Visita fiscale INPS riceve dopo la morte della moglie ammalata da 8 anni. Vicenda surreale

L'Istituto nazionale della previdenza sociale non ha potuto fare altro che scusarsi con il vedovo, rivolgendogli le condoglianze e spiegando come si sia trattato di un errore.

Visita fiscale INPS riceve dopo la morte

Riceva visita fiscale INPS dopo 8 anni


Basteranno le scuse per sanare la posizione? Ci si augura di sì, anche perché ricevere la visita fiscale per la moglie morta non può che avere il sapore della beffa, oltre che del rinnovo del dolore. Anche perché poi la storia non è di certo di quelle comune: si era infatti sposata in ospedale e il giorno dopo era morta per via di una malattia durata 8 anni. Sono poi bastati pochi giorni dalla scomparsa per sentire bussare alla porta il medico fiscale inviato dall'Inps. La storia d'amore e di coraggio, possibile anche grazie grazie alla disponibilità dei medici e i sanitari del San Giuseppe di Empoli, ma anche di burocrazia e di paradossi, è stata raccontata dal Tirreno per poi diventare un caso nazionale.

Si sposa in ospedale il giorno prima di morire, poi riceve la visita fiscale

Quando ha ricevuto a casa una visita fiscale per la moglie dopo pochi giorni dal decesso, il marito non ha voluto crederci. Il suo racconto è emblematico: l'incaricata dell'Istituto nazionale della previdenza sociale si è scusata e ha spiegato che ha ricevuto la lettera con il nominativo e che non sapeva niente, né della patologia, né del decesso. In qualche modo si è trattato di eseguire un ordine ovvero di rispettare il protocollo lavorativo che, essendo tale, non tiene conto delle situaioni personali. Tuttavia per l'uomo in questo modo si calpesta la dignità di una persona che soffre. Da qui la decisione di rendere pubblica la vicenda, anche per tutti i malati che rischiano di ritrovarsi in una situazione del genere.

Le scuse dell'Inps: c'è anche l'errore umano

Da parte sua, l'Istituto nazionale della previdenza sociale non ha potuto fare altro che scusarsi con il vedovo, rivolgendogli le condoglianze e spiegando come si sia trattato di un errore. Di più: come racconta il quotidiano, l'Inps ha effettuato una verifica interna sulle procedure, confermando che, alla luce della grave patologia, la donna non aveva alcun obbligo di rimanere a casa. La 42enne, invalida civile da quattro anni, aveva continuato a inviare certificati di malattia periodici per conservare il posto di lavoro. Ma avendo superato i 180 giorni complessivi non era più indennizzabile. Ed è per questo motivo che il suo nome non doveva più far parte di quell'elenco.

Ma poi è scattata l'errore umano perché qualcuno avrebbe comunque compiuto un'operazione non informatizzata: l'incrocio dei nominativi estratti con quelli dei malati oncologici. Rimane però il sogno della donna che si è realizzato proprio poche ore prima che il male la portasse via.