Prosecco finto e Paris Hilton, abbiamo salvato l'Italia spiegato da Ministro Centinaio

Il prosecco, una delle eccellenze della produzione enologica italiana, è uno status symbol. Dal Veneto e dal Friuli Venezia Giulia, quest’ambasciatore del BelPaese ha conquistato i mercati mondiali

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Paris Hilton, la frizzante ereditiera americana aveva provato il colpaccio con il prosecco


Vero è che le bollicine rappresentano un tratto determinante della frizzante personalità dell’ereditiera americana. Ma la clamorosa notizia del sequestro di 30 milioni di lattine di prosecco finto prodotte da Paris Hilton dimostra che il nesso è alquanto improbabile, o perlomeno farlocco. Il prosecco, una delle eccellenze della produzione enologica italiana, ormai rappresenta un vero e proprio status symbol.

Dal Veneto e dal Friuli Venezia Giulia, quest’ambasciatore della cultura del BelPaese ha conquistato il mondo grazie al lavoro certosino di cantine che dopo un percorso improntato alla qualità più assoluta possono adesso fregiarsi del marchio DOC e DOCG, si sono prese la soddisfazione di superare per la prima volta nella storia nel 2014 per numero di bottiglie vendute la produzione di champagne. Si spiega così la reazione decisa ed efficace presa dal ministro delle Politiche agricole Gian Marco Centinaio che, intervenuto alla inaugurazione della sede del Consorzio vini Valpolicella, a Sant'Ambrogio ha dichiarato di essere riuscito a bloccare ben 30 milioni di lattine di prosecco finto ritirandolo dal mercato. Ecco l’incredibile storia.

Paris Hilton bloccate 30 milioni di lattine di prosecco finto

Alla ricca ereditiera statunitense Paris Hilton non si imputa certo uno scarso intuito in materia di affari. Ma la convinzione che il mondo patinato e in qualche modo finto che assorbe l’attività quotidiana della bionda il cui patrimonio è stimato in circa 800 milioni di dollari, si è dovuta arrestare davanti a qualcosa che non si può contraffare. Il lavoro e la tradizione, decisivi a produrre il prosecco italiano che ha conquistato il mondo a suon di ricerca di qualità e di attenzione alla materia prima che rappresenta un punto di partenza obbligatorio. E se l’amore per l’Italia viene dichiarato ai quattro venti e poi si traduce invece nel tentativo di fare affari in maniera scorretta, alterando uno dei prodotti di punta del comparto enologico, allora il blocco di 30 milioni di lattine di prosecco finto rappresenta il naturale epilogo.

Il Ministro ha messo alla berlina l’ultimo prodotto lanciato sul mercato dalla miliardaria statunitense, usando parole perentorie e parlando di un esempio di prodotto “italian sounding”, ovvero un’imitazione di un prodotto o marchio italiano con il richiamo alla presunta italianità. Operazioni ambigue e pericolose che vanno fermate sul nascere visto che provocano danni enormi a un mercato che si regge solo puntando sulla qualità. Indispensabili dunque i controlli di qualità che in questo caso hanno dato l’esito sperato fermando sul nascere un pericoloso tentativo di italian sounding. Pericoloso nonostante le sembianze angeliche della malintenzionata.