Siti web prosciugano credito cellulare di nascosto. Come difendersi e rimborsi

Ecco come viene prosciugato il credito residuo: basta un presunto click involontario per attivare la navigazione a pagamento.

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Siti web a pagamento prosciugano credito

Può succedere di visitare un siti web dal proprio smartphone e vedersi prosciugato il credito residuo? Possono sembra storie distanti dalla realtà che ci sta vicina perché di racconti simile se ne leggono in abbondanza, ma solo quanto ci vedono protagonisti (o meglio, vittime) si percepisce la gravità. Eppure è quello che è successo e con risvolti peggiori di quanto possa sembra perché le 50 pagine di contenuti a pagamento per cui sono stati addebitati 4 euro e mezzo in pochi secondi - procedura di per sé anomala - non sono mai state realmente visitate. E, cieliegina sulla torta, nessuno sa spiegare le ragioni, né il fornitore dei contenuti e né l'operatore telefonico.

Siti web a pagamento prosciugano credito

A raccontare questa storia perché ne è rimasta vittima è la stata la redazione di dday.it che ha acceso un faro sugli addebiti non dovuti sul credito telefonico per la navigazione su contenuti a pagamento. L'episodio è avvenuto su una SIM aziendale ricaricabile su cui è improvvisamente arrivato un messaggio di testo con la comunicazione dell'esaurimento del credito disponibile, 4,50 euro fino a quel momento.

La ragione? Per una presunta navigazione in pagine tariffate a parte ovvero che non rientrano nel piano tariffario ma son monetizzate a 0,09 euro ciascuna. E già questa rappresenta un'anomalia perché, come fa notare Gianfranco Giardina di dday.it, sia i contenuti in abbonamento sia quelli tariffati devono essere preceduti da un avviso chiaro e comprensibile e richiedere il consenso.

Per andare alla ricerca della verità è stato inevitabile contattare l'operatore telefonico Wind Tre che non è però riuscita a risalire alle ragioni della sparizione del credito. E che ci sia stato qualcosa di anomalo ovvero che difficilmente questa situazione possa essere ricondotta alla navigazione reale (anche involontaria) ci sono i dati di consumo: sempre a blocchi metodici di 10 pagine - racconta il sito - che si esaurivano in pochissimi secondi. Per 5 volte fino al consumo di 4,50 euro.

Impossibile risalire ai responsabili

A ogni modo, Wind Tre provvede al rimborso e nella spiegazione del fatto fa presente come abbia analizzato la lista delle applicazioni utilizzate sullo smartphone. E che la possibile fonte del problema, esterno a Wind Tre, è stata individuata in due app già note per segnalazioni analoghe forse oggetto di pubblicità su fonti di traffico non sicure.

Il problema è la difficoltà all'individuazione dello spazio incriminato perché all'interno di questi spazi, soggetti terzi pubblicano, mediante Api, banner o pop-up visualizzati in modo dinamico e ricavati dalla cronologia di navigazione. Questo processo rende molto complesso, un controllo minuzioso delle fonti di traffico, rendendo non tracciabili le azioni eseguite, anche per gli inserzionisti che commissionano la pubblicità.

La difesa, per quanto riguarda i servizi in abbonamento e su richiesta e sotto la supervisione dell'Agcom - spiega l'operatore - passa anche dall'implementazione del processo a doppio click per l'attivazione dei servizi così da assicurare la piena consapevolezza del cliente.

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di Luigi Mannini pubblicato il