolto dall'uomo. Di conseguenza viene soppressa la posizione lavorativa.

Una doccia gelata rispetto a cui l'azienda non è stata in grado di trovare una soluzione alternativa. Nella lettera di licenziamento, fa presente al 61enne come abbiano valutato la possibilità di assegnargli altre mansioni, anche di livello inferiore riconducibili alla sua professionalità e comunque a lui utilmente affidabili. Tuttavia - è stato fatto notare - non è stata individuata alcuna posizione lavorativa vacante, essendo tutti i posti occupati da altri dipendenti. Di conseguenza hanno avviato la procedura per la risoluzione del rapporto di lavoro davanti alla direzione territoriale del lavoro ai fini dell'esperimento del tentativo di conciliazione. Ma l'incontro, come anticipato, ha avuto l'esito negativo. La ditta di Melzo si dice disposta a riconosce all'uomo l'indennità spettante per legge, ma lui sbatte i pungi sul tavolo e non ci sta.

L'uomo licenziato non ci sta

Come spiegato dal suo avvocato, non si può licenziare una persona che ha lavorato trent'anni in un posto, prossima alla pensione, perché una macchina ha preso il suo posto. Tanto più se si tratta di una persona con una disabilità tale da rendere difficoltosa la ricerca di un nuovo impiego.

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