Ospedali, 300 reparti che non sono sicuri in Italia. Nuova indagine di Milena Gabanelli

Cardiochirurgia, neurochirurgia e chirurgia vascolare, ma anche sale parto e pronto soccorso: ecco quanti e quali reparti ospedalieri andrebbero chiusi.

Ospedali, 300 reparti che non sono sicur

Pronto soccorso da chiudere


Prima stila l'elenco dei pronto soccorso da chiudere, poi quello delle sale parto e infine la lista delle strutture in più nella cardiochirurgia, nella neurochirurgia e nella chirurgia vascolare. La nuova inchiesta della giornalista Milena Gabanelli, pubblicata nella rubrica Dataroom del Corriere della Sera, prende di mira gli ospedali italiani, i reparti che non sono sicuri e quelli superflui perché non lavorano.

Alla base dell'indagine giornalista c'è infatti un presupposto: per curare bene, i nosocomi devono raggiungere una soglia minima di attività. E la ragione è duplice, viene spiegato: più casi tratti meglio lo fai e lavorando su grandi numeri (meglio, su economie di scala), si risparmia denaro pubblico.

Pronto soccorso da chiudere

Ed è anche e soprattutto in riferimento ai pronto soccorso che questo concetto trova applicazione. Secondo le disposizione in vigore, è necessario che sia eseguiti almeno 54 al giorno. Ecco allora che su 635 pronto soccorso 103 sono privi dei requisiti minimi previsti e di conseguenza andrebbero chiusi. Qualche esempio? Quelli dell'ospedale di Agropoli (Campania) dove sono assistiti 16 pazienti al giorno, di Soveria Mannelli (Calabria) con 20 pazienti, di Morbegno (Lombardia) con 24 casi pazienti.

Si salvano solo le regioni Emilia Romagna, Toscana, Piemonte e Liguria mentre andrebbero abbassate le saracinesche in 24 pronto soccorso su 101 in Lombardia, in 23 su 62 in Sicilia, in 12 su 50 in Campania, in 7 su 22 in Calabria, in 7 su 17 in Umbria, in 4 su 41 in Puglia 4, in 4 su nella Provincia autonoma di Trento, in 3 su 48 nel Lazio, in 3 su 16 in Abruzzo, in 2 su 7 nella Provincia autonoma di Bolzano, in 2 su 51 in Veneto.

Sale parto da chiudere

Dal pronto soccorso alle sale parto il passo è breve perché in questo caso occorre assicurare almeno 500 nascite al giorno. Un livello da cui sono molto distanti l'ospedale San Giacomo di Licata con 11 nascite nel 2017, di Portogruaro in Veneto nonostante con i 107, di Moriggia Perlascini di Gravedona con un parto al giorno.

Un quadro piuttosto preoccupante che, stando alla rilevazione della giornalista Milena Gabanelli, pubblicata nella rubrica Dataroom del Corriere della Sera, vede il maggior numero dei casi in Sicilia con 10 sale parto su 48 al di sotto dei limiti di legge, seguita dalla Lombardia con 9 su 66 e dall'Emilia Romagna con 9 su 28, quindi dal Veneto con 9 su 36. In totale, su 442 reparti di ostetricia, 84 non raggiungono 500 nascite.

Cardiochirurgia, neurochirurgia e chirurgia vascolare

Il focus conclusivo è sui reparti d'alta specialità, come cardiochirurgia, neurochirurgia e chirurgia vascolare. In questo caso non si tiene conto del numero di interventi, ma del bacino di utenza, pari a un reparto al massimo ogni 600.000 abitanti nel caso di cardiochirurgia e neurochirurgia e di uno ogni 400.000 per la chirurgia vascolare. La fotografia italiana secondo quanto si legge nel nuovo Dataroom? 115 strutture in più: 12 su 100 per la cardiochirurgia, 51 su 160 per la neurochirurgia e 52 su 207 per la chirurgia vascolare.